note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
martedì, 27 febbraio 2007

SREBRENICA, SOLO CRIMINALI ISOLATI

La Corte internazionale di giustizia dell'Onu ha deciso ieri che la Serbia non è direttamente responsabile del massacro di almeno 8.000 musulmani bosniaci avvenuto a Srebrenica nel luglio 1995. Belgrado non fece tutto il possibile per evitare il genocidio.
Mladic (che può ancora oggi spostarsi liberamente in Serbia) e i suoi hanno infatti ricevuto assistenza finanziaria e militare da Belgrado: ma questo è insufficiente per provare il genocidio da parte della Serbia. "Manca" infatti la carta scritta da Milosevic con l'ordine di fare pulizia etnica. In sostanza, secondo la Corte, si è trattato di un libero reparto militare che in tutta libertà ha potuto ammazzare liberamente musulmani per una settimana.
«Si dovrebbe assolutamente fare luce sulle responsabilità dell'Europa e delle Nazioni Unite. Ma non erano alleati dei serbo-bosniaci, come lo era lo stato serbo. L'Onu fu responsabile per non aver evitato il massacro. E l'Europa doveva intervenire facendo maggiori pressioni molto prima», ha sostenuto lo storico olandese Ian Buruma, in un'intervista di oggi al Corriere della Sera.

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categoria: diritti umani, srebrenica, milosevic


martedì, 27 febbraio 2007

Pellicce usate e canapa, svolta «verde» nella moda  

Nelle prossime settimane debutto per abiti e accessori ecosostenibili. Il mercato Usa del settore vale 229 mld, con i consumatori pronti a pagare di più per prodotti naturisti. Bono sostiene la «crociata»

I criteri di «ecosostenibilità» e di «responsabilità sociale» ora entrano anche nel mondo della moda. Nella prossima stagione primaverile, la moda darà il via alla svolta naturista, con gli stilisti che proporranno vestiti realizzati senza l’utilizzo di pesticidi e prodotti in fabbriche che non sfruttano i lavoratori. Sono infatti pronti a sfilare gli abiti di seta con innesti in vimini da 430 dollari proposti da Cynthia Rowley, la collana di Jimmy Choo con pelle scamosciata e legno da 1.495 dollari, oppure il braccialetto ricoperto di conchiglia e diamanti da 10mila dollari di John Hardy. I negozi Saks Fifth Avenue e Bergdorf Goodman si stanno adeguando alla nuova tendenza con la proposta di collezioni ispirate al nuovo ideale naturista. E anche la catena H&M ha dichiarato di voler introdurre la sua prima linea di abbigliamento in cotone organico. Linda Loudermilk, conosciuta come la stilista «ecologica», ha messo sulla passerella una collezione per l’inverno con vestiti da sera realizzati con raso di canapa e pellicce «usate». Se gli stilisti offrono sempre più collezioni «naturiste» chic, anche la tecnologia prosegue la sperimentazione. «Non ci sono dubbi ha spiegato Michael Gould, presidente di Bloomingdale’s - sull’opportunità di crescita del settore. Il pubblico sta aumentando l’attenzione riservata alle società che sviluppano un’etica ecologista. Ma non vogliono certo rinunciare alla qualità, alla moda e alle novità». Il mercato Usa per beni e servizi ecosostenibili è stato stimato in 229 miliardi dollari. Gli studi hanno dimostrato come tre-quarti della popolazione Usa si è detta disposta a pagare anche il 10% in più per prodotti realizzati con metodi versi. Lo conferma anche Ronnie Cummins, direttore dell’associazione noprofit Organic Consumers Association. A fianco della moda naturista non poteva mancare il cantante degli U2 Bono Vox, che della responsability ha fatto una bandiera, il quale ha promosso la linea di «vestiti organici» di Saks.

