note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
mercoledì, 30 maggio 2007

Deutsche Telekom punta sull’anti Skype

Anche Deutsche Telekom entra nel business delle chiamate via internet, grazie a un investimento definito «strategico» in JaJah. L’ex monopolista tedesco della telefonia, attraverso il fondo T-Online Venture, affianca Intel nell’operazione da 20 milioni di dollari nella società con sedi a Mountain View (California) e Lussemburgo, per molti, l’anti Skype. È un chiaro segnale che Telekom vede nelle chiamate VoIP, non un concorrente, ma un’opportunità da sfruttare. «Il panorama della comunicazione è in rapida evoluzione», ha affermato Andreas Kindt, presidente della Commissione per gli Investimenti del fondo T-Online Venture - Con questo investimento saremo in grado di continuare a fornire agli utenti di tutto il mondo le soluzioni innovative di cui hanno bisogno». Jajah ha recentemente raggiunto 2 milioni di utenti registrati, in 55 diversi Paesi. E con T-Online, fondo da 100 milioni di euro nato nel 2001, non è escluso vi siano in futuro sinergie anche nel piano industriale, con la telefonia via internet protagonista.

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categoria: voip, skype, jajah


mercoledì, 30 maggio 2007

Sfuma l’Opa Cornell su Innotech

Il fondo resta interessato ad «acquisire il controllo», ma chiederà alla Consob l’esenzione dall’offerta. Dopo la due diligence e le istanze di fallimento l’intervento diventa «salvataggio»

Salta l’Opa obbligatoria di Cornell sul 100% di Innotech. Il fondo Usa proseguirà «nell’operazione di acquisto del controllo», ma chiederà alla Consob l’esenzione dall’offerta (il titolo, dopo due sedute di sospensione, ha perso ieri il 3,97% a 0,81 euro). Inoltre, abbassa il valore della società, in quanto le azioni nell’aumento di capitale da 15 milioni saranno pagate 0,5 euro (non più 0,74). La due diligence, resa nota lunedì notte, evidenzia che le condizioni economiche sono mutate rispetto al precedente accordo (il preliminare è del 23 aprile), a seguito del riscontro di possibili «sopravvenienze passive per un ammontare in ogni caso non superiore a 1,5 milioni». Al termine dell’aumento di capitale, Cornell deterrà circa il 59,77% di Innotech, mentre l’attuale socio di controllo, Carlo Corba Colombo, avrà circa il 10,19% (contro il 28 circa del precedente accordo). La revisione delle condizioni è anche la conseguenza dell’inasprirsi della situazione giudiziaria di Innotech, sopraggiunta dopo il preliminare, tanto che il 5 giugno è prevista l’udienza in Tribunale per l’istanza di fallimento presentata dalla Procura. Proprio in quanto «operazione diretta al salvataggio di società in crisi», Cornell ritiene di non dover lanciare l’Opa. Secondo il fondo, esistono «le condizioni previste per l’esenzione dell’obbligo di Opa» a seguito dell’accordo con le banche creditrici, che ha comportato «la parziale rinuncia ai crediti vantati». Sulla base di tale accordo la posizione debitoria 2006, pari a 4,25 milioni (compresi gli interessi maturati) si chiuderà con il versamento di 1,7 milioni.

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mercoledì, 30 maggio 2007

Montefibre, un siluro da 43 milioni

La richiesta di un indennizzo per la bonifica di Porto Marghera (Venezia), da parte dell’Avvocatura dello Stato, trascina giù Montefibre, che ieri a Piazza Affari ha chiuso a 0,78 euro in calo del 3,3 per cento. Il ministero dell’Ambiente ha avanzato, davanti al giudice civile, una richiesta di sequestro conservativo di 43 milioni per la bonifica ambientale di una zona della Laguna veneziana. Dopo l’anticipazione di Finanza & Mercati, ieri è arrivato il comunicato, a tratti molto duro contro l’Avvocatura dello Stato, della società chimica. «Abbiamo rappresentato in giudizio la totale infondatezza delle pretese di risarcimento del danno ambientale». «La richiesta - prosegue il comunicato - appare dunque più un atto "ad effetto", che una reale difesa dei diritti dello Stato». Secondo Montefibre la richiesta risulta «infondata nel merito e costruita su una erronea interpretazione dei dati tecnici di bilancio». La società ha stigmatizzato il comportamento «poco meditato dell’Avvocatura, che crea ingiustificato allarmismo e conseguente pregiudizio per la società». E si riserva di promuove le opportune azioni legali.

