note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
venerdì, 29 giugno 2007

Bpi, patteggiamento record su Antonveneta 

L’ex Popolare di Lodi chiude le vicende giudiziarie con 94 milioni confiscati e un’ammenda di oltre un milione. Raggiunta anche l’intesa con la galassia Ricucci. Il titolo segna +2%

Maxi patteggiamento per chiudere la vicenda Antonveneta e un’intesa con le società di Stefano Ricucci sulle revocatorie. La Banca Popolare Italiana intende presentarsi senza pendenze alla fusione con la Banca Popolare di Verona e Novara, prevista per dopodomani, primo luglio. Ieri, il gup di Milano Clementina Forleo, ha accolto la richiesta di patteggiamento dell’ex Popolare di Lodi, per una cifra record di 95 milioni di euro. Un accordo lampo, sono stati sufficienti solo otto giorni, che consente all’ex Popolare di Lodi di «uscire» definitivamente dai capitoli giudiziari avviati a Milano sulla mancata scalata all’Antonveneta. Bpi era indagata come persona giuridica in base alla legge 231/01 (responsabilità oggettiva), «per non aver predisposto modelli organizzativi atti a prevenire la commissione di reati» da parte degli imputati nel procedimento, fra i quali l’ex ad Gianpiero Fiorani. Il giudice ha ordinato la confisca delle somme costituenti profitto dei reati contestati, circa 94 milioni di euro, che derivano dalla plusvalenza realizzata dall’istituto quando, nel settembre 2005, ha aderito all’Opa di Abn Amro. A questo si aggiunge anche una sanzione di 1,026 milioni. Oltre a Bpi, sempre per la responsabilità giuridica, ha patteggiato anche Bipielle Suisse con una sanzione di 330mila euro. «La confisca non avrà riflessi sui conti - ha spiegato la Bpi - poiché avevamo già provveduto a stanziare un fondo rischi e oneri di pari importo». Determinanti, secondo la Bpi, sono state «le modifiche apportate all’organizzazione e alla governance della banca». Sempre ieri, la Bpi ha reso noto di aver raggiunto un’intesa con Magiste International, Magiste Re e Garlsson Re, che prevede la rinuncia ad azioni risarcitorie da parte di queste tre società in cambio di 26 milioni (su 176 milioni). Il titolo è salito del 2,09% a 11,14 euro).
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categoria: banche, bpi


giovedì, 28 giugno 2007

La pubblicità sale, ma poco +2% nel 2007 

Il presidente uscente Malgara dà le stime e critica il ddl Gentiloni: «Frena la crescita»

La crescita del mercato pubblicitario in Italia «sarà intorno al 2%». Per il 2007 si prevedono «ombre e luci, con settori che vanno bene e altri che non vanno come si vorrebbe». È il commento di Giulio Malgara, presidente uscente della Upa (Utenti Pubblicità Associati), nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione, che si è tenuta ieri a Milano. E non risparmia le critiche al ddl Gentiloni sul riordino del sistema televisivo, ritenuto «un freno alla crescita». Se da una parte l’Upa «conviene sulle premesse da cui il ddl muove», dall’altra ne «contesta le conclusioni e le misure che vorrebbe introdurre». In particolare, agli inserzionisti «non piace il tetto del 45% della raccolta pubblicitaria» perché è ritenuta «una misura illiberale e contraria alle regole che dovrebbero ispirare un sistema economico aperto», ha aggiunto Malgara. «L’applicazione della soglia, comprimendo la raccolta, produrrebbe un inasprimento dei costi per gli inserzionisti», così come «il trasferimento anticipato di due emittenti sul satellite determinerebbe un’immediata e consistente riduzione dei bacini, con conseguente rialzo dei listini», ha proseguito il presidente dell’Upa.
Il settore pubblicitario è strettamente legato a quello dell’economia e per l’Italia «l’economia va a due velocità, ma ci sono buone prospettive: se la politica e gli imprenditori riusciranno a vincere le sfide che hanno davanti, nei prossimi 5-10 anni ci saranno opportunità di sviluppo interessanti».
In merito alla carta stampata «nel primo quadrimestre la raccolta dei quotidiani a pagamento ha fatto registrare una performance molto positiva» che potrebbe essere il segnale «di una svolta stabile e duratura». Il disequilibrio tra stampa e tv tuttavia dipende dal fatto che «in Italia la maggior parte della pubblicità è di beni di largo consumo e a livello mondiale il veicolo per questi prodotti è la televisione». All’estero la situazione è diversa, «la stampa è più forte perché c’è anche altro tipo di pubblicità. Se la stampa riuscirà a intercettare un nuovo pubblico avrà un futuro che sarà interessante». E dopo 23 anni alla presidenza dell’Upa, Giulio Malgara si avvia a diventare presidente onorario lasciando la poltrona a Lorenzo Sassoli de Bianchi, fondatore di Valsoia.
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giovedì, 28 giugno 2007