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categoria: moda, bono, canapa


venerdì, 23 febbraio 2007

ITALIA.IT FA SCHIFO (E PURE IL LOGO IT)

Nel pezzo che ho scritto sotto non l'ho potuto dire chiaramente, spero comunque si capisca. Spesi un botto di soldi per un sito che offre poco per chi viene da fuori. I filmati iniziali fanno parte del Web-meno-uno. I concorrenti degli altri paesi, vedi spagna.info offrono più servizi e meno fronzoli. Senza parlare del nuovo logo, che come diceva ieri sul Sole Oliviero Toscani: "È l’ennesima occasione mancata per il Paese, una operazione mal riuscita e gestita da incompetenti, un piccolo marchietto che rispecchia perfettamente l’Italia di oggi, presuntuosa e poco consistente. […] In questo tipo di concorsi vincono sempre le aziende come la Landor. Le agenzie tendono sempre ad accontentare i loro clienti e questo pregiudica la creatività. Mi chiedo poi quale sensibilità estetica abbiano politici come Rutelli o Prodi. Questo mi pare un marchio che punta al compromesso. La ricerca ossessiva del consenso crea mediocrità. Questo marchio comunica solo banalità.". L'Italia.

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categoria: internet, italiait


venerdì, 23 febbraio 2007

Al debutto il portale dei viaggiatori

Presentato ieri alla Bit il nuovo sito che promuove le mete italiane. Costato 45 milioni offre informazioni su luoghi e paesi, eventi, manifestazioni e ricettività nel Belpaese

«Venite da noi, a sognare a occhi aperti; l’Italia, ilmio Paese». È l’attrice italiana Monica Bellucci la madrina del nuovo portale del turismo italiano (www.italia.it): la «porta d’ingresso» nel nostro Paese. La presentazione ufficiale è avvenuta ieri, in occasione della Borsa del Turismo di Milano. Si conclude così, anche se in ritardo rispetto ad altri Paesi, la storia travagliata del sito che da molti mesi rimanda il debutto in rete. Il portale è costato la cifra record di 45milioni di euro (21 milioni vanno alle Regioni
per i contenuti, 4 per il content centralizzato, 7,8 per la piattaforma).
«In Italia ci sono tante bellezze da esplorare al di là dei soliti itinerari - ha dichiarato ieri il ministro dei Beni Culturali con delega al turismo, Francesco Rutelli - Questo sito parlerà del turismo, ma non solo. Parlerà di tutte le caratteristiche della nostra Italia». All’interno del portale, consultabile anche in inglese, cinese e tedesco, sono contenuti video, informazioni sulle manifestazioni, itinerari e servizi ricettivi. E qualche errore nella sezione «chi siamo».

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venerdì, 23 febbraio 2007

"LA STAMPA" SUPERSTAR (DI FALSI)

Prosegue la "sfortunata" serie di interviste inventate da parte dello storico quotidiano torinese. Dopo l'intervista alla figlia inesistente di Piergiorgio Welby, La Stampa ha proseguito con l'intervista a Massimo Mantellini costruita attraverso un vecchio testo, la falsa notizia pubblicata in prima pagina della bambina di 13 anni costretta ad abortire. Oggi è stata pubblicata un'intervista a Padoa-Schioppa, mai avvenuta, dal titolo "TPS: Me l'aspettavo". Tempo qualche ora e arriva l'ennesima smentita, dal ministero dell'Economia e delle Finanze, che precisa: "Non si è svolto alcun colloquio tra il Ministro Tommaso Padoa-Schioppa e il quotidiano torinese, nè è stata rilasciata alcuna intervista o dichiarazione dal Ministro a 'La Stampa'". Peccato, era tanto un bel giornale.

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categoria: intervista, giornali, la stampa


martedì, 20 febbraio 2007

LEGGO QUARTO QUOTIDIANO. E L'ANSA NON SE NE ACCORGE

La Gazzetta dello Sport resta il quotidiano più letto, seguono La Repubblica e il Corriere della Sera. Per la prima volta viene conteggiata nelle ricerca di Audipress anche la free press. E ne risulta che Leggo dei Caltagirone è il quarto quotidiano italiano con 2 milioni di lettori (numeri che il lancio Ansa, stranamente, non riporta). Dai dati del periodo Primavera 2006 + Autunno 2006 si rileva che la 'rosea' ha 3.603.000 lettori (-1,9%), La Repubblica 3.015.000 (+0,4%), il Corriere della Sera 2.577.000 (-4,6%). Seguono La Stampa 1.457.000, Il Messaggero 1.433.000, il Corriere dello Sport Stadio 1.405.000, il Sole 24 Ore 1.206.000. Libero il quotidiano con la crescita maggiore (+24,5%).