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categoria: venezia, montefibre


martedì, 29 maggio 2007

Montefibre non vede il verde
e lo Stato chiede 43 milioni

Causa civile davanti al Tribunale di Venezia per il risarcimento dei danni ambientali alla Laguna. La società disposta a pagare 2 mln

Una richiesta di 43 milioni di euro per la bonifica di Porto Marghera è stata avanzata dal ministero dell’Ambiente a Montefibre, società chimica specializzata nella produzione di acrilico e fibre in poliestere. Venerdì scorso, davanti al Tribunale di Venezia, l’avvocato dello Stato, Gianpaolo Schiesaro, ha chiesto il sequestro conservativo della consistente somma, da destinare alla bonifica dell’area di Porto Marghera (Venezia). Il motivo della richiesta è dovuto al «ridotto» stanziamento (a bilancio di Montefibre ci sarebbero solamente 600mila euro) per le bonifiche ambientali. Nel secondo dopoguerra la zona industriale di Marghera, con il Petrolchimico, è stata il cuore della chimica italiana, dove lavoravano oltre 4.500 dipendenti. Ma anche fonte d’inquinamento e di morti per cloruro di vinile. Nel 2002 è stato firmato un Accordo di programma che impegna le società operanti sul sito all’opera di bonifica dell’area. Mentre lo Stato ha stanziato 150 milioni di euro, somma che verrà poi rimborsata da chi ha provocato danni ambientali all’area, in 50 anni di attività. A Montefibre, secondo quanto risulta a Finanza & Mercati, la richiesta «pare esagerata». In più la società presieduta da Roberto De Santis lamenterebbe anche ritardi nei lavori di bonifica. Dal canto suo Montefibre sarebbe pronta a far fronte alla spesa di marginamento dell’area, attraverso un sistema di paratie. Ma, secondo una fonte vicina alla società, le divergenze con lo Stato sarebbero sorte sull’individuazione dell’area da bonificare: Montefibre sarebbe disposta ad accollarsi le spese relative agli interventi in Laguna: una cifra poco superiore ai 2 milioni di euro. Lo Stato richiede anche un intervento nell’entroterra. Ora ci sarà lo scambio di memorie, la prossima udienza è fissata per metà ottobre. Intanto, in Borsa, i titoli Montefibre hanno chiuso la seduta di ieri in calo del 2,52% a 0,81 euro, dopo avere lasciato sul terreno un ulteriore 1,82% al termine della seduta di venerdì.

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categoria: venezia, montefibre


lunedì, 28 maggio 2007

Coca-Cola si carica di vitamine con Glaceau

La società di Atlanta ha acquistato per 4,1 miliardi di dollari il gruppo che produce bevande vitaminizzate e che vanta una fetta di mercato del 30%. La rivale Pepsi è prima con il 45%

