note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
giovedì, 29 marzo 2007

Doris: «Non vendo»
Ma l’utile cala (-4%)

«Siamo corteggiati da molti, soprattutto da concorrenti stranieri, ma non è una questione di prezzo: io non vendo». Ennio Doris, azionista e ad di Mediolanum, si chiama fuori dal risiko bancario. «Siamo un modello unico e siamo in grado di esportarlo: l’estero rappresenta ormai circa il 10% delle nostre masse ed è in utile». I conti del 2006 si chiudono con un utile netto di 223,7 milioni (-4% sul 2005), le masse amministrate sono cresciute del 10% a 33,51 miliardi e la raccolta ha segnato un forte rialzo: +27% la raccolta netta, a 2,46 miliardi. Per il 2007 il gruppo guarda alle opportunità che nascono dalla riforma del Tfr e punta su nuovi prodotti del segmento Pip (Piano individuale di previdenza), come Tax Benefit New, per il quale attende il via libera della Covip. E con un «enorme» potenziale di mercato. Ieri il titolo ha chiuso in ribasso del 2,7% (a 6,02 euro). 

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categoria: mediolanum, ennio doris


mercoledì, 28 marzo 2007

RAI DI TUTTO, DI PIU' (PURE TROPPO)

Anche in Italia YouTube è nei guai per "merito" della Rai, la nostra "mitica" Radio televisione italiana. Dopo Viacom, che ha accusato YouTube (proprietà di Google) di pirateria e violazione del famigerato Dmca, nuovo attacco al file sharing. Più intelligente invece l'atteggiamento della Bbc, che con YouTube ha firmato uno storico accordo. La Rai vuole tutelare i contenuti digitale di sua proprietà in Rete. La Rai ha diffidato anche Libero Video e DailyMotion. La Rai sta per lanciarsi con una rinnovata iniziativa in Rete, Rai.tv, che punta su una svolta su Internet, condita da comunità, podcast, trasmissioni e film online.

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categoria: rai , youtube


mercoledì, 28 marzo 2007

Arpe: «Stop all'incertezza»

«Nonostante il disorientamento dovuto ai recenti avvenimenti che hanno interessato i vertici, i dati sulle attività commerciali nel primo trimestre 2007 mostrano una sostanziale consistente crescita, in tutti gli obiettivi operativi». Ieri l’amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe, intervenendo alla Banking Conference di Morgan Stanley a Londra, è tornato ancora una volta sulla questione relativa allo scontro con il presidente Cesare Geronzi. «L’impegno del management - ha aggiunto Arpe - è volto a superare rapidamente qualsiasi situazione che abbia l’effetto di indebolire la banca, creando un ribasso del titolo dovuto a incertezze». I recenti avvenimenti avevano infatti «disorientato investitori e management generando un clima di incertezza in tutti gli stakeholder di Capitalia. Il management - ha proseguito l’amministratore delegato - si impegna a supportare solamente soluzioni che generino valore, in conformità con gli interessi di tutti gli azionisti del gruppo». Inoltre «si impegna ad assicurare che l’eccellente posizione del gruppo all’interno del sistema bancario italiano sia valutata correttamente». A Piazza Affari, intanto, il titolo ieri ha chiuso la giornata in rialzo dello 0,98% raggiungendo 6,7 euro. Il mercato guarda anche all’assemblea del 18 aprile che avrà all’ordine del giorno anche un avvicendamento tra i rappresentanti di Abn Amro. Secondo fonti vicine al patto Capitalia, infatti, la poltrona del consigliere dimissionario Gabriel Marino potrebbe essere occupata da Antonio Scala.

