note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
sabato, 28 ottobre 2006

VACANZE ROMANE

Chiudo per qualche giorno il mio blog. Motivo: vado a Roma per sostenere l'esame scritto per diventare giornalista professionista. E prendo l'occasione per vistare la città eterna.

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giovedì, 26 ottobre 2006

Basilea e competition, che stress per i manager

Riunioni, telefonate, contratti e relazioni con i dipendenti rovinano i sonni dei manager italiani. E altri pericoli sono all’orizzonte: le nuove fonti di stress prendono il nome di competition, fondi di private equity e Basilea 2. Outlooksoft, multinazionale di consulenza aziendale, ne ha stilato una speciale classifica sulla base di un campione di oltre 800 intervistati. A preoccupare maggiormente i dirigenti del nostro Paese è l’affollamento normativo, che si somma al pregresso, e che diventerà realtà nei prossimi mesi. Oltre a Basilea 2, che entrerà in vigore nel gennaio 2007, presto bisognerà fare i conti anche con altri regolamenti, come l’International Account Standard per le quotate o le norme di corporate governance. Per il 76,3% dei manager le aziende italiane sono impreparate e per far fronte al problema chiedono maggiori investimenti nei sistemi informativi e di software. Altro punto critico evidenziato è il rapporto banche-imprese, che incide in modo elevato sul sistema produttivo. E per il 70,8% il voto sulla relazione con gli istituti di credito è negativo. Nello specifico, ben l’80% degli intervistati giudica malamente la trasparenza del sistema bancario che opera in Italia. La ricerca mette in luce anche la nuova realtà dell’economia nazionale: l’incremento delle partecipazioni al capitale aziendale da parte dei fondi di private equity. Una soluzione che piace ai manager e che viene valutata positivamente da ben il 70 per cento. Curiosa infine la classifica dei Paesi in base alla competition. Per i dirigenti italiani il livello di competitività del sistema economico e produttivo del nostro Paese risulta essere meno elevato che negli Stati Uniti, Giappone, Germania, ma anche di Cina, Corea, India. L’amara consolazione resta essere migliori di Russia, Brasile e Messico.

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giovedì, 26 ottobre 2006

SFIDA TRICOLOGICA: E NON SOLO

Volano colpi bassi tra l’editore di “Mf” e il quello di "F&M"
Coppola: “Panerai spieghi da dove abbia attinto inizialmente i mezzi finanziari”
Panerai: “Coppola pensa che i dividendi si possano distribuire con fondi neri”


IO (COME LAVAPIATTI) NON SOLO MALE

Il mio nuovo editore (Danilo Coppola) ha nei giorni scorsi acquistato il Grand Hotel di Rimini (remember Fellini?). Se qui intende sfoltire la redazione, io mi candido per un posto nelle cucine: come lavapiatti me la cavo. Peggio se dovessi fare le stanze. Le condizioni del mio letto a milano lo dimostrano.
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mercoledì, 25 ottobre 2006

Investo solo in hi-tech. Zero in formazione

Gli imprenditori italiani acquisteranno molti computer per i propri dipendenti nel 2007. Ma punteranno poco sulla loro formazione. Quando si avvicina la fine dell’anno, il management prepara la «lista della spesa». In quella degli italiani spicca la tecnologia, che per il 47% degli intervistati (contro il 38% della media internazionale) rappresenterà la voce di costo che subirà il maggior incremento. È il risultato della ricerca condotta dalla società di head hunting Robert Half Executive Search. Tecnologia e telecomunicazioni assumono dunque rilevanza crescente nei bilanci delle società italiane, spinti dal valore dello status e, soprattutto, dalla ricerca di efficienza e compressione dei costi. Al secondo posto, con il 21%, si piazza l’aumento dei costi per le telecomunicazioni, tra questi telefoni, smart phones, canoni di abbonamento, spese per videoconferenze. Al contrario, soltanto un quinto del campione (20%) si aspetta che la maggiore crescita dei costi arrivi dalle attività di formazione (contro una media del 26% nel resto del mondo). Una spiegazione può venire dal fatto che l’industria italiana ha tipicamente una dimensione medio-piccola, spesso familiare, e quindi poco incline all’investimento in formazione del personale. La ricerca di Robert Half è stata condotta a livello internazionale nel periodo giugno-settembre 2006, intervistando 2.500 direttori finanziari e delle risorse umane, di cui 150 nel nostro Paese. E risulta inoltre che pochissime aziende (dal 3 al 5% del campione) ritengono vi saranno aumenti dovuti a benefit per i dipendenti legati a piani pensionistici, stock option o servizi sanitari integrativi. Anche nei prossimi dodici mesi dunque gli imprenditori italiani preferiranno spendere per rinnovare il software e i computer, lasciando gli spiccioli per la formazione. Che la crisi dell’industria italiana passi anche di qui?