Coca-Cola punta (decisamente) al mercato dell’acqua «vitaminizzata», ultima tendenza made in Usa, un settore già presidiato dalla rivale Pepsi. Il colosso di Atlanta ha raggiunto ieri un accordo per rilevare Energy Brands, proprietaria della Glaceau Vitaminwater, che racchiude numerosi marchi di bibite energetiche e acque con vitamine, per la cifra 4,1 miliardi di dollari. Tra gli azionisti della società acquisita spicca l’indiana Tata, che attraverso la sua controllata Tata Tea deteneva il 30% delle azioni (pari a 1,2 miliardi di dollari). Tra i marchi più noti della società nata nel 1996, con sede a Whitestone (New York), ci sono Vitaminwater, Fruitwater, Smartwater e Vitaminenergy. Si tratta della più grande acquisizione nella storia, lunga 115 anni, della Coca-Cola. Che arriva dopo una serie di altre operazione messe a segno dall’amministratore delegato, Neville Isdell per rilanciare la bibita più bevuta al mondo. La quota di mercato di Coca-Cola sul mercato della acque vitaminizzate era ferma al 5%, mentre SoBe, Aquafina e Propel della Pepsi raggiungono il 45% delle preferenze dei bevitori Usa. Il nuovo acquisto porta ora in dote una quota di mercato pari al 30 per cento. L’accordo prevede inoltre che i tre top manager di Glaceau rimarranno dopo la fusione, gestendo il business per almeno tre anni. Si tratta del fondatore di Glaceau e amministratore delegato J. Darius Bikoff, del direttore generale Mike Repole e del direttore finanziario Mike Venuti. E rimarranno anche altri dirigenti che ricoprono incarichi minori. Nei giorni scorsi la Coca-Cola ha inaugurato il nuovo museo, che ricopre una superficie doppia rispetto al precedente, costato 100 milioni di dollari.

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lunedì, 21 maggio 2007

Il mattone europeo invade le Borse

Nonostante la recente crisi che ha colpito il settore immobiliare spagnolo, in Europa continua a salire la febbre per il real estate. Sono attesi infatti i debutti in Borsa di tre società europee: Vector Hospitality (Gran Bretagna), Pik (Russia) e Realia Business (Spagna), che in totale puntano a raccogliere la cifra record di 3,65 miliardi di euro. Il gruppo russo delle costruzioni Pik ha annunciato ieri l’intenzione di quotarsi contemporaneamente a Mosca e a Londra, con una capitalizzazione tra 8 e 10 miliardi di euro. Pik è specializzato nella realizzazione di appartamenti e punta a raccogliere dall’Ipo 1,6 miliardi di euro, necessari a finanziare l’investimento su 10 milioni di nuovi metri quadri. A Londra è pronta a sbarcare anche la britannica Vector Hospitality, per dar vita alla più grande Ipo europea del real estate. Il primo fondo d’investimento europeo in hotel intende raccogliere 2,5 miliardi di sterline (pari a 3,65 miliardi di euro). La società ha fissato ieri la forchetta di prezzo per i 200 milioni di azioni messe in vendita: sarà compresa fra i 995 e i 1.115 pence. Il ricavato dell’Ipo sarà destinato ad acquisire una serie di hotel (la maggior parte dei quali di Royal Bank of Scotland) valutati 2,6 miliardi di sterline. L’inizio delle contrattazioni delle azioni è prevista per l’11 giugno. Infine la spagnola Realia, controllata di Fomento de Construcciones & Contratas e Caja Madrid, punta a raccogliere 1,73 miliardi dal debutto in Borsa, previsto per il 6 giugno.

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lunedì, 21 maggio 2007

Microsoft si prende aQuantive

Gates paga 6 mld per la società di pubblicità on line. Continua la gara con Google e Yahoo

Microsoft compra aQuantive e risponde così a Google e Yahoo nel settore della pubblicità on line. La casa di Redmond sborserà la cifra di 6 miliardi di dollari (pagando 66,50 dollari per azione), ovvero l’85% in più del valore registrato giovedì sul Nasdaq dalle azioni aQuantive. Società fondata a Seattle nel 1997, che era controllata da Avenue A/Razorfish, Atlas Media Console e Drive Pm. La sfida per la pubblicità on line era iniziata un mese fa, con la società di Brin e Page che aveva acquistato DoubleClick per 3,1 miliardi di dollari. Poi è arrivata la risposta di Yahoo, che ha rilevato l’80% di Right Media, per circa 680 milioni di dollari. Con l’acquisto di ieri Microsoft intende espandere la propria attività nel settore della pubblicità on line, servendosi degli strumenti di aQuantive per la gestione degli acquisti di annunci pubblicitari da pubblicare in rete. E secondo alcuni analisti, con questa mossa, Bill Gates sembra voler allontanare la prospettiva di un accordo con Yahoo. AQuantive fornisce una serie di servizi per le aziende che vogliono fare pubblicità sul web, con la possibilità di pubblicare annunci mirati grazie alla tecnologia «Atlas».