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categoria: banche, geronzi, capitalia, arpe


lunedì, 26 marzo 2007

Pop Sondrio, che bell’aumento per la zitella d’oro  

Per l’istituto del presidente Melazzini, il 2006 si è chiuso con un utile netto superiore a 122 milioni Il titolo va in Borsa: in 10 anni il rialzo è oltre il 450%

Un guadagno del 18,63 per cento nel 2006. E un inizio d’anno ancor migliore, con un altro balzo del 9,16% sul mercato Expandi. Si presenta così ai soci la Popolare di Sondrio, splendida zitella che, dopo l’oeprazione sul capitale, disporrà di altri 300 milioni circa da far fruttare, a giudicare dai precedenti, in maniera egregia. Per la banca del presidente Piero Melazzini (che detiene anche il 100% del capitale dell’elvetica Pop Sondrio Suisse, grande protagonista delle banche commerciali in Ticino) il 2006 è stato un anno da cinque stelle: utile netto consolidato di 122,2 milioni di euro (+ 27,97%). Cresce anche la raccolta diretta a 12.670,6 milioni (+11,89%) mentre i crediti verso clientela sommano 11.299,6 milioni (+15,65%). Dal canto suo, la raccolta indiretta si è attestata, ai valori di mercato, a 20.960,4 milioni (+15,29%), mentre quella assicurativa somma 483,0 milioni (+7,82%). La raccolta complessiva da clientela si posiziona quindi a 34.114 milioni, più 13,89 per cento. Le sofferenze nette sono pari allo 0,72% dei crediti verso clientela consolidati. Il margine di interesse, infine, ha evidenziato un progresso del 17,11% a 302,7 milioni. 

IL DIVIDENDO. Il cda presieduto da Melazzini ha deciso di proporre la distribuzione di un dividendo unitario lordo di 0,23 euro (il 21,05% in più rispetto a quello di 0,19 corrisposto per l’esercizio 2005). Lo stacco decorrerà dal 5 aprile 2007. L’utile di cui viene proposta la distribuzione ammonta pertanto a complessivi 50,6 milioni. Per la rimanente parte dell’utile netto verrà proposta la destinazione a riserve per 56,1 milioni e al fondo beneficenza per 400mila euro. 

L’AUMENTO DI CAPITALE. Inoltre, il board della banca valtellinese ha approvato il 28 novembre scorso un aumento del capitale sociale in forma mista, che verrà sottoposto all’assemblea straordinaria. L’operazione, che la banca ritiene di poter attuare entro i primi sei mesi del 2007, prevede «l’assegnazione gratuita di una nuova azione ogni cinque possedute e l’offerta in opzione a pagamento di una nuova azione ogni cinque possedute (prima dell’assegnazione gratuita) al prezzo unitario di 7 euro, di cui 3 di valore nominale e 4 euro di sovrapprezzo». Al termine di questa operazione il patrimonio della banca incrementerà di circa 308 milioni, per «dare impulso allo sviluppo aziendale».

OBIETTIVO LIGURIA. La rete territoriale del gruppo bancario è salita nel 2006 a 249 filiali (e 2.204 dipendenti). Due le nuove sedi aperte in terra svizzera con Pop Sondrio Suisse. Mentre sono state 13 le aperture in Italia che sono così diventate 231. In particolare a Milano (due), Roma (tre), e poi in provincia di Mantova e nell’alta Lombardia. Il 2006 ha segnato anche il primo insediamento in provincia di Trento, a Cles. Novità interesseranno presto anche la Liguria, con la rappresentanza di Genova, che verrà trasformata in dipendenza a piena operatività. L’espansione della rete proseguirà, poi, nel 2007 con l’intensificare della presenza in Lombardia, nelle aree limitrofe e nella Capitale. Sempre quest’anno, la Banca Popolare di Sondrio prevede l’aumento delle masse intermediate, anche in riferimento all’operazione sul capitale della capogruppo. «Ne dovrebbe beneficiare il margine d’interesse, anche in conseguenza della dinamica dei tassi», spiegano dall’istituto lombardo. «Positivi contributi sono inoltre attesi dalla gestione dei servizi e ciò dovrebbe consentire di far fronte al previsto incremento delle spese amministrative, correlate fra l’altro all’ampliamento della rete territoriale». E la Borsa sembra apprezzare la conduzione di Piero Melazzini. Negli ultimi 15 anni il titolo in Borsa della Popolare di Sondrio ha sempre registrato performance positive (sfiorando più volte il 30% di rendimento). E negli ultimi 10 anni il titolo si è rivalutato del 450% (contro la crescita del 333% del Mercato Expandi). Un andamento che denota la fiducia del mercato nella strategia di crescita portata avanti dal management. Anche per il 2007, nonostante multipli al sopra della media, la prospettiva di essere protagonista nel processo di consolidamento del settore conferisce al titolo un discreto appeal. Basti pensare che, una volta portato a termine l’aumento di capitale, il gruppo disporrà di ingenti risorse per crescere su linee esterne e interne. In attesa infine che la riforma sul voto capitario voluta dal governatore Draghi vada in porto e doni nuovo impulso al risiko bancario.

