Pace Grauso-Seregni
E-Polis è di Rigotti
Investire a Panama? Lo Yoo
Dopo aver rivoluzionato il design degli interni (e degli spremiagrumi con lo Juicy Salif distribuito da Alessi), ora il famoso architetto francese Philippe Stark punta a cambiare lo skyline di Panama.Parla italiano la Silicon Valley dei mobile content
L’Italia è al vertice mondiale nei prodotti di contenuti per telefonia mobile (video, news e suonerie).Non solo le quotate Buongiorno, Dada e Acotel: oltre 40 società (con più di mille dipendenti) protagoniste anche all’estero
Da noi (purtroppo) non esiste la Bay Area di San Francisco e neppure il centro ricerche della Stanford University. Il Research Park, istituito negli anni 50, infatti, è stato l’incubatore delle società Usa che hanno conquistato il mondo delle tecnologie (e non solo). In questa zona sono nati i nomi dell’hardware e delle soluzioni software, da Adobe a Yahoo!, da Apple a Google, passando per Hp, Sun Microsystems, Cisco e molti altri. In comune con l’Italia, probabilmente, la California ha solo il clima soleggiato e la passione per il buon vino.
Ma il nostro paese nasconde un primato, forse poco conosciuto, che la pone ai vertici mondiali: società che forniscono servizi per cellulari. Si parla di servizi di nuova generazione, come l’invio on air di programmazione tv, video, telegiornali, suonerie, sfondi e news. Una nicchia occupata da una quarantina di società, diffuse in tutta Italia, le quali impiegano oltre un migliaio di addetti e danno vita a una sorta di Silicon Valley tricolore dei mobile Vas.
In questo settore, infatti, l’Italia è da considerare uno dei paesi-guida al mondo, al fianco di Giappone e Sud Corea. Molto più avanti rispetto agli Usa, mercato dove sono le italiane a giocare da protagoniste. C’è Buongiorno, che con l’acquisizione di iTouch è diventata la prima società mondiale di servizi e contenuti per telefonia mobile, o la concorrente Dada, che ha recentemente chiuso un accordo storico con Sony Bmg per la distribuzione degli artisti della major. O ancora Acotel che nel 2006 ha fatturato 63,2 milioni di euro, la metà del quale deriva dalla consociata Usa Flycell.
Ma la Silicon Valley all’italiana non è solo aziende quotate. C’è molto altro. «In Italia possiamo parlare di un vero distretto dei contenuti per il cellulare, un distretto che però comprende tutta l’Italia, con società da un milione di euro di fatturato, ma molto combattive anche sui mercati esteri», spiega a FM il professore Andrea Rangone, coordinatore degli Osservatori della School of Management del Politecnico di Milano, che da anni monitora il mercato italiano ed europeo. I protagonisti di questo settore hanno nomi meno conosciuti, ma non per questo meno dinamici e attivi. Tra questi, Kelyan Lab, partecipata dal gruppo Franco Bernabè e The Golden Mouse (fondo in cui c’è Telecom Italia e gestito da Value Partners) che ha cambiato nome in Xaltia. Recentemente ha acquistato il marchio Itelco per puntare anche nel settore delle telecomunicazioni wireless e tlc mobili. Opera a livello internazionale, con sedi da New York a San Francisco, da Londra a Instanbul. Altro emergente: la Neo Network, 14 milioni di fatturato nel 2006, è dedicata all’ideazione, sviluppo e produzione di contenuti e servizi di entertainment. Poi c’è la Neomobile, nata dallo spin off della divisione mobile vas di Teleunit: ha triplicato il numero di dipendenti nel giro di un anno. E ancora: Oneitalia, Beeweeb, David2 (che opera con il brand Zig). Senza contare le divisioni delle media company, case discografiche ed editori web che offrono servizi appositi. Da non dimenticare che anche il tycoon australiano Rupert Murdoch ha trovato tempo e soldi per accaparrarsi Jamba, uno dei re delle suonerie e dei servizi per cellulari.
