note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
giovedì, 28 febbraio 2008

Ubs, il giorno più difficile di Ospel

Autocritica del presidente all’assemblea dell’istituto. Rivolta dei piccoli azionisti. Via libera alla ricapitalizzazione da 19 miliardi di franchi. Dividendo in titoli. Respinta l’indagine Ethos

Scricchiola sempre più la poltrona di Marcel Ospel. Il presidente di Ubs ha vissuto ieri, durante l’assemblea straordinaria davanti a 6.454 azionisti, una delle giornate più difficili: ha dovuto respingere gli attacchi (e i fischi) degli azionisti («hanno trasformato la banca in un casinò») e della Fondazione Ethos. È rumorosa l’atmosfera all’interno del palazzetto dello sport di St. Jakobshalle a Basilea, con scene più appropriate a una sfida di tennis, che a un’assemblea solitamente composta da banchieri svizzeri. Ma la crisi subprime ha fatto saltare i nervi (non solo il portafoglio) agli azionisti. Un’ovazione ha infatti accolto la richiesta (poi bocciata al voto) della Fondazione Ethos, che chiedeva un controllo speciale sull’operato della banca. L’istituto elvetico (che ieri a Zurigo ha chiuso in progresso dell’1,02%), numero uno in patria e terzo in Europa, ha accusato perdite per 4,4 miliardi di franchi svizzeri nel 2007 (contro un utile precedente di 12,2 miliardi) a causa delle maxisvalutazioni legate ai subprime americani. Causando il primo «rosso» della storia.
In assemblea Ospel ha ammesso che il management «non è riuscito a rendersi conto tempestivamente degli sviluppi» nel settore dei mutui. Per rilanciarla è stato approvato un aumento di capitale da oltre 19 miliardi di franchi. Confermate le sottoscrizioni del fondo sovrano di Singapore Gic e di uno mediorientale. L’assemblea ha poi approvato la proposta di sostituire il dividendo cash in uno azionario: la banca deterrà così mezzi propri per altri 4,4 miliardi.
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lunedì, 25 febbraio 2008

CUBA LIBRE?

Ieri c'è stato il passaggio di consegne tra Castro e... Castro. Poco dunque cambia  nell'isola caraibica . Un "passaggio" di consegne in stile monarchico, subito riconosciuto da due democrazie: Vaticano e Venezuela. Con un vertice politico, amministrativo e legislativo, che riesce a battere per età persino l'Italia.
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venerdì, 22 febbraio 2008

Rilancio a 90 miliardi per Xstrata

Agnelli ne aggiunge altri 13,3 per convincere il board della compagnia mineraria anglo-elvetica. E poter diventare così il primo gruppo al mondo. Per ora Anglo American «resta a guardare»

Roger Agnelli mette sul piatto altri 13,3 miliardi di dollari per convincere il board di Xstrata. Il colosso brasiliano Vale do Rio Doce avrebbe portato a 89,3 miliardi l’offerta per il gruppo minerario anglo-svizzero. Le indiscrezioni sono state raccolte dall’agenzia di stampa brasiliana Estado e riprese dai quotidiani carioca. E la Borsa sembra crederci: il titolo Xstrata ha chiuso ieri a Londra a 4.060 pence (in crescita del 2,86%), scambiando in progresso anche del 5% in giornata.
L’offerta si basa sul pagamento del corrispettivo parte in azioni Vale, il più grande produttore di ferro al mondo, parte in contanti. I contatti fra i due gruppi sarebbero in ogni caso ancora in una fase informale, anche se alcune fonti brasiliane parlano dello stesso Agnelli, insieme al direttore finanziario di Vale, Fábio Barbosa, in queste ore in visita a Londra, nella sede di Xstrata.
Il colosso minerario Xstrata, quarto produttore al mondo di rame, aveva già rigettato la precedente offerta da 76 miliardi di dollari. La compagnia mineraria e Glencore International, cui fa capo il 34% del capitale del gruppo anglo-elvetico, avrebbero infatti ritenuto insufficiente l’offerta dei brasiliani, basata sul pagamento di un corrispettivo (in contanti e in azioni), che valutava 4.000 pence ogni azione di Xstrata. Il vertice punterebbe, secondo quanto ha scritto il Financial Times, su un’offerta che valuti le azioni 4.500 pence. Se l’accordo andasse in porto, Vale supererebbe Bhp Billiton, a sua volta impegnata nella conquista dell’altro big Rio Tinto, al primo posto nella classifica delle società minerarie mondiali.
Il via libera a questi due deal ridurrebbe drasticamente il ruolo di Anglo American nel mercato. «Noi non rimaniamo a guardare», ha assicurato ieri il chief executive officer Cynthia Carroll. Autodichiaratasi fuori dall’M&A multimiliardario la compagnia mineraria (ieri ha chiuso in rialzo in Borsa del 3%) sta «valutando tutte le occasioni che il settore in ristrutturazione propone». Ma per ora si tratta solo di piccole società. Intanto i conti nel 2007 hanno riportato un aumento degli utili del 18% (a 7,3 miliardi di dollari), grazie all’aumento dei prezzi delle materie prime, ma con ricavi in calo dell’8% a 35,67 miliardi.
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giovedì, 21 febbraio 2008