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categoria: banche, popolare sondrio


giovedì, 22 marzo 2007

«Il Crédit Agricole resterà al 5% di Intesa Sanpaolo»  

I francesi hanno presentato la nuova Cariparma Intanto il titolo della superbanca torna in luce con un balzo del 3,2% grazie a MS e Cr Firenze

«Manterremo la nostra quota di circa il 5% in Intesa Sanpaolo, interessante per noi anche da un punto di vista fiscale». L’ha annunciato ieri a Parma il direttore generale del Crédit Agricole, Georges Pauget, durante la presentazione delle strategie di sviluppo della nuovo gruppo Cariparma FriulAdria (all’85% dell’isituto francese). «Non siamo negli organi di gestione di Intesa Sanpaolo, siamo solo investitori finanziari, quindi possiamo mantenere la nostra quota senza incorrere in sanzioni dell’Antitrust», ha aggiunto. La Fondazione Cariparma, che detiene il 2,2% del gruppo Intesa Sanpaolo, attraverso il suo presidente Carlo Gabbi, si è invece detta disposta a cedere a Cariplo la metà della propria quota. La banque verte ha escluso che sul tavolo ci siano altri dossier italiani per future acquisizioni, «ora siamo tutti concentrati sulla fusione». Posizione sottolineata anche dal presidente René Carron: «Siamo focalizzati sulla crescita interna, è l’unica strategia che abbiamo, ed escludiamo la quotazione di Cariparma». Il nuovo gruppo bancario, che si è presentato ieri al Teatro Regio, avrà 665 filiali e 6.750 dipendenti, presente in nove regioni e 45 province, dove viene prodotto il 70% del pil nazionale e punta a diventare un primario player italiano. Dopo il recente acquisto di 202 filiali di Intesa Sanpaolo, il bilancio 2006 virtuale del nuovo gruppo ha «registrato» ricavi per 1,6 miliardi, un utile netto di 400 milioni, un rapporto cost/income al 50% e quasi 90 miliardi di mezzi tra raccolta e impieghi. Sul fronte degli sviluppi futuri (100 nuove filiali entro il 2009 e un rapporto cost/income al 44% nel 2010) il Crédit Agricole vuole spingere sulla bancassurance, settore in cui i francesi sono già leader in Europa, ed entrare «massicciamente» nel ramo danni dell’assicurazione con una nuova società. In questo senso verrà rafforzata la collaborazione con Fondiaria Sai: il dg di Agricole Georges Pauget ha dichiarato di avere ancora qualche mese per decidere, «ma abbiamo comunque mezzi propri per sviluppare una nostra strategia». Mentre i francesi illustravano a Parma i dettagli della «campagna d’Italia», ieri Intesa Sanpaolo è tornata sotto i riflettori della Borsa con un balzo del 3,24% a 5,57 euro e volumi boom: è passato di mano l’1,8% del capitale. La performance è stata spinta da uno studio di Morgan Stanley, che ha avviato la copertura sul titolo con giudizio overweight e target price a 6,32 euro, ma anche dalla speculazione sulle trattative per l’aggregazione di Cr Firenze.

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PS: Bella Parma.