«Sia per penetrazione sulla popolazione, sia per diffusione di terminali 3G - continua Rangone - l’Italia è prima in Europa e molto avanti anche rispetto agli Stati Uniti Questo primato fa sì che per le società italiane si aprano importanti prospettive di internazionalizzazione, in parte già colte, in parte ancora da cogliere». I fornitori di mobile content continuano ad aumentare il loro ruolo a livello quantitativo (in termini di fatturato) e qualitativo, grazie alla loro capacità di interpretare correttamente il mercato e le sue evoluzioni. Alcune società stanno fortemente investendo sui servizi più innovativi e complessi, quali video/tv e software web 2.0, tralasciando i servizi più tradizionali e «passati» (per esempio, suonerie e sfondi). Alcuni hanno potenziato le proprie strutture editoriali o creative, per presidiare al meglio il ciclo completo dei servizi.
Dopo una crescita del 50% annua per quattro anni di seguito, nel 2006 il volume d’affari dei contenuti su telefonia mobile in Italia ha registrato un fatturato complessivo poco sopra il miliardo di euro (in crescita «solo» del 15% sul 2005). Questa situazione di stallo del mercato dei servizi sui cellulari, però, non preoccupa molto. Alle spalle ci sono 5 anni di corsa. Ma, davanti, c’è un futuro che si chiama mobile internet e mobile tv, e che non ha ancora (per gli alti costi) conquistato l’utente italiano.
Le cause del rallentamento nei consumi dei servizi su cellulari sono state illustrate dal recente rapporto della School of Management del Politecnico di Milano. Tra queste, il lancio di alcuni servizi particolarmente innovativi, ma che hanno ancora scarso successo di pubblico. Il secondo fattore è la saturazione di alcuni segmenti di mercato più maturi, per esempio i contenuti di personalizzazione, e l’esaurimento dell’effetto novità in altri segmenti più innovativi, come i video.
Il futuro della telefonia cellulare appare comunque chiaro: «Il trend è tracciato - conclude Rangone - e presto avremo palinsesti ad hoc per la tv sul mobile, video on demand, il tutto con tariffa flat o modelli gratuiti da inventare». Del resto, il mondo della pubblicità sul cellulare è ancora tutto da sfruttare. E quando c’è il business, innovare è più facile.
E Polis, con Rigotti torna il free press di Grauso
L’imprenditore con Amb rileva la maggioranza della società che pubblica i 15 quotidiani. Si torna in edicola il 6 settembre L’editore sardo rimane con il 30%. Battuto il gruppo Class
L’appuntamento nelle edicole e nei locali pubblici è per il 6 settembre prossimo. Grazie all’accordo con l’imprenditore trentino Alberto Rigotti, E Polis, il free press ibrido ideato da Nichi Grauso, torna a essere distribuito. Lo scorso 17 luglio la stampa dei quindici quotidiani del network era stata infatti sospesa a causa dei debiti con lo stampatore Umberto Seregni. L’accordo di massima è stato raggiunto sabato scorso a Cagliari, al termine del quale è iniziata la verifica dei conti del gruppo da parte di uno staff del nuovo acquirente. E in particolare si sarebbero concentrati sui contratti pubblicitari. Sul tavolo anche la questione relativa al destino dei 136 giornalisti del gruppo. La proposta fatta dalla società, e che il cdr ha sostanzialmente accettato, è quella di estendere il telelavoro a tutte le sedi dei quotidiani, già attivo a Milano, Roma, Napoli e Bologna. La firma sull’accordo definitivo tra Grauso e Rigotti dovrebbe essere solo una questione di ore. Per rilevare il 52% della società l’acquirente sarebbe pronto sborsare oltre 70 milioni di euro. Al buon esito del accordo non dovrebbero esserci sorprese: alcuni giornalisti del gruppo editoriale, sentiti daF&M, hanno confermato la data di uscita del «nuovo» quotidiano. L’imprenditore trentino Alberto Rigotti, vicino al centrodestra, con altri ha lanciato la Abm Merchant, società che detiene il 25% della società che edita il settimanale finanziario Il