Iberdrola chiude i confini della Spagna a Edf

Nel giorno dei conti il presidente del gruppo spagnolo Galan dichiara che «la società francese non è ben voluta». L’iberica in nero per 2,35 mld (+42%), la transapina per 5,6 mld (+0,2%)

«La francese Edf non è benvenuta in Spagna». Lo dice a chiare lettere il presidente di Iberdrola, Ignacio Sanchez Galan. Da Madrid il messaggio è partito verso il quartier generale parigino di Edf e al suo inquilino più importante, Pierre Gadonneix, dopo che ha annunciato il proprio «interesse per il gruppo spagnolo». Per Sanchez non c’è margine di discussione: «È chiaro che Edf non è benvenuto, né dal punto di vista politico, né imprenditoriale né azionario».
L’occasione per lo scambio di gentilezze è dato dalla pubblicazione dei bilanci 2007. Meglio è andata a Iberdrola, che ha chiuso l’anno con un utile netto in crescita del 41,8% (sul 2006) a 2,35 miliardi di euro. L’ebitda si attesta a 5,54 miliardi (+42,4%). I risultati sono stati positivamente influenzati dall’acquisizione di Scottish Power nell’aprile scorso. Edf ha chiuso invece l’anno con un utile netto di 5,6 miliardi, stabile (+0,2%) rispetto al 2006, ma superiore alle attese. Il suo utile operativo è salito del 5,7% a 15,2 miliardi, per un fatturato in aumento dell’1,2% a 59,6 miliardi. L’operatore francese proporrà un dividendo in aumento del 10,3% a 1,28 euro.
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giovedì, 21 febbraio 2008

Soave è fuori da Nord Stream

Il consorzio che gestisce il progetto nel Mar Baltico sottoscrive una lettera d’intenti con la rivale Eupec. Il titolo Socotherm perde lo 0,94%

Nord Stream esclude Socotherm dal progetto nel Mar Baltico. Il consorzio tedesco, che gestirà il gasdotto Russia-Germania, ha annunciato ieri la firma di una lettera di intenti con Eupec per il contratto relativo alla posa dei tubi. Il valore dell’accordo è di poco superiore ai 650 milioni di euro.
Per l’assegnazione della commessa partecipavano, oltre alla francese Eupec, anche Bredero Shaw e appunto la società vicentina presieduta da Zeno Soave. I vertici di Socotherm, contattati dagli analisti del Santander, hanno confermato che la loro offerta era di 713 milioni per la fornitura del servizio di rivestimento tubi, contro i 656 della vincitrice e i 775 milioni di Bredero Shaw.
«Il progetto rappresentava per Socotherm un’opportunità unica per crescere rapidamente in Europa, senza ripartirsi gli utili con minorities», ha commentato Armando Iobbi, analista di Santander. Ma nel progetto potrebbero esserci rischi potenziali legati all’implementazione, e in alcuni casi «potrebbe essere addirittura meglio perdere un bid piuttosto che esporsi a eventuali perdite per potenziali aumenti dei costi». Una situazione che ha valutato anche la Borsa. Ieri il titolo a Milano ha chiuso a 5,26 euro, in calo dello 0,94 per cento. Nel 2007 Socotherm ha perso in Borsa il 50%, mentre da inizio anno è in calo del 16 per cento.
La raccomandazione sul titolo per Santander resta sempre neutral, con un target price a 5,39 euro.
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mercoledì, 20 febbraio 2008

CHE FINE HA FATTO IL NAGORNO-KARABAKH?

