NordEst, la locomotiva al centro del risiko bancario (e non solo)
La mossa a sorpresa di Giuseppe Mussari e della sua Mps, che con un blitz da nove miliardi di euro ha messo le mani su Banca Antonveneta, ha scompigliato le carte sul tavolo del Nord Est. In un zona d’Italia che non mostra sempre una certa ritrosia a «fare sistema», l’arrivo dei toscani ha costretto anche chi non si parlava, a confrontarsi. In particolare i vertici di due storici istituti veneti: la Popolare di Vicenza e Veneto Banca di Treviso. L’ex locomotiva italiana, territorio creato da migliaia di microimprese e qualche big, è ora diventato il crocevia di fusioni ed alleanze bancarie (e finanziarie).
Negli ultimi giorni i contatti tra il management della Popolare di Vicenza, guidato dal presidente e imprenditore del vino Giovanni Zonin, e i massimi dirigenti di Treviso, guidati da Vincenzo Consoli, si sono fatti insistenti. Molti osservatori, commentando il disgelo, cominciano a parlare di collaborazione. E c’è chi si sbilancia fino a una prossima fusione.
Le due banche hanno numeri leggermente diversi: Veneto Banca ha registrato, nel primo semestre, un utile netto di 51,7 milioni, mentre Vicenza sale a 66,1. La prima ha una raccolta da 23,5 miliardi, le seconda da 26,8 miliardi. L’organigramma nella nuova banca però sarebbe presto fatto: Zonin alla carica di presidente e Consoli amministratore delegato. Al matrimonio, l’istituto trevigiano porterebbe inoltre in dote una banca in Romania e la partecipazione in Palladio Finanziaria, che ha recentemente raggiunto un accordo per aggregare Hopa e formare un polo finanziario di primaria importanza.
Da un matrimonio in discussione a uno celebrato. Quello che solo fino a qualche anno fa sarebbe stato impossibile prevedere ora è diventato realtà: la finanza rossa di Rocca Salimbeni ha piantato la bandierina sull’istituto della Città del Santo. In due anni la banca, che Silvano Pontello ha portato in Borsa, ha cambiato diverse casacche: nella sede centrale di Padova (e nelle 357 filiali) c’è stato il bel da fare a cambiare insegna: da Fiorani agli olandesi dell’Abn Amro, dalle poche ore di comando del Santander al Montepaschi. E con l’arrivo in Veneto della finanza toscana mette un nuovo tassello nella regione anche Francesco Gaetano Caltagirone. Il costruttore ed editore romano ha acquistato nel 2006 il quotidiano del NordEst, Il Gazzettino, e detiene il 5% di Mps. Il Banco Popolare invece, quarto istituto bancario italiano, prosegue nell’integrazione con Lodi.
Ma il NordEst non è certamente solo «cosa loro». Il pezzo di territorio tra i più ricchi d’Italia vede scontarsi anche i big nazionali e internazionali. Unicredit-Capitalia crede molto nelle casse venete e nella trevigiana CassaMarca, come Intesa Sanpaolo con Banca Cattolica. E attraverso l’acquisto di FriulAdria sono presenti anche i francesi del Crédit Agricole. Se il miracolo NordEst delle microimprese non fa più notizia, quello finanziario-bancario entra ora nel vivo.
Piva (Bcc Veneto): «Le nostre banche più vicine al territorio»
«Dalle fusioni delle grandi banche, noi siamo stati avvantaggiati: abbiamo raccolto gli scontenti», spiega Amedeo Piva, presidente della Federazione Veneta delle Banche di Credito Cooperativo e a capo della Banca del Veneziano.
Il sistema bancario è messo sotto pressione. Quali sono le ripercussioni in Veneto?
Su scala internazionale il momento è certamente critico. La congiuntura è difficile, ma il nostro sistema non ha registrato flessioni, anzi procede con ritmi di crescita importanti.
Le Bcc come si organizzano contro i rischi finanziari?
Stiamo valutando la creazione di un fondo di garanzia per tutte le Bcc a livello nazionale, che servirà a risolvere e a prevenire le eventuali situazioni di difficoltà in cui dovesse trovarsi una delle nostre banche. Il sistema dovrebbe inoltre consentire di ottenere una migliore valutazione dalle agenzie di rating. Nei prossimi mesi, con la Banca d’Italia, realizzeremo lo statuto e il regolamento.
Le concentrazioni, solo nell’ultimo anno, hanno cambiato il volto del sistema bancario italiano. Come vi collocate?
Noi non cerchiamo di fare acquisti e nemmeno siamo in vendita: cerchiamo collaborazioni e alleanze per offrire migliori servizi. In questa prospettiva va vista l’alleanza con la tedesca Dz Bank e le sinergie con le associazioni di categoria degli imprenditori livello nazionale.
