note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
venerdì, 31 agosto 2007

Pace Grauso-Seregni
E-Polis è di Rigotti

Alberto Rigotti si prende definitivamente i 15 quotidiani di E Polis. Ieri sera è stato sottoscritto il passaggio del 75% della società editrice dal fondatore Nichi Grauso (che resta nel capitale al 25%) al finanziere trentino.
Il risultato è stato raggiunto dopo una lunga giornata di trattative, con il nuovo proprietario a mediare tra l’editore sardo e lo stampatore Umberto Seregni. Il fondatore del free press ibrido chiedeva infatti fosse liquidata la quota del 49% del centro stampa di Macomer (Nuoro). La soluzione, che ha sbloccato l’intera operazione, è stata trovata ieri in serata: Rigotti e Seregni rileveranno la quota per 1,9 milioni, con una rateizzazione in 3-5 anni. La società che gestisce il centro stampa sardo, come risulta a F&M, sarà dunque detenuta al 75,5% da Seregni, il restante 24,5% dal finanziere vicino al centrodestra.
L’impegno finanziario complessivo di Rigotti sarà di circa 50 milioni di euro. Oltre all’aumento di capitale infatti, Abm Merchant si farà carico dei 40 milioni di debito di E Polis. Nel piano di ristrutturazione è previsto un aumento di capitale della società editrice di 19 milioni, sottoscritti dalla Abm di Rigotti (10 milioni) e dalla famiglia Grauso. Poi il finanziere trentino, che possiede anche il 25% del settimanale Il Valore, intende investirne altri 10 per rilanciare il network. Il ritorno in distribuzione dei quotidiani è previsto per il 6 settembre.

PS:
Dopo aver letto decine di articoli su E Polis, trovandolo scritto in decine di modi diversi (e aprendo lunghe discussioni in redazione), la versione ufficiale è arrivata ora, direttamente con un comunicato stampa. Le testate fondate da Grauso si chiamano e.Polis. Questione chiusa. 
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giovedì, 30 agosto 2007

Investire a Panama? Lo Yoo

Dopo aver rivoluzionato il design degli interni (e degli spremiagrumi con lo Juicy Salif distribuito da Alessi), ora il famoso architetto francese Philippe Stark punta a cambiare lo skyline di Panama.
Nel Paese centroamericano si sta realizzando infatti una sua nuova creazione, lo Yoo Panama, un edificio con unità immobiliari dislocate su 60 piani. Pronto entro il 2010, in Italia verrà commercializzato da First The Real Estate, marchio del gruppo Totality. Situato nel cuore del distretto finanziario di Panama City, di fronte al mare sull’avenida Balboa, il building racchiude le caratteristiche estetiche e funzionali tipiche del design futuristico di Starck. E rappresenta un’opportunità di investimento in uno dei mercati col più alto tasso di crescita di tutta l’area americana. Stark, 58 anni, non è nuovo alla progettazione di edifici: nel 1982 ha realizzato gli appartamenti privati del presidente della repubblica francese all’Eliseo, il noto Café Costes (1984), gli hotel Royalton e Paramount. E poi la fabbrica di birra di Asakusa (Giappone) e la sedia «La Marie» per Kartell. Non si è nemmeno dimenticato della sua passione, il motociclismo, trovando il tempo per progettare l’originalissima Motò 6.5 dell’Aprilia (1994).
Le unità immobiliari che ha ideato per lo Yoo Panama vanno da 127 a 453 metri quadrati, ognuna delle quali dotata di una spettacolare vista mare o skyline.
Il complesso, dotato di numerosi servizi quali business center, bar, lounge gallery, parking, Jacuzzi, giardino meditativo, solarium, spa, fitness center e numerosi spazi dedicati al relax offre diverse tipologie di investimento per tutte le tasche, a partire da 250.000 fino a 1,1 milioni di euro.
«In ogni parte del mondo ci sono luoghi dove le persone amano andare in vacanza o ritirarsi a vita privata – ha spiegato Federico Maria Ionta, ad di First The Real Estate - Panama sta diventando per gli statunitensi e per i centro e sudamericani benestanti ciò che il principato di Monaco è stato negli ultimi 3 decenni per gli europei. Non possiamo fermare il tempo e ritornare alla Montecarlo di 30 anni fa, ma sicuramente possiamo cercare nuove, certe e promettenti opportunità in luoghi come questo».
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giovedì, 30 agosto 2007