Mentre metà mondo festeggia (giustamente) l'indipendenza kosovara, ritornano alla ribalta una serie di cosiddette "situazioni irrisolte". E rispolverate per l'occasione. La mia "fanciullenza" è sta segnata dalla questione del Nagorno-Karabakh. Da allora scomparsa dai media. Grazie a Wikipedia apprendo che "storicamente parte dell'Armenia, ma posseduta dall'Azerbaigian dal primo dopoguerra, dagli anni '90 l'area è sotto il controllo militare armeno, in seguito ad uno scontro con i vicini dell'Azerbaigian durante il quale, nel 1991 la popolazione locale aveva cercato di dichiarare la propria indipendenza".
Ma siccome in redazione non ci facciamo mancare nulla, e i miei colleghi sono preparatissimi in geografia e storia, apprendo dell'esistenza anche di una questione Transdniestria. Si tratta della Repubblica Socialista Sovietica del Transdniester, che non esiste sulle carte d'Europa, e si trova lungo il fiume omonimo tra Moldova e Ucraina. E' una di quelle eredità del disfacimento dell'impero sovietico. Eppure, ha tutto ciò che permette ad uno stato di essere tale: moneta, esercito, bandiera, inno nazionale, leggi e istituzioni. Ha 700.000 abitanti e la capitale è Tiraspol. Ed è uno dei posti più frequentati dalla criminalità internazionale per i traffici non proprio leciti.
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martedì, 19 febbraio 2008

Il ferro diventa più caro del 65%

L’accordo sottoscritto da Nippon Steel, Jfe e Posco con la brasiliana Vale, a 78,89 dollari per tonnellata, condizionerà l’intero comparto

Via libera all’aumento (consistente) del prezzo del ferro. Tre big della siderurgia mondiale hanno accettato l’accordo proposto dalla brasiliana Vale per alzare del 65% la quotazione del metallo. A confermarlo sono stati ieri i tre maggiori committenti (le giapponesi Nippon Steel e Jfe e la sudcoreana Posco), che hanno reso nota l’intesa: prezzo record di 78,89 dollari a tonnellata dal prossimo 1° aprile. Si tratta del sesto aumento annuo consecutivo.
La firma è destinata a ripercuotersi su tutto il mercato. L’adeguamento degli altri maggiori player mondiali, come le australiane Rio Tinto e Bhp Billinton (al centro di una contesa) o la cinese Baosteel, dovrebbero essere solo questione di giorni. A ruota i grandi gruppi siderurgici mondiali, fra cui la numero Arcelor Mittal. I produttori d’acciaio asiatici sono generalmente i primi a concludere i loro negoziati annuali con i fornitori di ferro. E secondo la stampa nipponica il rincaro farà aumentare di circa 500 miliardi di yen (3,23 miliardi di euro) il costo annuale totale delle materie prime dell’industria siderurgica. Le ripercussioni si sentiranno presto, in particolare nel settore automobilistico.
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venerdì, 15 febbraio 2008