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Reporters sans frontières lancia una campagna per la libertà di stampa ed espressione in Cina, dove nel 2008 si svolgeranno i giochi olimpici. Le autorità cinesi infatti attuano un rigido controllo dell'informazione: in occasione delle Olimpiadi, ai giornalisti è stata promessa libertà di stampa e movimento. Ma Rsf denuncia che la situazione non è affatto cambiata.
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mercoledì, 27 giugno 2007

Sul supplemento di F&M Weekend ha debuttato una mia rubrica, dal titolo Second Diary, storie e personaggi dall'altro mondo. Riviste dal direttore, avatar Bert1.

Ma l'avatar di Visco paga le tasse?

Il ministro Vincenzo Visco ci pensi prima di varcare la soglia di Second Life, il mondo virtuale abitato da oltre 7 milioni di individui, pardon avatar, a cui si accede dall’omonimo sito internet (www.secondlife.com). Certo, la tentazione di entrare, travestito da avatar, per scovare evasori in fuga dal mondo reale può essere irresistibile. Ma prima, almeno, legga la storia del Nuovo Mondo, poi non così diverso da quello Vecchio. Durante l’Anno Uno (il 2003) di Second Life già scoppiò la prima rivoluzione. Alla base delle proteste, l’eccessiva invadenza del fisco. Il sistema di tasse adottato dai fondatori del Linden World prevedeva un tributo in Linden dollari a carico delle tasche dei pionieri in marcia per realizzare i nuovi territori sui quali far muovere e vivere gli avatar. A organizzare la sommossa, ribattezzata la «Rivolta delle casse di tè del luglio 2003», è il gruppo Americana, che in Second Life riproduce i luoghi chiave della storia americana. E a guidare i ribelli fu un gatto, l’avatar Fleabite Beach, che brandiva, alla testa dei rivoltosi, un cartello che a lettere cubitali sillabava: «Nato libero: tassato fino alla morte». Bastarono poche settimane di proteste, e la minaccia degli avatar di lasciare per sempre Second Life, per far cambiare idea al «Pazzo Re Linden». Che tanto pazzo non è, visto che, memore delle sconfitte dell’antenato re Giorgio, preferì cedere introducendo una riforma fiscale: a pagare non furono più i nuovi avatar ma i primi abitanti, i latifondisti. Capita la lezione? Ma forse Visco, in Second Life, potrebbe preferire un’altra identità. Magari, suprema trasgressione, i panni di un evasore totale. Perchè uno dei segreti del successo di Second Life è la possibilità di lasciare nel mondo reale ciò che non soddisfa: il fisico non proprio da copertina, relazioni, lavoro, denaro. O cambiare anche sesso. A Second Life si può assistere ad avvenimenti, giocare, lavorare, tenere relazioni. Sono sufficienti pochi clic per entrare nel nuovo mondo creato da Philip Rosedale, concepito nel 1991, quando Internet ancora quasi non c’era con il nome di Linden World. E ci vorranno 12 anni per realizzare il Sogno virtuale. Dove si è liberi, ma vigono le regole sul diritto di proprietà intellettuale. A farle rispettare è l’avatar di Lawrence Lessig, professore di diritto alla Stanford University e autore del libro Free world, firmò la nuova legge, che diede impulso alla crescita di attività imprenditoriali. Più regole, meno fisco. È davvero un Nuovo Mondo, una palestra per testare l’effetto che fa. Adventure Ecology, un gruppo inglese, ha simulato una grande alluvione, per illustrare gli effetti cui può portare l’effetto serra; uno psichiatra dlel’università della California ha messo a punto un laboratorio in Second Life dove gli studenti possono calarsi nell’esperienza di un paziente che soffre di allucinazioni schizofreniche. Il sistema, pare, che funzioni a dovere. Purchè il sogno non si trasformi in incubo.
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categoria: second diary


