PRESIDENTE HACKER
Berlusconi con l'approvazione della ex Cirielli, la legge italiana sulla prescrizione dei processi, concede "immunità totale" agli hacker, dimezzando i tempi della prescrizione. Di fatto affonda la "maggioranza dei procedimenti pendenti" contro i criminali dello spettacolo, cioé i falsificatori di film e di compact disc, di software e dei libri. La Mpaa, la più potente associazione del cinema americano, ha scritto all'ambasciatore italiano negli Usa, per protestare contro il varo del provvedimento.
Gli hacker made in Italy ringraziano il Presidente, in questo campo realmente "liberatore".
LA FINESTRA DI PASOLINI
L’amico Zigaina, a trent'anni di distanza, riapre con un libro la discussione sulla sua morte
Rifiuti del dopoguerra: vetri, pezzi di cemento, ferri e filo spinato. Sui prati incurati della periferia romana, la sporciazia è un po’ ovunque. All’orizzonte gli scheletri dei palazzoni in costruzione, che per gli abitanti del posto erano grattacieli.
Questo si poteva scorgere dalla finestra dell’abitazione, che ha ospitato Pier Paolo Pasolini per otto anni dal 1954. In un appartamento a Monteverde, al quarto piano di via Fonteiana 86, c’è il punto privilegiato del poeta friuliano sulla realtà, qui compose uno dei suoi romanzi più noti “Ragazzi di vita”. E questa sarà la sua finestra nelle viscere della periferia romana. Dietro questa finestra costruisce la sua fama di scrittore, poeta, provocatore e regista. Qui vengono a trovarlo Elsa Morante, Moravia, Bertolucci, Fellini.
Dalla finestra si potevano scorgere i “regazzini e pischielli”, che entrano nei suoi romanzi, che giocano sui “prati zellosi di Donna Olimpia”.
Qui c’era arrivato assieme alla madre, in fuga da Casarsa del Friuli, dove era stato accusato di aver molestato un ragazzino. Aveva perduto il lavoro e per la sua omosessualità dichiarata era stato espulso dal Partito Comunista. Oggi come allora alla guardiola dello stabile c’è la portinaia Gianna, che lo ricorda come una persona taciturna, ma gentile. È tra le mura di questo stabile che il pittore e amico d’infanzia Giuseppe Zigaina presentò Maria Callas a Pier Paolo Pasolini. All’amico friulano si deve il sodalizio con l’attrice, dal quale nasce il film Medea. L’attrice “recita” la morte, mediante la rottura dell’osso del collo e poi lo schiacciamento dello sterno, triste presagio di quello che accadrà di lì a qualche anno. Una delle molte coincidenze che “mescolano” la sua vita con i suoi film e scritti.
Colpevole dell’uccisione di Pasolini, secondo il processo, sarà il minorenne Pelosi. Ma la sentenza suscita ancora perplessità, incompleta per molti la verità stabilita. E molto altro c’è da raccontare di quello che avvenne esattamente sulla spiaggia di Ostia quella notte.
“Quella morte è stata l’espressione suprema e trasgressiva del suo linguaggio, il senso che determina il senso e quindi la resurrezione dei segni sparsi apposta per metà della sua vita – ricorda a Repubblica, Giuseppe Zigaina, che in questi giorni presenta il suo libro “Pasolini e la morte” (Marsilio) –. Gli ultimi anni di Pasolini sono solo un conto alla rovescia. In mille modi ha chiesto ai lettori di sospendere il giudizio sulle sue profezie fino al gesto ultimo”. Fino alla spiaggia di Ostia antica, la notte del primo novembre di trenta anni fa. “Il giovane omicida Pelosi racconta di aver raccolto il bastone offertogli aggressivamente da Pasolini e di averlo colpito, poi sono arrivati quelli che lo investirono con l’automobile”, prosegue Zigaina. E sottolinea altre coincidenze: “Tutti i protagonisti delle sue opere e dei suoi film muoiono di domenica, e per di più nel giorno dei morti”. Nel film “Vangelo di Matteo” sceglie di mettere la sua vera madre sotto la croce, “un avvertimento della sua scelta di morire”.
La vita e produzione letteraria e cinematografica di Pasolini, secondo Zigaina, sarebbe un continuo rimando al tema della morte dell’autore. E anche il luogo scelto è ricco di “precedenti”: “Un luogo saturo di simboli, Ostia era spazio di sacrifici umani almeno dal Duemila avanti Cristo, il nome può venire da “Hostia”, vittima sacrificale oppure “Os”, foce e dove il fiume finisce: qui vennero giustiziati i fratelli Gracchi, autori delle riforme agricole”. La sua volontà di farla finita la fece presente a Elsa Morante con la quale manteneva una relazione epistolare, già nel 1969, presagendo che a farlo fuori sarebbe stato un minorenne.
Nel 1970 Pasolini scrisse: “I registi martiri si trovano sempre sul fronte delle trasgressioni linguistiche, a furia di provocare, essi finiscono con l’ottenere ciò che aggressivamente vogliono: essere feriti e uccisi con le stesse armi che essi stessi offrono al nemico”. Pier Paolo Pasolini, cinque anni dopo, ha ottenuto ciò che Zigaina ritiene avesse sempre cercato. Chiusa per sempre la “particolare” finestra di Pasolini sul mondo.


Un blog in internet che mi riguarda. Lo scrivente ha tralasciato una battuta su un gruppo di passeggeri di colore... politically uncorrect.
Torno dopo un lungo periodo di meditazione e di ricerca introspettiva, mi scuso con i miei lettori che per mesi volevano leggere i miei “articoli” ma non li trovavano.
Sono tornato da alcune settimane da Milano dove sono andato a trovare un conoscente che da un po’ di mesi lavora nella città meneghina. L’ultima sera della mia permanenza decidiamo di darci alla pazza gioia e di andare per i Navigli dove la giovane e aitante Milano vive di notte. Torniamo con un taxi. Il tassista, o il tassinaro per dirla alla Sordi, parlando del più e del meno tocca l’argomento Berlusconi e se ne viene fuori con una frase, in stretto dialetto milanese, che mi ha fatto scoppiare dalle risate. “Berlusconi avrà fatto grande il Milan, ma ha fatto piccolo te”. Strepitoso tassista che non vedrò mai più, sei un grande.