Quali sono state le conseguenze delle fusioni in Veneto per il sistema delle Bcc?
Nel Veneto si sono create concentrazioni che hanno visto fondersi gruppi di primaria importanza. Questo offre al credito cooperativo l’opportunità di rafforzarsi sul territorio come unico protagonista locale, se si esclude qualche popolare. E siamo riusciti, senza spendere un euro, a raccogliere gli scontenti degli sportelli, che invece sono stati venduti a caro prezzo. I clienti non sempre accettano le scelte dettate dall’alto in virtù delle fusioni. Mentre cercano riferimenti puntuali, che mancano nel caso vi siano dei continui cambiamenti.
Il tessuto economico del NordEst cosa chiede alle banche?
Quando le dimensioni di una banca diventano rilevanti, i tempi nella fornitura di servizi aumentano. Certamente le Bcc si adattano meglio al territorio: sono di dimensioni ridotte e per questo garantiscono qualità e personalizzazione dei servizi, rapidità nelle risposte e un rapporto fiduciario e diretto.
Ma le dimensioni ridotte delle Bcc non possono essere un ostacolo alla fornitura di strumenti finanziari delle imprese?
Ogni realtà locale è fortemente integrata nell’ambito di una struttura regionale, interregionale, nazionale e internazionale. Questa struttura ci consente di soddisfare tutte le esigenze della clientela. La collaborazione con DZ tramite Cassa Centrale va in questa direzione, come anche la positiva esperienza di Nordest Am e le soluzioni del gruppo bancario Iccrea.
GERMANIA vs FRANCIA. DIRITTI UMANI PRIMA O DOPO
Cina e Francia hanno siglato a Pechino contratti commerciali del valore complessivo di circa 20 miliardi di euro. Nella lista della spese made in France ci sono 160 Airbus, due reattori nucleari Areva e una serie di altri accordi "minori". A guidare la delegazione francese il Napoleone Sarkozy, che ha costretto a casa la battagliera ministra francese dei diritti civili. Mentre Anglea Merkel ha incontrato ufficialmente il Dalai Lama. Risultato: la Siemens è stata esclusa dalla gara per la fornitura di un treno superveloce. Per la terra del diritto, i diritti civili possono aspettare. La Germania (per fortuna) la pensa diversamente. E intanto l'Italia sta con i cinesi e un po' con il Dalai Lama.
SILVIO BERLUSCONI ZAR DEL GAS
L’ex premier Silvio Berlusconi a capo di "South Stream", neo joint venture Gazprom-Eni, che distribuirà il gas russo in Europa. Il quotidiano moscovita Kommersant ci crede e lancia l’ipotesi. Il modello è quello del progetto russo-tedesco "North Stream", che vede l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder nella veste di presidente della compagnia. Per ora il colosso Gazprom non ha smentito. L’indiscrezione sarebbe trapelata durante la firma dell’accordo a Mosca, tra Vladimir Putin e Romano Prodi. A Berlusconi, già costruttore, pioniere della tv privata, editore, finanziere, presidente del Milan, paroliere, primo ministro e leader politico del centrodestra, la carica di zar del gas ancora mancava.
MILLE GIORNI TONDI TONDI
Mille giorni senza contratto. "Una cifra tonda, un record triste per tutti i giornalisti italiani". Domani è una ricorrenza "intollerabile per il paese e per la contrattazione". La segreteria della Fnsi lo ricorda alle giornaliste e ai giornalisti, agli editori della Fieg e all'intero sistema delle imprese, alle istituzioni. "Mille giorni di duro scontro, la cui responsabilità è degli editori - afferma il sindacato dei giornalisti - che una ripresa immediata del dialogo e delle relazioni sindacali, può comporre restituendo serenità all'intero settore".
DA EST A OVEST
Notizie della finanza (e non solo) dal mondo
Umbro
Le lacrime della disastrosa serata di Welbey non saranno solo quelle di David Beckham. Le tre reti della Croazia, costate l’esclusione dell’Inghilterra dai prossimi Europei di calcio, peseranno per anni sull’umore degli inglesi. Ma anche sui conti di pub, ricevitorie, negozi e agenzie di viaggio. In totale fanno 3 miliardi di euro di perdita stimata, secondo una ricerca della Coventry Business School. A subire un contraccolpo sono anche le previsioni di vendita della Umbro (ieri - 2,29% a 170,5 pence), sponsor tecnico degli inglesi dal 1984 e nel mirino di Nike. E della maggiore catena britannica di negozi sportivi Sports Direct (-14,67%), che ha ridotto ieri le stime dell’utile. I più pessimisti si preoccupano anche della crescita del Pil del prossimo anno. «Le vittorie delle formazioni inglesi in campo internazionale, infatti, aumentano il livello di produttività dei lavoratori», conclude il rapporto.
