note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
venerdì, 31 marzo 2006

IL VOTO NON E' DECISO DAGLI INDECISI


Con l’avvicinarsi della data elettorale, si scatenano i sondaggisti. Tema predominante è quello degli astenuti, trattati da quasi tutti i partiti (escluse le forze “estreme” dei due schieramenti) con estrema cura. Sono quantificabili intorno al 30 per cento dell’elettorato, dicono i sondaggisti di professione, per altri la cifra di chi deve decidere è intorno al 20. Ma a mio giudizio quelli che realmente sono indecisi, e sarebbero pronti a schierarsi indipendentemente a destra o a sinistra, senza “paletti” mentali, sono molti di meno. Ed infatti, come ha ricordato Mannheimer su Affaritaliani nelle scorse settimane: “E’ difficile quantificare gli indecisi, perché alcuni sono sicuro che si astengono, mentre altri sono indecisi solo perché non sanno quale partito votare, ma confluiranno verso un polo”. Dato che c’è molto più mercato tra quelli che sono indecisi tra votare e astenersi, ma sono simpatizzanti di un certo polo, vale la pena mobilitare quelli piuttosto che convincere i pochi che sono in bilico tra uno schieramento e l’altro: “L’obiettivo è quello di evitare le astensioni”. Da escludere dunque un travaso da un polo all’altro: “Ciascuno leader – prosegue Mannheimer – sta cercando di mobilitare i propri, cioè quelli che sono da una parte o dall’altra, essendoci poco da fare tra un polo e l’altro". Ai fine della vittoria di uno schieramento dunque, il voto degli indecisi non sposta la somma finale.
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giovedì, 30 marzo 2006

COMUNISMO E' LIBERTA'. PROVARE PER CREDERE


Anni di innamoramento: il maoismo di Michlele Santoro e di Renato Manheimer, l'assalto al cielo predicato da Aldo Brandirali che poi avrebbe fatto l'assessore berlusconiano. Tiziano terzani, che ci andava a sfatare i miti di gioventù e ne veniva espulso. Il formidabile Mario Capanna, che ne tornava entusiasta e descriveva un'immaginaria libertà: "In Occidente parlano di dittatura del proletario, invece quello cinese è un regime di larga democrazia". Con Dario Fo, che ancora oggi a Pechino è un mito e nel 1975 garantiva addirittura: "C'è uno spazio grandissimo per il dissenso. Se sei un po' sveglio, lo capisci benissimo. Ognuno dice veramente quello che pensa".


Francesco Battistini sul Corriere

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giovedì, 30 marzo 2006

LISTA DELLA SPESA (ELETTORALE)


+ Giavazzi (abolizione ordini professionali e del valore legale titoli di studio)

+ Boeri (basta finanziare le imprese decotte e sussidio di disoccupazione)

+ Ichino ("legalità": precondizione per il sistema degli ammortizzatori sociali)

- Diliberto

- "dilibertinismo"

_____________________

= PAESE NORMALE
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mercoledì, 29 marzo 2006

Mr. Geox: «Con la formazione arriva il successo dell’azienda»
Moretti Polegato: «Quattro scuole interne per manager, tecnici e neolaureati»