TURCHIA. COSE DELL'ALTRO MONDO

Che dovessimo tifare per l'esercito per la salvaguardia della democrazia e della laicità è proprio un segno dei tempi. Duri.
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mercoledì, 29 agosto 2007

Parla italiano la Silicon Valley dei mobile content

L’Italia è al vertice mondiale nei prodotti di contenuti per telefonia mobile (video, news e suonerie).Non solo le quotate Buongiorno, Dada e Acotel: oltre 40 società (con più di mille dipendenti) protagoniste anche all’estero

Da noi (purtroppo) non esiste la Bay Area di San Francisco e neppure il centro ricerche della Stanford University. Il Research Park, istituito negli anni 50, infatti, è stato l’incubatore delle società Usa che hanno conquistato il mondo delle tecnologie (e non solo). In questa zona sono nati i nomi dell’hardware e delle soluzioni software, da Adobe a Yahoo!, da Apple a Google, passando per Hp, Sun Microsystems, Cisco e molti altri. In comune con l’Italia, probabilmente, la California ha solo il clima soleggiato e la passione per il buon vino.
Ma il nostro paese nasconde un primato, forse poco conosciuto, che la pone ai vertici mondiali: società che forniscono servizi per cellulari. Si parla di servizi di nuova generazione, come l’invio on air di programmazione tv, video, telegiornali, suonerie, sfondi e news. Una nicchia occupata da una quarantina di società, diffuse in tutta Italia, le quali impiegano oltre un migliaio di addetti e danno vita a una sorta di Silicon Valley tricolore dei mobile Vas.
In questo settore, infatti, l’Italia è da considerare uno dei paesi-guida al mondo, al fianco di Giappone e Sud Corea. Molto più avanti rispetto agli Usa, mercato dove sono le italiane a giocare da protagoniste. C’è Buongiorno, che con l’acquisizione di iTouch è diventata la prima società mondiale di servizi e contenuti per telefonia mobile, o la concorrente Dada, che ha recentemente chiuso un accordo storico con Sony Bmg per la distribuzione degli artisti della major. O ancora Acotel che nel 2006 ha fatturato 63,2 milioni di euro, la metà del quale deriva dalla consociata Usa Flycell.
Ma la Silicon Valley all’italiana non è solo aziende quotate. C’è molto altro. «In Italia possiamo parlare di un vero distretto dei contenuti per il cellulare, un distretto che però comprende tutta l’Italia, con società da un milione di euro di fatturato, ma molto combattive anche sui mercati esteri», spiega a FM il professore Andrea Rangone, coordinatore degli Osservatori della School of Management del Politecnico di Milano, che da anni monitora il mercato italiano ed europeo. I protagonisti di questo settore hanno nomi meno conosciuti, ma non per questo meno dinamici e attivi. Tra questi, Kelyan Lab, partecipata dal gruppo Franco Bernabè e The Golden Mouse (fondo in cui c’è Telecom Italia e gestito da Value Partners) che ha cambiato nome in Xaltia. Recentemente ha acquistato il marchio Itelco per puntare anche nel settore delle telecomunicazioni wireless e tlc mobili. Opera a livello internazionale, con sedi da New York a San Francisco, da Londra a Instanbul. Altro emergente: la Neo Network, 14 milioni di fatturato nel 2006, è dedicata all’ideazione, sviluppo e produzione di contenuti e servizi di entertainment. Poi c’è la Neomobile, nata dallo spin off della divisione mobile vas di Teleunit: ha triplicato il numero di dipendenti nel giro di un anno. E ancora: Oneitalia, Beeweeb, David2 (che opera con il brand Zig). Senza contare le divisioni delle media company, case discografiche ed editori web che offrono servizi appositi. Da non dimenticare che anche il tycoon australiano Rupert Murdoch ha trovato tempo e soldi per accaparrarsi Jamba, uno dei re delle suonerie e dei servizi per cellulari.
«Sia per penetrazione sulla popolazione, sia per diffusione di terminali 3G - continua Rangone - l’Italia è prima in Europa e molto avanti anche rispetto agli Stati Uniti Questo primato fa sì che per le società italiane si aprano importanti prospettive di internazionalizzazione, in parte già colte, in parte ancora da cogliere». I fornitori di mobile content continuano ad aumentare il loro ruolo a livello quantitativo (in termini di fatturato) e qualitativo, grazie alla loro capacità di interpretare correttamente il mercato e le sue evoluzioni. Alcune società stanno fortemente investendo sui servizi più innovativi e complessi, quali video/tv e software web 2.0, tralasciando i servizi più tradizionali e «passati» (per esempio, suonerie e sfondi). Alcuni hanno potenziato le proprie strutture editoriali o creative, per presidiare al meglio il ciclo completo dei servizi.
Dopo una crescita del 50% annua per quattro anni di seguito, nel 2006 il volume d’affari dei contenuti su telefonia mobile in Italia ha registrato un fatturato complessivo poco sopra il miliardo di euro (in crescita «solo» del 15% sul 2005). Questa situazione di stallo del mercato dei servizi sui cellulari, però, non preoccupa molto. Alle spalle ci sono 5 anni di corsa. Ma, davanti, c’è un futuro che si chiama mobile internet e mobile tv, e che non ha ancora (per gli alti costi) conquistato l’utente italiano.
Le cause del rallentamento nei consumi dei servizi su cellulari sono state illustrate dal recente rapporto della School of Management del Politecnico di Milano. Tra queste, il lancio di alcuni servizi particolarmente innovativi, ma che hanno ancora scarso successo di pubblico. Il secondo fattore è la saturazione di alcuni segmenti di mercato più maturi, per esempio i contenuti di personalizzazione, e l’esaurimento dell’effetto novità in altri segmenti più innovativi, come i video.
Il futuro della telefonia cellulare appare comunque chiaro: «Il trend è tracciato - conclude Rangone - e presto avremo palinsesti ad hoc per la tv sul mobile, video on demand, il tutto con tariffa flat o modelli gratuiti da inventare». Del resto, il mondo della pubblicità sul cellulare è ancora tutto da sfruttare. E quando c’è il business, innovare è più facile.