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giovedì, 22 marzo 2007

Conti 2006 di Ubi: utile netto a 951 mln (+3,4%)

Utile netto d’esercizio pari a 951 milioni (+3,4% sul 2005), mentre il risultato operativo di gestione si è attestato a 1,9 miliardi (+12,4). Sono i risultati pro-forma di Ubi, il gruppo che nascerà dalla fusione Bpu-Lombarda. Ieri le due banche hanno presentato all’Antitrust gli impegni per ottenere il via libera alla fusione: si impegnano a non sottoscrivere patti di sindacato su Intesa Sanpaolo e a far sì che la Carlo Tassara di Zaleski e Mittel non siano rappresentati negli organi di governance. Il 2 aprile si terrà la prima riunione del consiglio di sorveglianza per la nomina del consiglio di gestione.

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lunedì, 19 marzo 2007

Caro libro, ti leggo...  

Dal 2000 si è assistito a una rivoluzione che ha fatto crescere il numero dei lettori. Il merito è tutto dei quotidiani che hanno scelto di allegare i libri. Cinque player si spartiscono più della metà del mercato italiano per un totale di 4 mld di ricavi. Il resto è frammentato tra 3.000 editori medio-piccoli

In Gran Bretagna è appena nata una curiosa top ten, quella dei libri che, dopo essere stati acquistati, rimangono sul comodino per mesi per poi essere abbandonati. A guidare questa poco invidiabile classifica è il Vernon God Little di Dbc Pierre, seguito dall’Ulisse di Joyce e dai Versetti Satanici di Rushdie. Tra i meno letti, ma molto acquistati, dai lettori inglesi figura anche l’autobiografia (My Life) di Bill Clinton, la prova letteraria della ex lady di ferro Margaret Thatcher e la storia del campione del Real Madrid David Beckham. Meno prevedibile è, invece, la presenza in classifica di L’alchimista di Coelho e l’ultima puntata della saga di JK Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco. Troppo forte, per i lettori inglesi, la tentazione di chiudere un libro e dedicarsi alla tv (per il 46% degli intervistati) o ai videogiochi (per il 26%). Del resto c’è anche chi acquista i libri per uno scopo diverso da quello per cui sono scritti, come per arredare, per seguire una moda o per status.
Nonostante questa classifica, l’Inghilterra resta un Paese dove si spende il doppio che in Italia per l’acquisto dei libri. Ma qualcosa sta iniziando a cambiare anche da noi. Il Bel Paese sta infatti guadagnando terreno rispetto ai lettori europei, aiutata anche dalla diffusione dei libri allegati a quotidiani e riviste. Secondo una recente ricerca della Simmaco Consulting il nostro mercato librario vale oltre 4 miliardi di euro. E a questo dato si devono aggiungere i ricavi della cessione dei diritti di sfruttamento, la riproduzione illegale (stimata in 350 milioni) e l’usato che in Italia vale 250 milioni. A spartirsi il mercato italiano sono sostanzialmente cinque grandi player che sono titolari di decine di collane e case editrici, che insieme fanno oltre il 55% del mercato. Questi sono la Arnoldo Mondadori Editore, Feltrinelli, Giunti, Messaggerie Italiane Gems e Rizzoli. L’altra metà è frammentata tra oltre 1.500 editori medio- piccoli.
Se si prendono come termini di paragone i mercati degli altri Paesi, l’Italia vale la metà di quello tedesco (che però ha 25 milioni di cittadini in più) e inglese, il 20% in meno della Francia. Ma dal 2000 si è assistito a una vera rivoluzione, grazie agli allegati a quotidiani o riviste. All’inizio del millennio ogni giorno uscivano 120 libri, nel 2005 il numero è cresciuto a 170, i titoli in commercio saliti a 600mila da circa 374mila, la resa media dei libri (ovvero i resi all’editore perché invenduti) a 35% (da 20%). Rispetto al 2000 cresce del 45% anche l’acquisto attraverso Internet, +1,3% in libreria, +15% nella grande distribuzione, +10% in edicola. E a spingere l’aumento degli acquisti attraverso internet (tra i siti maggiormente frequentati www.ibs.it e www.bol.it) è la difficoltà dei negozi ad avere un’offerta che riesca a mettere in vetrina le ultime uscite.