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categoria: giornali, ansa


martedì, 20 febbraio 2007

Il telefonino fa drin-drin
c’è Skype in linea per te
  

Negli ultimi dodici mesi gli utenti nel mondo sono più che raddoppiati a 171 mln (più 129%) con oltre 9mln di connessioni contemporanee. Ora l’azienda punta al nuovo cordless che non ha bisogno del computer acceso per funzionare

Nemmeno un mago può prevedere che cosa sarà la telefonia mobile tra 10 anni. L’unica cosa sicura è che, allora, la fetta più rilevante del mercato sarà nelle mani dei sistemi VoIP, quelli che fanno viaggiare la voce attraverso Internet. E così, mentre in Piazza Affari e dintorni volano siluri e manovre di vario genere per conquistare la pole position delle tlc di casa nostra, dal suo ufficio di Londra, Roberto Noseda, direttore development business Europa di Skype, progetta un mondo che verrà. Tra breve. Noseda, 38 anni, laurea in economia e commercio all’Università Cattolica di Milano, è un giovane veterano della new economy. A inizio 2000 collabora alla start-up di NTS Network Systems (poi quotata al Nuovo Mercato). L’avventura durerà pochi anni: nel 2003 il manager fa il salto nel settore delle tlc con Eutelia e poi con France Telecom, dove è artefice del lancio di Parla.it. Nel 2006 diventa country manager di Skype in Italia ma già si prepara a trasferirsi nella sede londinese. Già, a guidar la corsa verso la telefonia via Internet (a basso costo) dovrebbe essere, salvo sorprese, proprio Skype che, per prima, ha pensato di sfruttare al meglio le potenzialità del WiFi e che quest’anno ha allargato la comunità di utenti nel mondo portandola a 171 milioni con un incremento del 129% e con punte di 9 milioni di connessioni contemporanee.
Tra poco, l’ex navicella corsara lancerà le nuove tariffe per l’Europa e molto presto, anticipa Noseda, distribuirà «un nuovo modello di cellulari cordless e il relativo router da attaccare alla linea Adsl, che permetterà di accedere alle chiamate VoIP con tariffe basse e senza la necessità di avere il computer di casa acceso». Finora in Italia, la diffusione di Skype ha toccato la categoria business (il 42% degli utenti) e lascia il resto a quelli da casa. Negli altri altri Paesi, invece, le aziende collegate a Skype superano a stento il 30% del traffico complessivo. Per questo Skype ha deciso, da otto mesi a questa parte, di potenziare il settore creando un team ad hoc per trovare e offrire soluzioni adatte alle imprese anche italiane, sempre più allettate da tariffe basse, se non stracciate. E non c’è solo Skype. Forse non avevano torto le compagnie di mobile a frenare la corsa delle connessioni a Internet applicando tariffe esose e intralciando i servizi con meccanismi di connessione astruse. Ma la Rete si è comunque presa una rivincita. La comunità di Fon, start-up guidata da Martin Varsavsky, sta per esempio seminando il mondo di spot, cioè di piccole antenne con funzioni simili a quelle dei ripetitori che rimbalzano i segnali