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mercoledì, 29 agosto 2007

GONZALES, DIECI BUONI MOTIVI PER ANDARSENE

Il ministro della giustizia Alberto Gonzales si è dimesso oggi. Gonzales avrebbe perso credibilità per lo scandalo delle intercettazioni telefoniche e per l'ostracismo nei confronti di alcuni procuratori.

10 - Non si sentiva abbastanza incompetente per il governo Bush…
9 - Ha dato segretamente ordine a se stesso di licenziarsi…
8 - Gli è stata offerta la parte di John Travolta in "Hairspray"…
(John Travolta)
7 - Si è cimentato in un colossale fallimento nel settore privato…
6 - Non voleva esserci durante il passaggio al governo Kucinich…
5 - Ha cercato di contenere Lindsay e Paris, anziché il terrorismo…
4 - Si è trovato un nuovo lavoro da Kinko's…
3 - Qualcuno da Letterman sta facendo una scultura in sabbia di Biff…
2 - Non aveva più leggi da aggirare…
E la numero uno è... Meglio andarsene all'apice della popolarità.

dal
David Letterman Show
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lunedì, 27 agosto 2007

consigli per un viaggio

Nell'ultimo numero di Internazionale c'è un utile vademecum su come evitare i luoghi comuni. Lo so che le ferie stanno per finire e che è stato scritto per gli americani, ma è cmq divertente.