lunedì, 25 giugno 2007

Blackstone, debutto da record 

Nelle pre-contrattazioni il titolo ha toccato i 45 dollari per azione (contro i 31 dell’Ipo) Nonostante il Congresso voglia aumentare le tasse sui fondi quotati dal 15 al 35%

Debutto record a Wall Street per le azioni di Blackstone, il fondo Usa di private equity. Quando mancava poco alla chiusura le azioni viaggiano a 36 dollari, in aumento dal prezzo di Ipo del 16 per cento. Nelle prime battute di seduta la quotazione massima del nuovo ticker Bx era stata di 45 dollari (+45%). Il fondo di private equity statunitense, guidato dal ceo Stephen A. Schwarzman, ha collocato in Borsa 133,3 milioni di azioni. Il prezzo è stato fissato nel massimo della forchetta, a 31 dollari per azione, per un ammontare di 4,13 miliardi di dollari di raccolta, una cifra che permette a Blacjstone di diventare la maggiore Ipo degli ultimi cinque anni negli Stati Uniti. Il valore delle quotazioni spuntato in Borsa porta dunque la capitalizzazione di Blackstone a sfiorare i 40 miliardi di dollari, circa un terzo del valore di mercato del gruppo Goldman Sachs e tre quarti delle dimensioni di Lehman Brothers. Altri 3 miliardi di raccolta, poi, si aggiungeranno con la vendita separata di una quota di circa il 10% alla Cina. Le adesioni all’Ipo sono state da record nonostante le pressioni del Congresso Usa, che ha recentemente presentato un progetto di legge per inasprire la tassazione sui fondi di private equity che propone un innalzamento dell’aliquota fiscale applicata ai private quotati dal 15 al 35 per cento. Utili in crescita e vantaggi fiscali hanno infatti spinto i legislatori a guardare ai private per ricavare maggiori fondi per l’erario. Il settore, negli Usa, ha investito in acquisizioni la cifra di 535 miliardi di dollari da inizio d’anno. Una tendenza che se verrà mantenuta nel terzo trimestre permetterà di superare la soglia di 701,5 miliardi raggiunta sull’interno 2006. Delle stessa idea è anche il premier inglese uscente Tony Blair. Tra i suoi ultimi provvedimenti, prima di lasciare Downing Street, ha chiesto il ripensare la tassazione dei fondi di private equity a seguito di lamentele avanzate da parte dei sindacati e dei parlamentari del suo partito, secondo i quali i top manager del settore pagano meno tasse degli altri cittadini.
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venerdì, 22 giugno 2007

Murdoch offre MySpace per Yahoo 

News Corp pronta a cedere il social network per entrare nel capitale del motore di ricerca con una quota del 25%. E il tycoon australiano procede a testa bassa nella scalata al Dow Jones