dei pc (e, tra poco, anche quelli dei cellulari) pronti a sfruttare l’«ubiquità della rete», ossia l’accesso diffuso su tutto il territorio. L’obiettivo è quello di creare un’infinita rete WiFi che consenta a tutti i membri della community di «condividere», appunto, la propria connessione a banda larga da casa, utilizzando quella altrui quando l’utente, per esempio, è in viaggio. Durante il suo primo anno di vita la community ha superato i 250mila foneros registrati in oltre 140 Paesi ed è diventata la più grande comunità WiFi del mondo. Fon ha avuto il supporto di colossi del mondo Internet come Google, Skype, Sequoia Capital e Index Ventures, con un finanziamento di 21,7 milioni di dollari all’inizio del 2006.
I soldi non mancano, insomma. A muoversi per prima è stata eBay che, a settembre del 2005, ha acquistato la società fondata da Niklas Zennström e Janus Friis (già ideatori del «peer to peer» Kazaa per la condivisione de file) per la somma record di 2,6 miliardi di dollari. Fin da subito, da quel 2005 ha preso corpo il cambiamento della politica tariffaria e una riorganizzazione interna culminata con la chiusura delle sedi nazionali e con l’accentramento di tutte le funzioni nelle sedi di Tallin e Londra, quest’ultima affidata proprio alla guida di Noseda. Lui ora si divide tra Milano e Londra. Ma trova il tempo per non vivere di solo VoIp: amante dello sport e dei motori, abbandona la sua Bmw (possiede anche sei moto d’epoca) per infilare i piedi nella tavola da snowboard. Appassionato di viaggi, vanta un passato di viaggiatore, non di turista per carità, in Centro America e in Afghanistan. Anche in Tibet, viaggio alla ricerca di Shangri-La dove, tra i ricordi che non si possono far correre a banda larga c’è quel tè sorseggiato con la regina del Mustang, piccolo reame all’interno del Nepal chiamato anche il Regno di Lo.
Ma l’avventura più affascinante, di questi tempi, corre sulle reti virtuali. Dalla sua scrivania dell’ufficio di Londra, Noseda spiega che Skype guarda anche con molto interesse allo sviluppo della tecnologia WiFi: «Vogliamo allargare a 360 gradi l’orizzonte dei nostri servizi», dice, facendo intendere che non c’è solo la voce nel futuro dell’azienda. Spazio, dunque, alla videochiamata (con un software che permetterà di avere presto risultati vicini all’alta definizione) e ancora più spazio al file transfer e alla chat che sono già attivi e presto potenziati. Saranno loro la vera linfa dei ricavi di Skype che punta, in un futuro non troppo lontano, a fornire telefonate gratuite a tutti. Una dichiarazione di guerra per gli operatori della telefonia cellulare classica. «Gli sviluppi della rete fanno paura - spiega Noseda - Non a caso Telecom intende trasformarsi in una media company». Una sola obiezione: anche Skype punta alla rete, e quindi potrebbe diventare una media company. «Skype è una società che cambia molto velocemente. Vedremo», risponde Noseda. Un vedremo, che lascia spazio a molti altri scenari, nel mondo della voce.