Per Einaudi si è assistito nel 2006 a una crescita costante nelle vendite, con una grande performance dei tascabili che l’anno scorso sono cresciuti del 25%. Successi editoriali sono stati La ragazza del secolo scorso di Rossana Rossanda (150mila copie), Stagioni di Rigoni Stern e il premio nobel turco Orhan Pamuk, che ha venduto, con i suoi cinque libri, 400mila copie. «Ma non dimentichiamo che il successo di un libro si costruisce attraverso un costante lavoro editoriale - ha spiegato a F&M Weekend Ernesto Franco, direttore editoriale di Einaudi - Hanno riscontrato particolare clamore tra i lettori italiani anche gli autori di lingua anglosassone: Roth, Seketu, Franzen». E il mercato si presenta spesso in altalena, legato a casi editoriali che interessano determinati autori, se non addirittura singoli libri. Come il caso di Roberto Saviano e il suo Gomorra, un successo da 600mila copie (fino ad ora). Saviano è stato scoperto dalla storica rivista della Mondadori, fondata da Moravia, Nuovi Argomenti, una vera fucina di talenti ora diretta da Dacia Maraini. «Gomorra è un grande libro di letteratura e impegno civile, ciò che la letteratura può e dovrebbe essere - ha detto a F&M Weekend Antonio Riccardi, direttore editoriale Libri Mondadori - È scritto bene, capace di incidere sulla carne viva della società, che ricorda Pasolini». E non è sempre vero che la televisione uccida i libri: «Trasmissioni televisive fatte con una certa grazia come Che tempo che fa di Fabio Fazio oppure Le invasioni barbariche di Daria Bignardi fanno bene alla lettura », prosegue Riccardi.
Al mercato italiano piacciono sempre più gli autori italiani. Cala infatti la proposta di autori stranieri: oggi poco più di un libro su cinque presente portato in libreria è straniero, negli anni scorsi era uno su quattro. Tra i più tradotti i gli autori inglesi, poi francesi e tedeschi. Nel 2005 l’esportazione di libri italiani è stata pari a 39,4 milioni di euro e denota una certa stabilità e inerzia dei valori. Nei tre mesi del 2006, secondo l’indagine commissionata dall’Associazione Italiana Editori a Demoskopea, hanno fatto registrare una crescita a valore del 7% (+2,8% di copie). Il secondo trimestre è stato meno dinamico e ha riportato a un 3,7% la crescita a valore nel primo semestre del 2006, rispetto al precedente periodo del 2005. «Negli ultimi sette anni in Italia abbiamo assistito a una vera e propria mutazione antropologica - ha spiegato Bruno Mari, direttore editoriale della Giunti, terzo gruppo editoriale in Italia - Infatti malgrado la scolarizzazione di massa dopo la seconda guerra mondiale, il mercato editoriale italiano degli ultimi 40 anni è cresciuto a ritmi del 2-3% all’anno. Negli ultimi quattro anni, invece, i libri sono entrati in case che fino ad ora non avevano acquistato mai libri, è questo il dato più importante». E la discussione di questi giorni sull’offerta delle librerie e la presenza scarsa di alcuni libri e il conseguente «presunto tradimento della cultura, sono solo pigolii», taglia corto Mari, che da 30 anni si occupa di libri. «Non è certo questo il problema del mercato librario italiano, non dobbiamo guardare ai libri dell'élite che interessa il 5% dei lettori». Occorre andare nei piccoli centri, portare i libri nei centri commerciali, fare sbattere la gente contro un libro. Così anche le librerie italiane si stanno trasformando, per diventare sempre più un punto di incontro. Non solo per l’acquisto di libri. Ora ci si può trovare anche per prendere un caffè o addirittura assaggiare vino o piatti tipici, come accade alla Feltrinelli di Mestre (Venezia).