Healthcare
Un settore senza dubbio in salute. L’indice Eurostoxx Healthcare europeo ha segnato ieri un aumento del 4,13 per cento. A sostenere il comparto contribuisce un giudizio positivo di Citigroup, che ha alzato la sua raccomandazione sul comparto a «neutral» da «underweight». Ieri seduta positiva per tutte le protagoniste del settore.
Marocco
Prosegue, anche nel 2008, l’opera di privatizzazione di re Mohammed VI. In Marocco sono sette le aziende pubbliche che saranno cedute, per una raccolta stimata di 555 milioni di euro. La metà dell’ammontare andrà al Fondo Hassan II per lo Sviluppo Economico e Sociale; mentre l’altra metà servirà a rafforzare il budget dello stato per il prossimo anno. In particolare verranno cedute le società di sementi, commercio tessile di Fez, commercializzazione del carbone e del legno, del sale e del biopharma.
DA EST A OVEST
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Ericsson
Dopo lo scivolone di martedì (una flessione dell’11%), non accenna a fermarsi il crollo in Borsa (ieri il calo è stato dell’8,25%) di Ericsson, in seguito al profit warning sul quarto trimestre. Sembra proprio essere un periodo nero per il gruppo svedese, che dovrà attendere fino alla seconda metà del 2008 per rivedere i margini risalire. Lo prevede Credit Suisse: «I risultati dell’ultimo trimestre 2007 saranno in calo, come le stime per il 2008. Crediamo che i margini operativi diminuiranno del 15% circa nel corso del 2008». A pesare sui conti del gruppo svedese è una contrazione delle vendite nei mercati sviluppati, in particolare Europa occidentale e Nord America. Il rating è confermato a «neutral», con un target price di 20 corone svedesi.
Turchia
La terra di Ataturk piace agli investitori internazionali, specie nel settore bancario. La partecipazione straniera negli istituti della Mezzaluna, secondo quanto riferisce la Bddk (l’istituzione che regola il settore bancario), è arrivata al 39,4% fra le banche quotate alla Borsa di Istanbul (Imkb) e non. Per quanto riguarda la prima categoria la percentuale di presenza straniera è del 16,9% e il 13,7% possiede la maggioranza delle azioni. Per quanto riguarda gli istituti non quotati, la quota si aggira intorno al 22,5 per cento. Il nostro Paese, sponsor per l’integrazione di Ankara nell’Unione europea e oggi ospite al Forum italo-turco, è il terzo partner commerciale della Mezzaluna, che ieri ha anche dato il via libera alla realizzazione di centrali nucleari.
Kazakhstan
La crisi dei subprime arriva fino ai Paesi dell’Asia centrale. Il governo kazako ha creato un fondo di stabilizzazione da 2,7 miliardi di euro per aiutare la propria economia a far fronte al «pericolo» americano. Ad annunciarlo è stato il governatore della Banca centrale Anvar Saidenov.
VODAFONE DICE ADDIO ALL'iPHONE (PER SEMPRE)
Vodafone dichiara guerra legale a Deutsche Telekom per l’iPhone. E si preclude qualsiasi rapporto di collaborazione con Steve Jobs (anche per l'Italia). La società inglese ha ieri ottenuto un’ingiunzione finalizzata a far ritirare i telefonini di Apple dagli scaffali tedeschi, e proprio durante la stagione natalizia. Vodafone chiede venga rimosso il software che obbliga gli acquirenti a usare l’iPhone servendosi esclusivamente di T-Mobile, la divisione di telefonia mobile di Dt. La pratica sarebbe anticoncorrenziale. Difficile dunque prevedere lo sbarco dell'iPhone marchiato Vodafone negli altri paesi. Una sconfitta su tutta la linea (telefonica) per la società inglese, che non è riuscita a strappare alcun contratto. Porte dunque aperte per Tim?
DA EST A OVEST
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Google
Non mostra alcun segno di cedimento il titolo di Google e Mountain View ha incassato ieri l’ennesimo rialzo del target price. È stata Credit Suisse ad alzare il prezzo obiettivo, nei dodici mesi, da 800 a 900 dollari. Un 44% in più rispetto alla quotazione attuale, intorno ai 625 dollari. Non male per un titolo che tre anni fa è stato quotato con un prezzo iniziale di 85 dollari. Secondo alcune indiscrezioni raccolte dal Guardian, Google si starebbe preparando anche a un big merger. Con un obiettivo assai ambito: il pioniere del VoIP Skype. Secondo il giornale inglese il prezzo dovrà essere sicuramente inferiore a 2,6 miliardi, cifra a cui venne rilevata esattamente due anni or sono da eBay. Il sistema di VoIP di Google, il GTalk, non ha avuto quel successo che ci si poteva attendere.