- in Sudamerica non dite di essere americani; lo sono anche loro.
- in Asia non mostratevi innervositi per il successo economico del continente.
- nei Paesi musulmani non dite che adorate i vignettisti danesi.
- a Cuba non dite: "Speriamo che le cose non cambino mai!".
- in Australia non entrate in una toilette sulla cui porta c'è scritto "Sheilas" (se siete uomini) o "Blokes" (se siete donne).
- in Canada non fingete di essere canadesi.
- in Germania non chiedete mai una birra media.
- in Italia non ordinate un cappuccino dopo le undici di mattina.
- in Giappone non soffiatevi il naso in pubblico.
- in Brasile non chiedete: "Che ci fa questa segatura sul mio piatto?" (E' manioca).
- in Spagna non pranzate mai prima dell'ora di cena.
- in Cina non parlate in continuazione di Taiwan.
- in Grecia non dite: "Non ho ordinato questa roba" quando il vostro ouzo arriva con un piattino di noccioline, olive o formaggio; è compreso nel prezzo.
- in Ecuador non cercate di fotografare l'equatore.
- in Vaticano non correggete il Papa.
- in Cile non dite che avete sempre sognato di attraversare il Paese in macchina.
- in Polonia non parlate del "grande scrittore inglese Joseph (Korzeniowski) Conrad" o della "grande scienziata francese Marie Sklodowska Curie".
- in Iran non attaccate discorso con le donne per strada.
- in Arabia Saudita non ordinate un Jack Daniel's.
- in Uruguay non dite che vi state divertendo un sacco in Paraguay. La stessa cosa vale per Svezia e Svizzera, Slovacchia e Slovenia, Niger e Nigeria, Macedonia e Mesopotamia.
- in Lettonia non dite che lo sport che amate di meno è l'hockey su ghiaccio.
- in Corea del Sud non chiedete una macchina giapponese a nolo.
- in Francia non chiedete un bagno col bidet.
- in Messico non chiedete ai mariachi di suonare un pezzo di Santana.
- in Russia non chiedete chi è quel tizio imbalsamato sulla Piazza Rossa di Mosca.
- alle isole Cook non rifiutate la comunione perchè siete intolleranti al glutine; l'ostia non è fatta di pane ma di polpa di cocco.
- in India non guardate a sinistra prima di attraversare la strada.
- in scozia non chiamate i locali "inglesi".
- in Kazakistan non nominate Borat.
- in Finlandia non parlate male della Nokia.
- in Argentina non chiedete gli orari delle navi per le isole Falklands.
- in Irlanda non chiedete: "Esiste qualche buon libro scritto da un irlandese?".
- in Israele non chiedete indicazioni per il Muro del Pianto; il nome corretto è Muro Occidentale.
- in Portogallo non dite che vi fa schifo il baccalà.
- a Panama non cercate i cappellai; stanno in Ecuador.
- in Belgio non andate in giro facendo pipì in pubblico solo perchè c'è una famosa statua che lo fa.
- e qualunque cosa facciate, dovunque siate, NON DITE MAI CHE NON VI PIACE IL CALCIO.
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giovedì, 23 agosto 2007

E Polis, con Rigotti torna il free press di Grauso

L’imprenditore con Amb rileva la maggioranza della società che pubblica i 15 quotidiani. Si torna in edicola il 6 settembre L’editore sardo rimane con il 30%. Battuto il gruppo Class

L’appuntamento nelle edicole e nei locali pubblici è per il 6 settembre prossimo. Grazie all’accordo con l’imprenditore trentino Alberto Rigotti, E Polis, il free press ibrido ideato da Nichi Grauso, torna a essere distribuito. Lo scorso 17 luglio la stampa dei quindici quotidiani del network era stata infatti sospesa a causa dei debiti con lo stampatore Umberto Seregni. L’accordo di massima è stato raggiunto sabato scorso a Cagliari, al termine del quale è iniziata la verifica dei conti del gruppo da parte di uno staff del nuovo acquirente. E in particolare si sarebbero concentrati sui contratti pubblicitari. Sul tavolo anche la questione relativa al destino dei 136 giornalisti del gruppo. La proposta fatta dalla società, e che il cdr ha sostanzialmente accettato, è quella di estendere il telelavoro a tutte le sedi dei quotidiani, già attivo a Milano, Roma, Napoli e Bologna. La firma sull’accordo definitivo tra Grauso e Rigotti dovrebbe essere solo una questione di ore. Per rilevare il 52% della società l’acquirente sarebbe pronto sborsare oltre 70 milioni di euro. Al buon esito del accordo non dovrebbero esserci sorprese: alcuni giornalisti del gruppo editoriale, sentiti daF&M, hanno confermato la data di uscita del «nuovo» quotidiano. L’imprenditore trentino Alberto Rigotti, vicino al centrodestra, con altri ha lanciato la Abm Merchant, società che detiene il 25% della società che edita il settimanale finanziario Il Valore. È inoltre presente nel settore delle tlc con la veneta Infracom. Nell’azionariato del nuovo E Polis entrerebbe anche lo stampatore Seregni, con il 18% del capitale. Il maggiore creditore del gruppo di Grauso manterrà inoltre l’importante commessa nelle sue tipografie. Pare che l’editore sardo Grauso resterà azionista con il 30 per cento. A completare l’assetto societario anche la casa editrice Laterza di Bari. L’offerta di Rigotti ha battuto quella di altri gruppi. Tra i pretendenti anche Class, che puntava alla creatura di Grauso per buttarsi così nel mercato del free press, prodotto editoriale che ancora manca alla società quotata. 
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giovedì, 23 agosto 2007