Rupert Murdoch è pronto a cedere il social network MySpace in cambio del 25% di Yahoo! Il proprietario di News Corp, che con un’offerta da cinque miliardi di dollari sta tentando la famiglia Bancroft per Dow Jones, è deciso a privarsi della comunità web, acquisita nel 2005 per 580 milioni di dollari da Intermix Media. A rivelarlo è stato ieri il quotidiano londinese Times, di proprietà del tycoon australiano, precisando che i contatti sono per ora allo stadio iniziale. Per raggiungere l’obiettivo Murdoch mette sul tavolo MySpace, la più grande comunità virtuale, che nello scorso marzo ha segnato 107,7 milioni di visitatori, oltre il doppio rispetto all’anno precedente. Sull’esito dell’accordo pesa anche il recente avvicendamento ai vertici di Yahoo! fra Terry Semel e il fondatore della società Jerry Yang. Proprio nei giorni scorsi il trentottenne Yang è tornato come amministratore delegato per rilanciare la società. Yahoo!, che capitalizza circa 9,3 miliardi di dollari, sta infatti attraversando un periodo nero per i conti. Ha chiuso il primo trimestre con utili in flessione da 205 milioni a 160 milioni di dollari. Il fatturato è invece salito a 1,57 miliardi rispetto a 1,17 miliardi di un anno fa. Ma mentre il «nemico» Google ha raccolto 10,6 miliardi di dollari di pubblicità nel 2006, mentre la società di Yang ne ha racimolati poco più della metà. E le quote di mercato parlano chiaro: il motore di ricerca di Larry Page e Sergey Brin ha il 55,2%, mentre Yahoo! è al 20,9% e Microsoft al 9 per cento. Negli ultimi mesi si era fatta avanti anche la società di Bill Gates, per potenziare, grazie a Yahoo!, il proprio motore di ricerca Windows Live Search. Ma poi è naufragato tutto. Ora è la volta del magnate australiano, che intende espandersi nel comparto Internet. Mentre, sempre secondo il Times, Yahoo! guarda con interesse a una presenza importante nel social network, dopo che l’offerta da un miliardo di dollari presentata su Facebook (rivale di MySpace) è stata rigettata. Il tutto accade mentre la News Corp è impegnata in un’altro tentativo di acquisto, quello della casa editrice Dow Jones, cui fa capo il Wall Street Journal. Murdoch deve superare le offerte di Ge-Pearson. E dell’imprenditore dei supermarket, Ron Burkle, membro nel cda di Yahoo! e che starebbe cercando di convincere il management ad uno sbarco nel mondo dell’editoria cartacea e via satellite.
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categoria: sky , myspace, murdoch


giovedì, 21 giugno 2007

SE PUO' INTERESSARE...

BLOOMBERG ASSUME 240 GIORNALISTI ENTRO FINE ANNO

Roma, 21 giu. (Apcom) - L'agenzia di stampa finanziaria Bloomberg sta aumentando di oltre il 10% la forza lavoro della divisione news, con l'assunzione di circa 240 nuovi giornalisti - su un totale attuale di 2.300 reporter - puntando quindi sulla crescita organica come contromossa a fusioni e acquisizioni su cui sono impegnate le sue dirette rivali, innanzitutto la canadese Thomson e la britannica Reuters.
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mercoledì, 20 giugno 2007

Home Depot cede calce e cazzuole 

A lanciare l’offerta su HD Supply, la catena all’ingrosso del materiale da costruzione, saranno i private Bain, Carlyle e Clayton. È la prima operazione dopo il ritorno del ceo Frank Blake

Home Depot, il colosso statunitense leader nel «fai da te» per la casa, è vicino alla cessione della catena all’ingrosso HD Supply per il corrispettivo di circa 10 miliardi di dollari. L’offerta proviene da una cordata di fondi di private equity Bain Capital, Carlyle e Clayton Dubilier & Rice. La società Usa non commenta e a riferirlo sono alcune fonti vicine all’operazione, precisando che l’oggetto degli accordi è l’unità che si occupa delle vendita di materiale da costruzione. Per il gruppo Usa il settore supply pesa circa il 13% sul totale delle vendite, che nel 2006 hanno raggiunto la cifra 91 miliardi di dollari. Su questa divisione Home Depot credeva molto, avendo investito 8 miliardi di dollari in acquisizioni negli ultimi anni, nonostante gli analisti avessero consigliato di puntare su settori più profittevoli. La decisione di cedere HD Supply è stata presa nel febbraio scorso, un mese dopo il ritorno, come ad e presidente, di Frank Blake a Home Depot. Le voci relative alla cessione di queste attività si erano già diffuse nei giorni scorsi, facendo salire in Borsa la quotazione del titolo. E che ieri, nonostante la giornata negativa a Wall Street, guadagnava lo 0,7 per cento. Il nuovo ceo si deve far carico del rilancio di tutta Home Depot, che nel primo trimestre 2007 ha registrato un calo dell’utile netto pari al 33% a 1 miliardi di dollari, rispetto agli 1,5 dell’anno passato. Il fatturato è cresciuto dello 0,6% a 21,6 miliardi di dollari. E il rilancio di Home Depot passa anche attraverso la dismissioni di attività non profittevoli.
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mercoledì, 20 giugno 2007