Valore. È inoltre presente nel settore delle tlc con la veneta Infracom. Nell’azionariato del nuovo E Polis entrerebbe anche lo stampatore Seregni, con il 18% del capitale. Il maggiore creditore del gruppo di Grauso manterrà inoltre l’importante commessa nelle sue tipografie. Pare che l’editore sardo Grauso resterà azionista con il 30 per cento. A completare l’assetto societario anche la casa editrice Laterza di Bari. L’offerta di Rigotti ha battuto quella di altri gruppi. Tra i pretendenti anche Class, che puntava alla creatura di Grauso per buttarsi così nel mercato del free press, prodotto editoriale che ancora manca alla società quotata.Minaccia ambientale per Eni
«Rischio chiusura Kashagan»
Il ministro kazako Iskakov comunica all’ad Scaroni il possibile blocco del progetto La compagnia conferma l’avviso. Il titolo perde l’1,1%
Le operazioni a Kashagan potrebbero venire sospese del tutto ». La minaccia destinata al consorzio guidato dall’Eni è arrivata ieri mattina dal ministro dell’ambiente del Kazakhstan, Nurlan Iskakov. Motivo: «Presunte violazioni da parte della compagnia italiana delle leggi sulla protezione ambientale». Una comunicazione che ha pesato sull’andamento borsistico della società guidata dall’amministratore delegato Paolo Scaroni, che ieri ha perso l’1,13% (23,64 euro). Da fonti Eni confermano la comunicazione: «Il consorzio ha ricevuto notizia in merito a presunte violazioni ambientali». Ora si valuta il da farsi, ma comunque si dicono «fiduciosi». Il ministro dell’ambiente kazako ha spiegato: «Stiamo portando avanti un pianificato controllo, e abbiamo già motivo di pensare che l’operatore non rispetti le esigenze delle leggi kazake sull’ecologia ». Tenendo conto, poi, «del mancato rispetto degli impegni presi prima dalla compagnia Agip - ha aggiunto il ministro dell’ambiente - per legge dovremmo ritirare la licenza, perché ulteriori operazioni porterebbero un danno ecologico irreversibile». Il ministro dell’economia e del bilancio, Bakhit Sultanov, sembra invece più conciliante. Ha espresso infatti il «serio timore» che ulteriori rinvii, eventualmente provocati dall’uscita di scena della compagnia italiana, possano creare un buco di risorse nelle casse statali. Sotto il Mar Caspio si trova il più grande giacimento scoperto negli ultimi 30 anni, che ha riserve di greggio stimate in 38 miliardi di barili. A guidare il consorzio estrattivo di Kashagan, dove si trovano sono Total, ExxonMobil, Shell, ConocoPhilips, Inpex e la kazaka Kazmunaigaz, c’è la controllata Agip Caspian. Rispetto all’iter originario, più volte è stato rimandato l’avvio della produzione. L’inizio dell’attività estrattiva era originariamente previsto per il 2005, ma dopo un primo rinvio al 2008, ora la data di partenza è fissata al terzo trimestre del 2010. E oltre ai ritardi sono lievitati anche i costi che saliranno da 57 a 136 miliardi di dollari. Proprio in questi giorni, l’Eni aveva ripreso trattative con il governo kazako di Nursultan Nazarbaev per risolvere la questione relativa ai tempi previsti per portare lo sfruttamento a pieno regime.«Parole chiave», il nuovo libro dei sogni
I motori di ricerca possono svelare tante cose, non solo aiutare la conoscenza degli internauti su un determinato argomento. Possono essere visti infatti, come una sorta di moderno libro dei sogni (o dei buoni propositi). Dalle parole digitate si possono intuire cosa gli italiani cercano o desiderano. Col ritorno dei vacanzieri in ufficio il web si rimetterà «in moto», con un aumento di attività, il 27 agosto.BoKlok, «casa Ikea» contro i subprime
Iniziati i lavori nel Nordest della Gran Bretagna per la realizzazione del primo quartiere low cost. A gennaio 2008 saranno pronti 36 appartamenti e 84 abitazioni. I costi vanno da 22 fino a 52.000 euro
Non sarà la risposta all’emergenza dei mutui subprime, ma le nuove abitazioni low cost di Ikea potrebbero risolvere più di qualche problema.