Secondo la Simmaco è aumentata anche la redditività delle vendite di libri. Il margine operativo è aumentato dell’11% nel decennio 1995-2005 rispetto all’aumento dell'inflazione dell’8 per cento. Ciò si spiega anche con l’aumento dell'efficienza produttiva, nella stampa e nell’impaginazione. Dagli anni 90 è iniziata una piccola rimonta del mercato librario italiano rispetto ai consumatori stranieri, dice la ricerca della Simmaco, e questo si spiega anche a seguito dei processi di aggregazione dei maggiori editori italiani, la concentrazione distributiva, integrazione aziendale e la crescita della redditività. Poi è arrivata la rivoluzione degli allegati, che non ha rubato mercato alle librerie, al contrario, ha avvicinato alla lettura chi prima non lo faceva. «Stiamo assistendo nell'ultimo periodo - prosegue Mari - ad un certo appannamento di alcune collane di libri dedicati ai bambini, mentre cresce la richiesta di libri divulgativi nel settore scientifico e storico». Per Giunti la saggistica e manualistica registrano buone performance, con quest’ultima che cresce a due cifre «un settore che interessa ai nuovi lettori, al pubblico nuovo, che viene avvicinato da questi prodotti editoriali, non certo con autori che qualcuno lamenta siano scomparsi dalle librerie».
«Il mercato è in crescita certo - ha ribattuto Marco Ferrario, amministratore delegato della Sperling&Kupfer che conta oltre 400 nuove uscite all’anno - Ma ciò si spiega con la riduzione dei prezzi di copertina, che si opera specialmente nelle grossa distribuzione e nelle librerie dei centri commerciali». Un successo legato dunque al cambiamento della distribuzione. «Al pubblico femminile, la letteratura che piace è sempre più quella autoironica alla Bridget Jones, quella che viene definita "narrativa situazionale", ma non solo». E le donne sono quelle che leggono di più e che hanno mostrato un incremento maggiore, a tutte le età. Ed è aumentata di conseguenza anche l’offerta della manualistica dedicata alle donne. Un settore importante sta diventando anche quello dei lettori che vanno dai 15 ai 20 anni, dove il mercato sta crescendo, con richiesta di libri per giovani. E per S&K arriverà presto un debutto destinato al successo con Meno male che ci sei di Daniela Raineri. Da qualche anno S&K registra una buona crescita nelle collane dedicate ai manager con il best seller del settore Il nostro iceberg si sta sciogliendo, che ha raggiunto le 25mila copie vendute. Bene vanno anche i thriller storici.
Ma le buone notizie arrivano dai giovani lettori, se non giovanissimi, che hanno medie di lettori vicinissime a quelle dei coetanei europei. Ed è un settore in continua crescita, da alcuni anni. Non c’è infatti solo Harry Potter e le sue avventure, ma a a fianco ci sono molti altri libri. «C’è stato un risveglio dei genere fantasy e della letteratura fantastica - ha spiegato a F&M Weekend Serena Daniele, editor della Salani e che cura la collana di Harry Potter - Tutto è iniziato una quindicina di anni fa con La Gabbianella e il gatto di Sepulveda». Un successo da oltre 1,5 milioni di copie, che ha importato il genere in Italia. I giovani lettori di Salani sono stabili e fedeli, il sogno di ogni casa editrice. E c’è anche una Joanne Kathleen Rowling italiana, è Silvana de Mari con il suo Ultimo Elfo, che è stato venduto in 12 Paesi.