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martedì, 24 ottobre 2006

DIECI ANNI DALL'ULTIMO CUORE

Dieci anni fa, come ricorda Repubblica (e solo lei se n'è ricordato) veniva publicato l'ultimo numero del settimanale satirico Cuore, diretto da Michele Serra. Nato il 4 febbraio del 1991 ha raccontato a suo modo Tangentopoli. Da lettore del settimanale ricordo una foto in ultima pagina con l'avvocato Spazzali (a proposito che fine ha fatto?) che legge il titolo a caretteri cubitali di Cuore: "IL PROCESSO CUSANI (il suo assistito, ndr) C'HA ROTTO I COGLIONI!".

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martedì, 24 ottobre 2006

EL BICERIN SOTTO LA MOLE

Week end sotto la Mole in compagnia degli amici di ViaggiAvventure. Torino è una città che merita una visita. In piazza della Consolata, davanti alla splendida chiesa, si trova il locale storico dove Cavour, narra la leggenda, andasse a fare colazione con il bicerin (una sorta di capuccino fatto con cioccolato fuso, caffè e crema di latte: uno spettacolo). E all'interno del locale, minuscolo, il tempo si è fermato al 1800, bariste comprese. Torino è una città davvero bella, complice (a detta dei torinesi doc) delle olimpiadi invernali e della crisi della Fiat. Qui ho rivisto le macchine parcheggiate in centro strada, a Torino lo possono fare, i viali assomigliano a quelli americani.

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martedì, 24 ottobre 2006

Quando una Finanziaria butta giù il morale

Neppure il futuro è più quello di una volta. Tramonta così il tradizionale ottimismo del popolo italico, lasciando spazio alla convinzione collettiva che il passato sia migliore del futuro. Anche se la crescita del Pil, dei redditi familiari e dei consumi privati testimonierebbero il contrario. Complice è infatti la politica, «la variabile chiave» nella formazione delle opinioni. Dopo essere salito per 12 mesi di fila, l’indice che misura l’ottimismo degli italiani ha segnato un brusco calo in coincidenza con il varo della Finanziaria 2007, passando dal 53% di luglio al 44% di settembre, tornando così ai livelli del 2005. A testimoniarlo la ricerca di Astra per Bipiemme Gestioni (Bpm). Il governo Prodi ha bruciato così l’onda favorevole creata dalla vittoria delle elezioni e dal decreto sulle liberalizzazioni. A raffreddare l’ottimismo, il provvedimento sull’indulto, che ha unito i Poli e allontanato la gente (l’85% è contrario). Dalla ricerca della società di Enrico Finzi emerge inoltre che l’indice di fiducia degli investitori cresce nell’ultimo anno. Il 45% dei mille intervistati nel settembre 2006, infatti, è soddisfatto dei propri investimenti, contro un 40% dello scorso settembre e di un 34% di media registrato tra il 2001 e il 2005. Ed è la prima volta che si assiste a un trend in cui a fronte di un «sentiment» generale dei cittadini italiani in peggioramento, corrisponde un «umore» degli investitori in miglioramento. Notevole, tra questi ultimi, la performance dell’investimento attraverso il risparmio gestito: l’ottimismo in questo specifico settore nel settembre scorso era pari al 47%, contro un media tra il 2001 e il 2005 del 22 per cento. E i fondi meritano la sufficienza piena nel voto espresso dai clienti. Nell’aprile del 2002 il voto era una netta bocciatura, con un voto sotto il 4. Nella divisione territoriale i più ottimisti stanno nelle regioni Nord-Ovest, Emilia-Romagna e Toscana, i depressi nel Centrosud e a Nord-Est.

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venerdì, 20 ottobre 2006

L'AMICO DEL BERLUSKA

Il presidente israeliano Katsav rischia di essere incriminato per stupro
e violenza ai danni di due ex collaboratrici da cui è stato denunciato
Putin loda Katsav: «Lui si che è un uomo»
«Ha violentato dieci donne, tutti lo invidiano». Ma il presidente russo non si era accorto che i microfoni erano accesi

dal Corriere
Dal Cremlino ribattono: solo un equivoco. Come in Cecenia.
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venerdì, 20 ottobre 2006

Sigarette, ora sono i Paesi asiatici a «tirare»