«Il successo nasce da un'idea, ma serve anche la capacità di gestirla». Mario Moretti Polegato, per tutti Mr Geox, ideatore della "scarpa che respira", è a capo dell'azienda conosciuta in tutto il mondo. Nel quartier generale di Montebelluna (Treviso), su 600 occupati il 75% è laureato. In un incontro con gli imprenditori di Unindustria Padova, Polegato ha sottolineato l'importanza della formazione per il successo dell’azienda globalizzata.
Qual è l'apporto del capitale umano nella sua  azienda?
«La formazione è essenziale per il rilancio di un’azienda. Il capitale umano va selezionato, motivato e premiato, per questo crediamo nelle stock option riservate al nostro management. E questo non significa necessariamente solo denaro. Occorre creare anche un ambiente di lavoro ideale: il lavoratore ha bisogno dei suoi affetti.  Abbiamo istituito in tal senso un Comitato etico, con il portavoce del Papa Navarro Valls e Umberto Paolucci, presidente di Microsoft Europa per aiutare i nostri dipendenti nel mondo».
Com’è organizzata la sua azienda?
«Al nostro interno abbiamo creato quattro scuole di formazione per top manager, manager, tecnici e neolauretati. All'ultima selezione hanno partecipato 3000 candidati, ne abbiamo scelti venti e hanno seguito la scuola interna per sei mesi. Noi abbiamo bisogno costantemente di capitale fresco: laureati in Economia, Ingegneria e Chimica».
Fin dall'inizio Geox ha adottato una struttura moderna?
«Con il mio brevetto in mano ho girato per tre anni il mondo alla ricerca di società che credessero nelle mie scarpe: nessuno ha risposto. Quindi ho deciso di produrre in proprio. Per prima cosa mi sono allontanato dalla Mama and papa’s Corporation, come ci criticano gli americani, e ho delegato a manager i diversi settori della mia azienda. Oggi il mercato è proprietario di Geox».
E la ricerca?
«La ricerca vera è quella che si costruisce giorno per giorno. Noi investiamo il 5 per cento del nostro fatturato in ricerca: 15 nostri ingegneri lavorano con le Università di Oslo, Milano, Padova e Monaco per studiare il movimento del calore nel corpo umano».
Quali strumenti per "aggredire" i nuovi mercati?
«Tre parole: creatività, brevetto e sperimentazione. È questo il valore dell'azienda. Occorre investire su innovazione e ricerca. La nostra idea deve subito essere protetta con un brevetto, e poi si sperimenta».
Lei ha ribadito più volte l'importanza del brevetto.
«Nessun paese al mondo può vantare un tasso di creazioni pro capite come l'Italia, ma occorre imparare a gestirle. Oggi nel mondo con il made in Italy fanno guadagni gli americani: Pizza Hut (10mila punti vendita), le caffetterie Starbucks (5mila). La Geox ha 35 brevetti, che non ha il tempo di sviluppare, ma comunque sono nostri e tutelati».
Come valuta il fenomeno della globalizzazione?
«È finita l'epoca in cui gli stranieri venivano in Italia e grazie alla svalutazione della lira acquistavamo merci e prodotti in grandi quantità. Oggi il mercato non lo permette più,  i modelli d'impresa devono essere cambiati. Occorre investire in marketing, capitale umano e scuole di formazione».
E il problema Cina?
«Ho brevettato otto anni fa a Pechino la mia scarpa. Oggi nessuno mi copia e ho aperto 91 punti vendita in Cina. Se le aziende vanno male è il progetto che non va, quando l'azienda non ha fascino è cotta».
Il sistema scolastico è  al centro di continue discussioni.
«La scuola italiana non è da disprezzare, ci sono professori eccellenti. A mancare è un accordo tra aziende, privato e centri di ricerca».
Ma l'Università  soddisfa le esigenze del mercato?
«Prendiamo l'esempio di Venezia: migliaia affollano le aule di Economia, Lingue, Lettere, solo un centinaio Fisica e Chimica. Serve una rivoluzione culturale».
(nicola brillo)
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lunedì, 27 marzo 2006

Non si stampi quel Catzillo





 

La copertina del Mucchio Selvaggio di aprile “avrebbe” dovuto riportare un disegno di uno storico personaggio del fumetto italiano. Il "catzillo" è un fumetto underground, molto famoso negli anni Ottanta, che l'autore Gianfranco Grieco ha modificato per noi facendolo assomigliare a Berlusconi, ovviamente legato a un lungo articolo che mette in guardia sul votare “Forza Italia” alle prossime elezioni politiche.
Abbiamo usato il verbo “avrebbe” perché il distributore nazionale (Parrini) si è rifiutato di fare uscire il giornale in edicola.

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venerdì, 24 marzo 2006

L'INFERNO DI GROZNY

E' forse questo l'inferno: un mondo dove tutto è grigio meno le foto di un ex agente del Kgb (Putin, ndr) e del suo impiegato (Ramzan Kadyrov, "presidente della Cecenia", ndr). Salvo che dio ha commesso l'errore d'inviare in questo inferno anche gli innocenti con i loro carnefici, i buoni e cattivi, i coraggiosi con i vigliacchi. Siamo ben lontani dalla Grozny che per i suoi, teatri, cinema, i musei e la sua prestigiosa università era detta "la Parigi del Caucaso".
Ritrovando gli amici d'infanzia dopo il mio ritorno da Parigi, le prime domande riguardano la Francia: "Allora pensano che siamo tutti terroristi?". Spiego che non è vero, che molta gente cerca di aiutarci. Sono sorpresi. La tv russa mostra solo gli abbracci dei leader europei a Putin.

Layla Zakrieva al Corriere


SISTEMI DI LOTTA

Forse la provocazione maggiore è stato il paragone tra gli ebrei e i musulmani e sul modo in cui hanno reagito alle avversità. Parlando dell'Olocausto, Sultan ha detto: "Gli ebrei sono usciti da una tragedia e hanno costretto il mondo intero a rispettarli, con la loro cultura, non con il terrore, con il loro lavoro, non compiacendosi e gridando". E ancora: "Non abbiamo mai visto un ebreo che si facesse saltare in aria in un ristorante in Germania. Non si è mai visto neppure un ebreo distruggere una chiesa, né si è mai visto neppure un ebreo protestare uccidendo altra gente". "Soltanto i musulmani difendono i principi in cui credono riducendo a un ammasso di ceneri le chiese, uccidendo la gente e distruggendo le ambasciate..."