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categoria: microsoft, bill gates


venerdì, 18 maggio 2007

UN MINISTRO DEGLI ESTERI DA INVIDIARE

Sarkozy ha mantenuto le promesse: il nuovo governo francese è snello, rosa e aperto ad altre forze politiche. Ha nominato l'ex ministro della Sanità socialista, Bernard Kouchner, che fu tra i fondatori dell'associazione premio Nobel Medici senza Frontiere, nuovo ministro degli Esteri (e prontamente espulso dal Partito Socialista come "traditore"). Mosca bianca nel panorama politico parigino, campione del dissenso di sinistra e di popolarità in patria, Kouchner è un europeista accanito, fautore del diritto-dovere d’ingerenza delle democrazie (anche militarmente) nei conflitti etnici, presidente della Repubblica mancato. Strenuo difensore all’Onu del Partito radicale transnazionale dall’attacco di Vladimir Putin.  E' stato uno dei fondatori dell'organizzazione non governativa Medici senza frontiere, poi lasciata (per poco interventismo) di Médecins du Monde. Perché l'azione delle ong umanitarie non si deve fermare a trovare "un giaciglio per la notte".

(pezzo liberamente ispirato dal Foglio) 

Altro pezzo su Bernard Kouchner 

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venerdì, 18 maggio 2007

Ottieri, il libraio del web vuole essere provinciale

"Ubik farà leggere le piccole città". Dalle Messaggerie a Internet Bookshop. E da qui nasce il progetto di una catena di mini librerie pensate a misura di provincia, dove i grandi editori si sono defilati