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categoria: internet, intervista, voip, google, ebay, skype, pc , fon , digital news, roberto noseda


lunedì, 19 febbraio 2007

UN GENIO DI NOME BEPPE GRILLO

Sabato scorso Repubblica riportava alcuni stralci dell'ultimo spettacolo di Beppe Grillo nel quale si occupava dell'allora prossima manifestazione a Vicenza. Sicuro come pochi, e come gli accade spesso, aveva profetizzato disordini stile "Genova G8" nella città Berica. "L'hanno fatto apposta per far nascere diosordini". Cosa puntualmente non accaduta.

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categoria: beppe grillo, vicenza


lunedì, 19 febbraio 2007

Una carta prepagata
per comprare su iTunes  

Saranno distribuite in diversi tagli nei punti vendita. A Roma verrà inaugurato il primo Apple store dell’Europa continentale. La società di Steve Jobs amplia la rete di vendita in Italia per soddisfare il mercato Apple Tv conquisterà anche la penisola

Presto in Italia arriveranno le carte prepagate per iTunes, mess ein commercio nei punti vendita della grande distribuzione. Anche se, il nostro Paese sconta un ritardo cronico nella diffusione delle carte di credito e del loro utilizzo per gli acquisti on line. Parte anche da questa considerazione l’idea di Apple Italia di introdurre la carta prepagata per acquistare su iTunes canzoni e video per l’iPod. A confermarlo a F&M Weekend è il ceo della divisione italiana della «Mela morsicata», Enzo Biagini. I risultati finanziari del primo trimestre dell’anno fiscale 2007, conclusosi il 30 dicembre 2006, per la casa di Cupertino sono stati record. Steve Jobs ha annunciato un fatturato di 7,1 miliardi di dollari e un utile netto trimestrale di 1 miliardo. E con una vendita record (oltre 21 milioni) del player musicale più diffuso, l’iPod. Mentre i sistemi Macintosh sono stati venduti in 1,6 milioni di esemplari. Con crescite superiori al mercato.
Quanto aiuta il successo dell’iPod nella diffusione dei computer di Apple in Italia?
Credo che la rivoluzione nelle vendite dei Mac sia iniziata qualche anno prima, nel 1998, quando Steve Jobs è ritornato a occupare la poltrona di amministratore delegato della società. Con il suo ritorno, e l’uscita dei primi iMac, è iniziata una nuova strategia per Apple, fatta di investimenti sull’innovazione tecnologia e sul design. Ovviamente, il successo dell’iPod ha poi fatto da traino ai computer.
L’acquisto on line di musica è anche frenato dalla poca propensione a pagare con carta di credito degli italiani?
Gli acquisti di musica e video su iTunes, da parte degli italiani, sono più o meno uguali alla media degli altri Paesi. Per favorire l’acquisto stiamo testando una carta prepagata con la quale si accede al proprio conto on line su iTunes, un po’ come avviene per la telefonia cellulare. Ogni acquisto viene poi scalato dal conto. Presto la carta prepagata sarà distribuita nei negozi italiani, in diversi «tagli».
Nel mondo sono stati aperti alcuni store della Apple, che hanno attirato grande attenzione da parte dei media e di pubblico. Accadrà anche da noi?
È ormai pronto lo sbarco in Italia. Presto apriremo a Roma il primo Apple Store dell’Europa continentale, in un centro commerciale nella zona est della capitale. Abbiamo posto grande attenzione al design del negozio, alla disposizione dell’arredamento e all’offerta di prodotti.
Per Apple Italia vi sono novità che interessano un po’ tutta la rete distributiva.
Oltre all’Apple Store stiamo apportando modifiche sostanziali alla rete distributiva. Aumenteremo la nostra presenza nella grossa distribuzione, con l’attivazione di numerosi punti vendita su tutte le principali catene distributive. Nei nostri Apple Premium Reseller privati e piccole aziende possono trovare le soluzioni adatte alle loro esigenze. Puntiamo molto anche sulla formazione dei nostri venditori, per offrire al cliente le migliori soluzioni.
A parte la campagna per l’iPod, Apple sembra poco presente nel marketing, perché?
Per i prodotti di massa scegliamo la pubblicità «classica», mentre per la aziende preferiamo un approccio diverso, diretto e meno «visibile».
Ci sono novità per l’introduzione dell’iPhone in Italia?
Per ora siamo concentrati sul mercato Usa, con l’uscita a giugno. Poi cominceremo a pensare anche all’Italia, dove il cellulare dovrebbe essere introdotto entro la fine dell’anno.
Durante l’ultimo Keynote al Moscone di San Francisco Steve Jobs ha lanciato la appleTv. Crede sia adatta al mercato italiano?
Il prodotto è rivoluzionario e accattivante. E credo avrà successo anche in Italia, un mercato, quello delle tecnologie applicate alla tv, che comincia ad essere importante anche da noi.

su Finanza&Mercati di sabato

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categoria: internet, intervista, apple, ipod, itunes, steve jobs, enzo biagini


lunedì, 19 febbraio 2007

Londra capitale mondiale dell’affitto  

Cushman & Wakefield stilano la classifica delle locazioni: in testa la capitale inglese con 2.000 euro a mq all’anno, Mumbai sale di sei posizioni mentre Milano è all’ottavo posto