su Finanza&Mercati su sabato

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categoria: libri, pubblicità, giornali, gomorra, einaudi, feltrinelli, sponsor, mondadori, finanza e mercati, giunti


giovedì, 08 marzo 2007

TATÒ GUIDA EDITORI PERLAFINANZA

Franco Tatò è stato nominato presidente di Editori PerlaFinanza, Silvano Boroli vice presidente. La casa editrice pubblica il quotidiano ‘Bloomberg Finanza&Mercati’ e il trimestrale ‘TuttoFondi Standard&Poor’s’. (Primaonline.it - 8 marzo 2007)

aggiornamento delle 19.12 da Dagospia

(Ansa) L'assemblea di Editori Perla Finanza ha proceduto oggi al rinnovo del consiglio di amministrazione della societa' con la nomina di Franco Tato' amministratore delegato e presidente. L'assemblea di Editori Perla Finanza ha proceduto oggi al rinnovo del consiglio di amministrazione della societa', che risulta cosi' composto: Franco Tato', Silvano Boroli, Giovanni Ferreri, Massimo Patrucco e Guido Rivolta. Tato' ha assunto la carica di presidente e ad della societa'. Il precedente consiglio era composto da Massimo Segre (presidente), Silvano Boroli, Alfonso Ciccaglione, Danilo Coppola, Fabio Lattanzi e Massimo Patrucco.

La delibera e' avvenuta con il voto contrario dell'azionista di minoranza, Osvaldo De Paolini. Al termine dell'assemblea di Editori Perla Finanza Franco Tato', nominato ad e presidente, ha detto: ''Mi auguro di poter contribuire al rilancio della casa editrice dopo le recenti vicissitudini. Mi riprometto di impegnarmi a garantire l'indipendenza e l'obiettivita' delle testate che operano in un settore particolarmente delicato come e' l'informazione finanziaria''. Tato' ha iniziato la sua carriera in Olivetti nel 1956. A partire dal 1970 e' stato amministratore delegato di varie societa' del gruppo Olivetti. Ha inoltre guidato la Mannesmann-Kienzle, Mondadori e Finivest. Dal 1996 al 2002 e' stato ad dell'Enel e quindi presidente Rcs.

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categoria: finanza e mercati


mercoledì, 07 marzo 2007

MILANO FINANZA&MERCATI

Si è chiuso un cerchio: da oggi Osvaldo De Paolini, ex editore e direttore di Finanza&Mercati, oggi azionista con oltre il 50%, passa alla concorrenza e diventa direttore del nostro concorrente Milano Finanza. Probabilmente l'idea del fondatore di Mf già venti anni fa.

Sugli ultimi sviluppi della vicenda il commento, al solito ironico e informato, di Dagospia:

4 – DE PAOLINI BUSSA INVANO ALLA PORTA DI ANGELUCCI, SI APRE “MF”
Sul terreno della stampa economica e finanziaria c'è qualcun altro che si muove in queste ore. E' Osvaldo De Paolini, l'ex-direttore e fondatore di "Finanza&Mercati" e del Gruppo editoriale che pochi mesi fa Danilo Coppola ha conquistato con l'aiuto dei banchieri Segre di Intermobiliare. All'indomani dell'arresto dell'immobiliarista di borgata Finocchio, De Paolini, che per un mese ha viaggiato sul Falcon 50 di Coppola, ha preso le distanze dalle sorti di quest'ultimo che due giorni prima lo aveva licenziato dal giornale. Quindi salta fuori che il giornalista si sta muovendo per cercare una soluzione che gli consenta di riappropriarsi della testata e della casa editrice quando le vicende giudiziarie lo consentiranno. A Dagospia risulta che negli ultimi giorni ha sottoposto alla famiglia Angelucci (proprietaria del "Riformista" e di "Libero") di tirar fuori dal portafoglio 20 milioni di euro per rilevare da Coppola "PerLaFinanza". Da quanto trapela sembra che Gianpaolo Angelucci abbia ascoltato in silenzio la proposta di De Paolini per poi rifiutarla categoricamente. Chiusa la porta, per De Paolini si è aperta la finestra del suo antico nemico, Paolo Panerai.

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categoria: giornali, coppola, finanza e mercati


mercoledì, 07 marzo 2007

REPUBBLICA CENSURA

Oggi è apparsa su Repubblica la nostra lettera di protesta (che potete leggere qua sotto) contro il pezzo di Statera. Ma opportunamente tagliata, sarebbe meglio dire censurata, nella parte in cui si riferisce a Segre, nel cda della nostra casa editrice e in quella di Repubblica. Nella risposta, colpo di "artista" di Statera, che ricorda che anche la figlia ha lavorato qua. Poi licenziata, ma questo non lo ha ricordato.

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categoria: repubblica


Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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