Minaccia ambientale per Eni
«Rischio chiusura Kashagan»

Il ministro kazako Iskakov comunica all’ad Scaroni il possibile blocco del progetto La compagnia conferma l’avviso. Il titolo perde l’1,1%

Le operazioni a Kashagan potrebbero venire sospese del tutto ». La minaccia destinata al consorzio guidato dall’Eni è arrivata ieri mattina dal ministro dell’ambiente del Kazakhstan, Nurlan Iskakov. Motivo: «Presunte violazioni da parte della compagnia italiana delle leggi sulla protezione ambientale». Una comunicazione che ha pesato sull’andamento borsistico della società guidata dall’amministratore delegato Paolo Scaroni, che ieri ha perso l’1,13% (23,64 euro). Da fonti Eni confermano la comunicazione: «Il consorzio ha ricevuto notizia in merito a presunte violazioni ambientali». Ora si valuta il da farsi, ma comunque si dicono «fiduciosi». Il ministro dell’ambiente kazako ha spiegato: «Stiamo portando avanti un pianificato controllo, e abbiamo già motivo di pensare che l’operatore non rispetti le esigenze delle leggi kazake sull’ecologia ». Tenendo conto, poi, «del mancato rispetto degli impegni presi prima dalla compagnia Agip - ha aggiunto il ministro dell’ambiente - per legge dovremmo ritirare la licenza, perché ulteriori operazioni porterebbero un danno ecologico irreversibile». Il ministro dell’economia e del bilancio, Bakhit Sultanov, sembra invece più conciliante. Ha espresso infatti il «serio timore» che ulteriori rinvii, eventualmente provocati dall’uscita di scena della compagnia italiana, possano creare un buco di risorse nelle casse statali. Sotto il Mar Caspio si trova il più grande giacimento scoperto negli ultimi 30 anni, che ha riserve di greggio stimate in 38 miliardi di barili. A guidare il consorzio estrattivo di Kashagan, dove si trovano sono Total, ExxonMobil, Shell, ConocoPhilips, Inpex e la kazaka Kazmunaigaz, c’è la controllata Agip Caspian. Rispetto all’iter originario, più volte è stato rimandato l’avvio della produzione. L’inizio dell’attività estrattiva era originariamente previsto per il 2005, ma dopo un primo rinvio al 2008, ora la data di partenza è fissata al terzo trimestre del 2010. E oltre ai ritardi sono lievitati anche i costi che saliranno da 57 a 136 miliardi di dollari. Proprio in questi giorni, l’Eni aveva ripreso trattative con il governo kazako di Nursultan Nazarbaev per risolvere la questione relativa ai tempi previsti per portare lo sfruttamento a pieno regime.
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giovedì, 23 agosto 2007