È Londra la capitale mondiale per il costo degli affitti degli uffici. Per un metro quadrato nel West End District della capitale inglese sono necessari 2.009 euro all’anno. A testimoniarlo è l’ultima edizione dell’Office Space Across the World, la ricerca svolta a livello mondiale sui prezzi delle location a uso ufficio pubblicata dalla società di consulenza immobiliare Cushman & Wakefield.
La cifra da sborsare a Londra è superiore del 35% a quella pagata nella seconda città più costosa, Tokyo (1.493 euro), poi seguono Hong Kong (1.448) e Parigi (1.011). La ricerca è stata effettuata confrontando i costi di occupazione degli uffici in 211 location chiave in 51 Pesi del mondo. Per trovare la prima città italiana, Milano (698 euro) occorre scendere all’ottavo posto della classifica, subito dopo Mosca, con 787 euro per metro quadro all’anno.
Tra le città che hanno registrato un forte aumento c’è Dublino e Mumbai. La capitale finanziaria dell’India ha scalato ben sei posizioni nella classifica, ora è al quinto posto. Mentre la città irlandese offre ben due zone esclusive tra le prime 10 città europee.
Nel panorama internazionale degli affitti per uffici il 2006 è stato caratterizzato da una buona ripresa del mercato, con un aumento generale dei canoni di locazioni pari al 12,3%, il tasso più alto degli ultimi cinque anni. La spinta verso l’alto è stata favorita dalla sostanziale mancanza di location e quindi dalla forte richiesta del mercato.
«L’aumento che abbiamo registrato nel costo di occupazione di uno spazio a uso ufficio nelle location più importanti al mondo è stato il più rapido in assoluto, a partire dalla svolta ascensionale del ciclo economico degli immobili avvenuta nel 2001. Tutto questo grazie allo sviluppo dei mercati finanziari», spiega Elaine Rossall, autrice della ricerca e responsabile Business space research consultancy per Cushman & Wakefield nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa).
Se si guardano le diverse macroaree con cui è stato diviso il mondo si nota che il mercato degli uffici in Europa ha registrato un andamento positivo (9,2%), spinto dalle attività corporate, grazie all’aumento del tasso occupazionale, che costituiscono il principale motivo dell’aumento della domanda. I settori trainanti sono i servizi bancari, finanziari e di consulenza. Nell’est Europa si conferma il buon andamento con tassi superiori alla crescita europea, specie in Romania, Lituania e Bulgaria. Dall’altra parte dell’Atlantico, sono gli Stati Uniti ad aver registrato la migliore performance in termini di disponibilità e aumento dei canoni di locazioni dal boom degli anni 90. Mentre il Brasile ha registrato l’aumento più elevato con il 42 per cento. Bene anche l’Argentina. Tra le zone che hanno registrato un alto tasso di crescita (il 29%) c’è anche la regione Asia-Pacifico con India, Singapore, Hong Kong, i mercati più forti. Qui e in Cina a trainare il mercato sono soprattutto le multinazionali che stanno delocalizzando.
Per quanto riguarda invece l’Italia, Milano e Roma sono le città predominanti per la clientela internazionale, anche se altre città si stanno affacciando nel panorama: Bologna, Napoli, Torino e Padova. Le zone più costose in Italia sono via Montenapoleone a Milano (2.450 euro al metro quadro annuo) e via Condotti a Roma (2.400 euro). A Milano è presente in maggioranza una clientela corporate internazionale, a Roma prevalgono invece i clienti nazionali e uffici pubblici. In particolare Milano soffre della mancanza di spazi disponibili: rispetto al 2005 sono aumentati di 250mila metri quadrati disponibili, ma insufficienti per soddisfare il mercato. E una soluzione si attende nel completamento del quartiere di Santa Giulia, destinato a rivoluzionare il mercato.
E una nuova tendenza sta modificando il mercato: si stanno attuando piano di sviluppo aggressivi da parte delle multinazionali che »vogliono» una vetrina nei luoghi più esclusivi della città
Le prospettive del 2007, secondo Cushman & Wakefield, confermano una crescita stabile, ma disomogenea. Guardando il pil delle varie regioni, l’Asia continuerà a guidare la crescita economica, l’Europa dovrebbe registrare un andamento superiore alla media mondiale e gli Stati Uniti registreranno un rallentamento nella seconda parte dell’anno. Per gli affitti dunque, sono attesi ancora rialzi.

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categoria: cina, londra, russia, affitti, shanghai, cushman & wakefield


Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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