SabMiller
Nemmeno il tempo di brindare (ovviamente a base di birra) all’acquisto della rivale olandese Royal Grolsch per 816 milioni di euro in contanti, che arriva già, per SabMiller, la prima tegola a sgasare gli animi. L’Antitrust Usa ha chiesto ieri maggiori informazioni sulla precedente acquiszione, quella tra SabMiller e Molson Coors, che dovrebbe concludersi entro la metà del 2008. Le principali banche d’affari, dopo l’acquisizione di SabMiller, mantengono i target price.
Citi
Nel futuro di Citigroup, il colosso mondiale dei servizi finanziari colpito dalla crisi subprime, ancora svalutazioni. E ieri Goldman Sachs l’ha quantificato. Per far fronte alle conseguenze legate al dissesto del credito immobiliare ad alto rischio Citi dovrà operare svalutazioni fino a 15 miliardi di dollari fra il quarto trimestre e i primi tre mesi del 2008. Secondo la banca d’affari la perdita è quattro miliardi superiore a quella già fatta dalla stessa Citi, che il 4 novembre scorso aveva comunicato di mettere in conto un write-down per undici miliardi. Quello stesso giorno il presidente e amministratore delegato del gruppo, Charles Prince, aveva dovuto rassegnare l’incarico. Goldman Sachs ha degradato a sell il titolo (ieri perdeva ancora il 3% a 31 dollari). Anche l’utile per azione 2008 del leader nei servizi finanziari dovrebbe scendere a 3,8 dollari (da 4,65), mentre il prezzo-obiettivo per il titolo è adesso di 33 dollari. Il taglio delle stime interessa tutto il settore: Merrill Lynch (con un target price di 59 dollari contro 66 precedenti), Morgan Stanley (61 dollari anzichè 66), Jp Morgan Chase (46 contro 51), Bear Stearns (106 contro 118 dollari).
Telecom galleggia con l’asso Bernabè
Nel lunedì nero di Piazza Affari il titolo della compagnia ha guadagnato lo 0,41% sulle voci del nuovo ad e di Galateri presidente. Oggi assemblea di Telco. Nel weekend il «ticket» aveva ricevuto il via libera da Alierta
Prende sempre più consistenza il ticket Bernabè-Galateri per la guida della nuova Telecom Italia. Anche ieri si sono rincorse voci che danno per imminente un ritorno dell’ex manager Franco Bernabè, in questi giorni in viaggio in Cina, come amministratore delegato e di Gabriele Galateri di Genola a ricoprire la carica di presidente.
Una soluzione su cui punta anche Piazza Affari. Nel lunedì nero di Milano infatti, tutte le blue chip hanno perso, fatta eccezione proprio per Telecom Italia. Nell’attesa della nomina dei nuovi vertici il titolo ha spuntato un rialzo dello 0,41% a 2,179 euro. A supportare il titolo anche Bnp Paribas, che ha alzato la raccomandazione a neutral da underperform.
Intanto oggi è in programma un’assemblea di Telco, la holding composta da Telefonica, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali e Sintonia, che controlla il 23,6% di Telecom. I soci di riferimento del gruppo di tlc, a quanto si apprende, delibereranno alcune modifiche per adeguare lo statuto di Telco ai rilievi dell’Anatel, l’autorità per le tlc brasiliana. Si tratta di un passaggio tecnico, ma appare quasi scontato che si continuerà a discutere dell’assetto al vertice.
È stata invece smentita la notizia di una riunione del comitato nomine di Mediobanca prevista nei prossimi giorni. L’individuazione dei nuovi vertici Telecom da parte di Piazzetta Cuccia, tra l’altro, potrebbe forse avvenire senza passare attraverso l’organismo di cui fanno parte Cesare Geronzi, Marco Tronchetti Provera, Vincent Bollorè e Dieter Rampl. Non si tratta infatti di definire una lista da portare in assemblea, ma di individuare dei nominativi che verrebbero poi cooptati da un consiglio di amministrazione di Telecom appositamente convocato. E, a quanto pare, l’atteggiamento di Piazzetta Cuccia nei confronti di Bernabè starebbe cambiando. I dubbi mossi nei giorni scorsi da parte di Intesa Sanpaolo pare siano rientrati.
L’accoppiata Bernabè-Galateri ha invece raccolto il pieno appoggio dai soci spagnoli di Telco. Nel week end il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, ha infatti dato la propria «aprobación». Intanto ieri, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, ha reso noto un retroscena su Telecom. «A suo tempo abbiamo fatto una piccola avance, ma ci hanno rispedito via». E su possibili sinergie sul fronte delle telecomunicazioni con Telefonica, Confalonieri ha ribattuto: «Vedremo».