Wafa Sultan a Repubblica
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lunedì, 20 marzo 2006

Speciale Paralympic Games Torino 2006


ICE SLEDGE HOCKEY, SPORT VERO (GOMITATE INCLUSE)


Arrivano a bordo pista in sedia a rotelle oppure sorretti dalle stampelle: poi siedono sul monopattino, a pochi cm dal ghiaccio, e via con le due racchette-mazze da hockey, per spingersi e sparare bordate. Con l'ondulazione del sedere guidano il monopattino. Siamo nel palaghiaggio di Torino Esposizioni. Sabato 18 marzo, ore 20,30. La finale per la medaglia d'oro paralimpica di hockey maschile è tra la Norvegia (al quarto assalto olimpico) e il Canada. Tribuna stampa meno affollata del solito, per la mancanza dei giornalisti italiani in sciopero.
Sirena d'inizio e non tardano ad arrivare le scorrettezze: gomitate, placcaggi, scontri tra gli speciali seggiolini, con giocatori incuranti del dischetto. Fino al punto di lanciare distante la racchetta che l'avversario perde: c'è di tutto, come in una "normale" pista da hockey. Anche queste sono le paralimpiadi, sport vero. La partita si conclude sul tre a zero per il Canada, che deve ringraziare il grosso e bravo Greg Westlake, che ha parato l'inverosimile.
Durante le premiazioni ad esultare sono solo Canada e Usa (bronzo). I volti dei norvegesi non hanno voglia di sorridere nemmeno un po': "La medaglia d'argento "si perde"".


CONSIGLI FRATERNI

Dopo l'intervista a Luca Pancalli, vicepresidente del Coni, nella redazione di Tuttosport con il direttore Padovan e il giornalista Marco Bernardini, da quest'ultimo arriva un saluto con un consiglio fraterno: "Praticanti, finché siete ancora in tempo cambiate mestiere, che so....., andate a fare qualcosa di più utile e interessante per la società.... andate a vendere il culo!".


GIORNALISTI PARACULI/1

Durante il gala finale delle Olimpiadi, ieri, spazio anche ai discorsi ufficiali e ai ringraziamenti. Gli unici fischi molto rumorosi sono arrivati dagli oltre 50mila di piazza castello (per l'ultima notte è stata Medals Plaza) indirizzati alla stampa e tv per come hanno seguito le paralimpiadi. Oggi su giornali e tv o non se ne parla proprio o qualche riga (per scaricare agli altri le prprie colpe). Paraculi.


GIORNALISTI PARACULI/2

Grandissimo finale con il concerto di Patti Smith. Solo dopo un'ora di concerto si accorge che alla sinistra del suo palco aveva 50mila spettatori. Davanti a sé aveva solo un centinaio di persone tra giornalisti (paraculi), infiltrati e qualche atleta. Nonostante la vista, l'età e le continue sgatarrate. Grandissima.

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mercoledì, 15 marzo 2006

Lilli Gruber presenta il libro



Chador - nel cuore diviso dell'Iran

venerdì 17 marzo 2006 ore 21.00

Centro Civico di Bojon (Campolongo Maggiore - Ve)

moderatore, me medesimo

In collaborazione con Assessorato alla Cultura del Comune di Campolongo Maggiore

 

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lunedì, 13 marzo 2006

MORTO IL BOIA DEI BALCANI

"Today, Saturday 11 March 2006, Slobodan Milosevic was found lifeless on his bed in his cell at the United Nations Detention Unit in Scheveningen", questo il comunicato del Tribunale Penale internazionale per la ex Yugoslavia, con sede all'Aja.
Ora si scatenano i detrattori, obiettivo la procuratrice Del Ponte e il suo metodo di condurre il processo:

Antonio Cassese: "Il procuratore e i giudici non si sono resi conto che era necessario evitare un megaprocesso... Milosevic aveva deciso di usare la corte di giustizia come una tribuna politica... bisognava spezzare i tre filoni dell'accusa (Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Croazia) in tre distinti processi, ciascuno breve e concentrato".
Gianni Riotta: "...l'esito fatale del processo a suo carico all'Aja come una delusione e una sconfitta".


un'intervista a Carla Del Ponte

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domenica, 12 marzo 2006

LE QUOTE ROSA NELL'UNIONE

Anna Serafini, moglie di Piero Fassino
Anna Maria Carloni, compagna di Antonio Bassolino
Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella
Rosa Calipari, moglie di Nicola
Sabina Rossa, figlia di Guido
Rita Borsellino, sorella del giudice
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Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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