I Bancroft più vicini a Ge-Pearson 

Il Financial Times e Cnbc si uniscono in un fronte anti-Murdoch. Temono l’accordo tra le tv satellitari e il Wall Street Journal. Offerta con lo sconto, ma con la famiglia ancora azionista

Un accordo anti-Murdoch sarebbe alla base delle trattative tra la famiglia Bancroft, proprietaria della Dow Jones, e la nuova cordata composta da Pearson, editore del Financial Times, con General Electric. Anche a costo di uno sconto sui 5 miliardi di dollari offerta dal magnate australiano. Per accontentare gli eredi più bizzosi di Hugh Bancroft, che non intendono cedere del tutto l’azienda di famiglia, si preannuncia dunque un accordo «storico» tra i due quotidiani finanziari sulle sponde dell’Atlantico. L’interesse di General Electric è giustificato dal timore di un’unione tra il gruppo editoriale finanziario Usa con le tv di Murdoch e la concorrenza che ne nascerebbe al proprio canale satellitare economico-finanziario Cnbc. Mentre Pearson intende «proteggere» il Financial Times in Europa e Asia. Secondo quanto sostiene una delle parti in causa, il Wall Street Journal edito da Dow Jones, in un pezzo pubblicato ieri, gli accordi sono a uno stadio preliminare. La newco sarebbe divisa in tre quote: le due maggiori, tra il 40 e il 45%, andrebbero rispettivamente a General Electric e Pearson, mentre la partecipazione residua, tra il 10 e il 20%, sarebbe per la famiglia Bancroft. Anche il gruppo editoriale Usa Hearst sarebbe stato contattato per far parte della cordata. Murdoch comunque resta in pole position, forte dell’offerta del 30% superiore alla quotazione di aprile (quando è stata lanciata). Ge e Pearson hanno sfruttato lo stallo sul nodo garanzia e indipendenza del quotidiano, dopo il passaggio di proprietà.
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categoria: murdoch


lunedì, 18 giugno 2007

Ora la musica si paga «a tempo» 

L’inglese Omnifone propone abbonamenti da 4 euro la settimana sul cellulare. Parte dall’Europa l’assalto alla coppia iPhone-iTunes

Mentre il mondo ha gli occhi puntati sugli Usa per l’imminente lancio dell’iPhone (29 giugno), da ieri è disponibile sul mercato svedese, e presto in tutta Europa, quello che si preannuncia come l’antagonista più accreditato di Apple. La start-up inglese Omnifone, guidata dal ceo Rob Lewis, ha raggiunto l’accordo con i principali produttori di telefonia mobile (Nokia, Motorola, Sony e Samsung) per montare nei nuovi cellulari il servizio MusicStation, che consente di noleggiare la musica. Con soli 4 euro la settimana si potrà scaricare l’interno catalogo delle major (Universal, Sony Bmg, Emi e Warner) e di molte etichette indipendenti. Le canzoni avranno una protezione particolare: scaduto l’abbonamento si autocancelleranno. Il servizio, realizzato attraverso l’accordo con 30 operatori di telefonia mobile, partirà prima in Europa e poi in tutto il mondo. E ancora prima del lancio del servizio inizia la guerra di cifre tra MusicStation e l’accoppiata iTunes-iPhone. Nel primo anno il sistema di Omnifone si attende la vendita di 100 milioni di cellulari, la Apple invece si «ferma» a 10 milioni di esemplari.
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categoria: musica, apple, itunes, musicstation, iphone


Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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