Saturato, o quasi, il mercato europeo e americano, ora le multinazionali del tabacco guardano al mercato dell’Asia (Giappone escluso). O così dovrebbero fare, secondo l’ultimo report di Goldman Sachs. Nei mercati dell’Estremo Oriente crescono i consumi in generale e anche quelli relativi ai vizi. «Crediamo che i mercati emergenti del Far East offrano un margine di crescita di profitti superiore a quelli già sviluppati», spiegano gli analisti. E il mercato con i più alti margini di sviluppo fino al 2010 sarà quello asiatico, grazie al quale si prevede un aumento del 4% di utile per azione nei prossimi cinque anni. A influire positivamente sui bilanci delle società di tabacco saranno anche i processi di privatizzazione previsti nei paesi asiatici per i prossimi anni. A fare la parte del leone nel medio e lungo termine sarà la British American Tobacco (Bat), che Goldman Sachs valuta come la meglio predisposta a cogliere le opportunità dei «nuovi» fumatori. Attualmente le azioni Bat sono scambiate a 1,4 pence, mentre il target price tra un anno è fissato da Goldman Sachs a 1,66, in crescita del 15 per cento. Tra i «rischi» cui va incontro Bat, quelli relativi a una perdita del mercato nel Vecchio Continente (ma il rischio è comunque ritenuto basso). Secondo gli analisti il target price di un’altra multinazionale, la Imperial Tobacco, aumenterà leggermente a 1,89 pence per azione in un anno (+3%), passando da «buy» a «neutral». Mentre per Gallaher si prevede un aumento delle azioni in un anno del 13 per cento. A influire sull’andamento di quest’ultima la politica di espansione in Russia, che potrebbe portare benefici. Le società del tabacco hanno chiuso un anno azionario positivo: Bat ha guadagnato il 24,2%, Imperial Tobacco il 17,6% e Altadis il 2,5 per cento. La conquista dei nuovi mercati influenzerà le quotazioni.

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giovedì, 19 ottobre 2006

Beckham non piace più. Agli sponsor
La Footwork, società che gestisce gli accordi pubblicitari dello Spice Boy, dovrà
fare ameno di Gillette e Police. Una «botta» da oltre 20 milioni di euro a stagione

Dopo gli occhiali, ora rischia di perdere anche le lamette da barba. Non è decisamente un bel periodo per David Beckham il campione inglese del Real Madrid. L’italiana De Rigo sembra intenzionata a non rinnovare il contratto da 1 milione di sterline a stagione per sponsorizzare in Gran Bretagna gli occhiali da sole Police. E la Procter & Gamble, proprietaria della Gillette, che garantisce allo Spyce Boy 20 milioni di euro a stagione sembra voglia puntare su un nuovo testimonial, Ashley Cole, stella del Chelsea di Abramovich. A foraggiare le casse della società di famiglia Footwork, che negozia i contratti pubblicitari, restano comunque Adidas, Pepsi, Motorola, Vodafone, Mark & Spencer e altri. Che complessivamente fruttano oltre 15 milioni di euro all’anno. Nato nel sobborgo londinese di Leystone, Beckham ha conosciuto la fama internazionale con la maglia del Manchester United. E con il matrimonio con l’ex Spice Girls Victoria Adams. Un matrimonio che ha fatto bene alle tasche di entrambi. Tanto che ora hanno lanciato un nuovo brand Dvb (David Victoria Beckham) con una nuova linea di intimo, occhiali e profumi. Ora alla corte di Fabio Capello sembra non brillare più come una volta. Un campione che guadagna comunque più fuori dal campo con la pubblicità. E il miliardario Philip Anschutz, proprietario del marchio Red Bulls, intende portarlo nell’American Major League. Sul piatto 100 milioni di dollari. La pensione milionaria negli States per ora può attendere. A Madrid riceverà 18 milioni di euro all’anno. E non è il più pagato della squadra. Dovrà «sopportare» anche questo.

La Svezia surclassa l’Italia. Nel mobbing

Nell’immaginario collettivo la Svezia è uno dei Paesi della cuccagna: previdenza sociale che funziona e libero mercato. A brillare meno è il mondo del lavoro. Secondo una ricerca della multinazionale americana nei servizi delle risorse umane Kelly Services, il Paese scandinavo è il luogo dove la quasi totalità dei lavoratori (il 96,90%) si dice vittima di discriminazioni. Una speciale classifica prende in esame 28 Paesi al mondo e mette l’Italia al terzo posto con il 58,2% dei lavoratori che si dicono discriminati. Tra Italia e Svezia, il sondaggio (70mila interviste) piazza l’Ungheria con il 65,2 per cento. In Italia sono le donne con il 62% (contro il 53% degli uomini) a lamentare problemi di mobbing, specie nell’età compresa tra 45 e 54 anni. Se si valuta invece il settore lavorativo più colpito, spicca quello della vendita al dettaglio con la percentuale più alta, seguito poi da viaggi e trasporti. Il sondaggio di Kelly Services scompone anche il dato nelle diverse aree del nostro Paese. La macroregione più cattiva è il Nord-Est, sia per chi lavora sia per chi il lavoro lo sta cercando, mentre il Nord-Ovest è la zona dove il fenomeno è meno presente. Il sondaggio ha messo inoltre in evidenza che le aziende dove vi è un alto tasso di discriminazione tendono ad avere anche un intenso turnover dei lavoratori (specie quelli più specializzati), oppure forme di assenteismo e scarsa produttività. Senza contare poi le cause civili per le situazioni più gravi. Il sondaggio di Kelly Services per discriminazione intende «una limitazione alla partecipazione dell’individuo al normale svolgimento dell’attività lavorativa per vari fattori». Difficile, a dire il vero, ipotizzare un luogo di lavoro dove ciò non avvenga. O almeno difficile trovare un lavoratore che non riscontri limitazioni alla sua attività.

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Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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