«Parole chiave», il nuovo libro dei sogni

I motori di ricerca possono svelare tante cose, non solo aiutare la conoscenza degli internauti su un determinato argomento. Possono essere visti infatti, come una sorta di moderno libro dei sogni (o dei buoni propositi). Dalle parole digitate si possono intuire cosa gli italiani cercano o desiderano. Col ritorno dei vacanzieri in ufficio il web si rimetterà «in moto», con un aumento di attività, il 27 agosto.
E Yahoo! Search Marketing, aiutandosi con i dati di fine estate 2006, ha stilato una classifica delle parole più ricercate, che per gli italiani significano: desiderio di cambiare casa, lavoro (e stipendio) e di risparmiare sulle polizze assicurative.
In particolare sono cinque i settori più performanti nell’aumento di ricerche.
Il comparto immobiliare si colloca in prima posizione tra i termini più ricercati, con un incremento delle ricerche del 32% di settembre rispetto ad agosto 2006. A fine vacanze si riscopre, infatti, la voglia di nuovi spazi e i motori di ricerca aiutano chi desidera trovare una nuova casa in affitto o di proprietà. Il secondo settore più ricercato è quello legato alla formazione e carriere, con un aumento del 27 per cento. I siti del comparto sono quelli che offrono annunci di lavoro e corsi di perfezionamento. Il settore dei servizi finanziari si colloca in terza posizione, registrando un aumento del 26 per cento. La crescita di questo comparto è dovuta principalmente al rinnovo delle polizze assicurative, alle ricerche di prestiti, finanziamenti immobiliari e prodotti finanziari convenienti. Seguono, in quarta posizione, i servizi professionali, per iniziare nuove attività e per dare un impulso a quelle già avviate, con un incremento del 18 per cento. Infine, in quinta posizione, si attesta il settore dell’intrattenimento, con il 12% in più di ricerche. Chi ritorna dalle ferie, infatti, non ha perso la voglia di divertirsi.
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lunedì, 20 agosto 2007

BoKlok, «casa Ikea» contro i subprime

Iniziati i lavori nel Nordest della Gran Bretagna per la realizzazione del primo quartiere low cost. A gennaio 2008 saranno pronti 36 appartamenti e 84 abitazioni. I costi vanno da 22 fino a 52.000 euro

Non sarà la risposta all’emergenza dei mutui subprime, ma le nuove abitazioni low cost di Ikea potrebbero risolvere più di qualche problema.
Dopo la Scandinavia, la multinazionale delle soluzioni d’arredamento a basso costo, in collaborazione con il colosso mondiale delle costruzioni Skanska, sbarca in Gran Bretagna. Al St James Village, di fronte allo stadio della città di Gateshead (Nordest della Gran Bretagna), sorgerà il quartiere BoKlok (che si potrebbe tradurre dallo svedese come «vivere in modo ecocompatibile»).
I lavori per la costruzione del primo quartiere inglese sono iniziati la vigilia di Ferragosto e si concluderanno entro gennaio 2008. Il progetto, in una prima fase, prevede la costruzione di 36 appartamenti (su palazzine fino a 4 piani), successivamente di altre 84 abitazioni con due o tre camere da letto. Il tutto in legno. Il costo è ovviamente alla portata di molte tasche (da 22.000 a 52.000 euro), senza dimenticare il design che contraddistingue da sempre le creazioni della società svedese.
L’idea originale di BoKlok è quella che caratterizza anche Ikea: «Offrire buone case a prezzi contenuti, abitazioni di alta qualità e ben progettate». All’interno di ogni appartamento una o due camere da letto, cucina arredata, bagno con doccia e ripostiglio. La «villa singola» ha invece una pianta di 92 metri quadrati, con possibilità di personalizzare il piano superiore. La costruzione e l’assemblaggio sono affidati a tecnici specializzati, che porteranno a termine il lavoro in poco meno di un mese.
La linea di prodotti BoKlok offre attualmente abitazioni nei formati di blocchi di appartamenti da sei alloggi in su. Dalla società svedese spiegano che «il prodotto è particolarmente adatto a zone di proprietà degli organismi pubblici, dove l’edificazione può contribuire a realizzare case economiche per il segmento residenziale intermedio».
Il cliente tipo delle case low cost è chi ha un reddito pari alla media o leggermente inferiore (25-45.000 euro l’anno), il piccolo nucleo familiare, chi non può accedere alle abitazioni sociali, persone che per varie ragioni non possiedono un’abitazione o appartamento.
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Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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