Quello che avrebbe fatto da grande, Alberto Ottieri, l’aveva scritto nel Dna. Figlio di uno scrittore, Ottiero, e di Silvana Mauri, nipote dell’editore e scrittore Valentino Bompiani, è cresciuto  inevitabilmente fra i libri. La sua è una famiglia che ha fatto la storia dell’editoria italiana. La holding della famiglia Mauri, la Messaggerie Italiane, terzo gruppo dietro a Mondadori e Rcs, controlla marchi storici: le case editrici Garzanti Libri, Vallardi, il gruppo Longanesi con Corbaccio e Tea. Cui si aggiungono le partecipazioni di minoranza in case editrici come Piemme e Laterza.
Alberto Ottieri, 47 anni, laurea in Scienze Politiche a Milano e poi un master a New York, è stato tra i primi a credere nelle potenzialità della grande rete (il web), creando Internet Bookshop, società della quale è presidente, per la vendita on line di libri e, ora, anche di musica. Nel 1981 nasce Messaggerie Libri da una costola di Messaggerie Italiane. Diciassette anni più tardi, la creatura di Ottieri vara il sito Internet Bookshop, assieme alla WHSmith, uno dei principali gruppi retail inglesi quotato alla Borsa di Londra, che già possedeva il «cugino» inglese del sito. Poi la decisione di riprendere in toto il controllo della nuova realtà in Italia: nel 2000 Messaggerie Libri (160 milioni di euro il fatturato 2006) ha raggiunto il 100% di Internet Bookshop Italia.
Per Ottieri, il web ha sempre rappresentato un’opportunità da sfruttare, anche per il mondo dell’editoria, nonostante per molti potrebbe rappresentare un «nemico». Ha infatti creato Alice.it, la comunità di appassionati di letteratura (sito poi ceduto a Telecom per omonimia con l’offerta Internet). E da poco ha lanciato Wuz.it, che allarga il pubblico anche agli appassionati di cinema e musica. Ora, Ottieri sta compiendo un altro passo, verso il mondo reale, e affiancare così agli scaffali virtuali di Internet Bookshop quelli veri, con il lancio di una nuova catena di librerie in franchising Ubik.
L’obiettivo è raggiungere i centri medio piccoli, fino a ora off limits per le grandi catene che preferiscono spartirsi le piazze (e lettori) delle metropoli più importanti. Ottieri ha fatto una scelta diversa. E ha dato il via a Ubik, nome con radici latine, che deriva da ubique (ovunque). «Ma ha in sé un’idea realmente moderna: aprire in ogni parte del Paese una libreria, venire incontro materialmente al lettore», spiega Ottieri a Finanza&Mercati. Ubik è la prima catena a offrire questa soluzione, fornendo «chiavi in mano» un assortimento proveniente dalla più grande libreria in Italia (la controllata Fastbook) con oltre 140mila titoli, italiani ed esteri, e 150 editori. «Mettiamo così il libraio in condizione di competere con qualsiasi libreria, di catena e non, presente nella città in cui desidera aprire», prosegue Ottieri. «Non avrà più un rapporto con tanti fornitori, ma una libreria con un unico fornitore, un’unica fattura a fine mese e un unico pacco di resa».
La proposta di Ubik nasce anche come risposta alla crisi che si sta registrando negli ultimi anni nel settore delle librerie di grandezza medio-piccola. Le motivazioni sono varie: la liberalizzazione dei prezzi, assortimenti sbagliati e magari la poca attenzione delle grandi case editrici nei confronti delle esigenze delle piccole librerie. Se si aggiunge che il mercato italiano è molto fragile e offre pochi lettori, il risultato non può che essere una moria di 300 esercizi di libreria l’anno. Per Ubik la scelta di puntare sui centri medio piccoli, è stata quasi naturale: impossibile competere con i big del mercato, Feltrinelli e Mondadori in testa, anche se con MelBookstore (catena creata in joint venture con il Libraccio), Messaggerie Libri ha aperto nei grossi centri. Ma in questo caso, con una particolarità: all’interno c’è posto anche per musica e libri usati.
A seguire il progetto Ubik c’è Andrea Cabrini che sta girando l’Italia in lungo e in largo alla ricerca delle location più adatte: «La provincia italiana - dice - è colta, ha voglia di leggere, ci sono ancora molti spazi di operatività per un progetto di questo tipo». «Noi andiamo dove gli altri ritengono che il mercato sia sottostimato - prosegue - ma comunque nel cuore delle piccole e medie città italiane. E nello stesso tempo offriamo una risposta anche all’imprenditore che crede e vuole investire nella cultura». Mediamente possono bastare 200 metri quadrati, poi arredamento e avviamento vengono seguiti in collaborazione con lo staff di Ubik.
Le librerie Ubik sono già state aperte a Voghera, Schio (Vi), Bergamo, Cividale del Friuli, Trento, Omegna (Vb) e Cagliari. Entro il 2007 saranno 15 e l’obiettivo è aprirne una quarantina nei prossimi tre anni. Per puntare a un fatturato di 30 milioni nel 2009. E i primi riscontri sembrano essere positivi: la libreria di Trento chiuderà l’anno con un fatturato di 1,6 milioni. Ottieri ha già conquistato la grande distribuzione e internet. Ora è alla ricerca dei piccoli shop di periferia. E una volta arrivato anche lì, non resta che cambiare scalino: nei suoi progetti, le librerie circonderanno i cinema. Quindi si imbarcheranno in mare, e ci accompagneranno in crociera.

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categoria: libri, ibs , ubik


mercoledì, 16 maggio 2007

DESTINAZIONE CURRICULUM

Se qualcuno passasse per Milano, alla ricerca di un posto nel mondo dell'editoria italiana, non può mancare di un passaggio al Bolognese, ristorante molto ben frequentato in piazza Repubblica, per lasciare il proprio cv. Invitato a un press lunch, altrimenti in questo ristorante non mi sarei potuto nemmeno avvicinare, seduti nei tavoli vicini, c'erano illustri personaggi del giornalismo italiaco. Non scrivo i nomi per motivi di privacy: il direttore di un nuovo quotidiano finanziario, il direttore (di un settimanale economico mondadoriano) senza cognome e con due nomi, un caporedattore (di un quotidiano finanziario (non del direttore precedente) e l'altro caporedattore di un sito internet del quotidiano con sede alla Moscova. E poi, non si sa mai, l'onorevole di An più conosciuta, dopo la Mussolini, e il direttore sportivo italiano di una casa automobilistica di F1 francese.

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Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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