PUTIN SHOW

Lo zar delle Russie, dopo otto anni alla guida del Paese, lascia la carica. Vladimir Putin fa la sua ultima conferenza stampa davanti a 1.363 giornalisti accreditati (30% stranieri), parlando per 4 ore e 40 minuti (secondo in classifica solo a Fidel Castro). E prenota la poltrona di primo ministro «alla pari» con il suo delfino Dmitri Medvedev. Il capo di Gazprom, che nei giorni scorsi ha festeggiato il compleanno al Cremlino con un concerto dei Deep Purple, sarà infatti il «prossimo» presidente russo: «Saremo una coppia affiatata», assicura Putin. E c’è da starne certi. Completo scuro, cravatta regimental, l’ex funzionario del Kgb originario di San Pietroburgo ha ammesso che «alcune battaglie non sono state ancora vinte, come quelle contro la dilagante corruzione e l’inflazione ancora al 12%». E a chi gli chiedeva della sua ricchezza personale, secondo alcuni pari a 40 miliardi di dollari, ha risposto: «Sono ricco perché il popolo russo mi ha accordato per due volte la sua fiducia per guidare il Paese, il resto sono solo pettegolezzi e assurdità». Le elezioni del 2 marzo si avvicinano, nel futuro della Russia non mancherà di certo Putin.
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categoria: russia, putin


venerdì, 15 febbraio 2008

Ubs: «Anche il 2008 sarà difficile»

La banca conferma nel 2007 il primo rosso: nel quarto trimestre -11,3 mld $ per i subprime Il risk management si fa più severo, crolla il titolo a Zurigo (-8,32%). Volano gli utili di Zfs

Dai conti resi noti ieri è arrivata la conferma del primo bilancio in rosso della sua storia. Nel quarto trimestre Ubs riporta un rosso da 12,45 miliardi di franchi svizzeri (pari a 11,3 miliardi di dollari). L’istituto di credito svizzero archivia il 2007 con una perdita di 4,4 miliardi di franchi, spiegando che «le perdite derivanti dal mercato ipotecario statunitense superano la solida performance delle altre attività». Ma a preoccupare la Borsa (ieri il titolo è crollato dell’8,32% a 37,46 franchi) sono anche le previsioni: «Il 2008 sarà un altro anno difficile». Gli altri dati 2007 resi noti dal ceo Marcel Rohner: il margine d’interesse si è ridotto del 34% a 31,03 miliardi, con una raccolta netta a 140,6 miliardi (-7%). L’investment banking ha concluso con una perdita operativa di 15,5 miliardi (+5,9 miliardi nel 2006). La banca elvetica ha presentato anche la riorganizzazione del processo di controllo del rischio, con il miglioramento dei sistemi di misura del Value to risk. Il cda ha raccomandato inoltre agli azionisti di respingere la proposta della fondazione Ethos volta a realizzare una verifica speciale sulle perdite. Mentre il fondo di Singapore, Gic, ha confermato di partecipare al piano di ricapitalizzazione di Ubs, che nell’ultimo anno ha dimezzato il valore in Borsa.
Meglio invece il 2007 dei cugini del Zurich Financial Services, la cui divisione Vita è diretta da Mario Greco. L’istituto ha chiuso l’anno con un utile record di 5,6 miliardi di dollari (+22% sul 2006). E il cda ha proposto un dividendo di 15 franchi (11 nel 2006).
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giovedì, 14 febbraio 2008

Murdoch scommette su Yahoo!

Secondo TechCrunch il magnate australiano in tandem con un fondo offrirebbe 50 miliardi di dollari. E Microsoft si prepara al rilancio

Ancora una volta Rupert Murdoch cambia idea. Chiusi i festeggiamenti per il Superbowl del football Usa, e gli ottimi risultati della Fox e di News Corp tutta, Murdoch torna sui suoi passi, secondo quanto riportato da TechCrunch. Il blog, solitamente ben informato nel settore delle nuove tecnologie, riporta che i contatti fra Yahoo! e Murdoch (in cordata con un fondo ancora anonimo) sarebbero in corso. Nonostante la secca smentita, a caldo, di un suo interessamento per la partita. La valutazione data a Yahoo! non lascerebbe spazio a incertezze: circa 50 miliardi di dollari, nettamente meglio dei 44,6 miliardi proposti da Microsoft.
La sinergia tra il colosso dei media e la società di Santa Clara è presto fatta. Il magnate australiano sarebbe infatti pronto a fondere la divisione Fox Interactive Media, il cui primo asset è MySpace, con il nuovo acquisto per diventare un protagonista del Web.
Il blog Usa riferisce inoltre che i dettagli di un’eventuale offerta di Murdoch dovrebbero essere resi pubblici nel giro di un paio di giorni, in tempo perhé il board di Yahoo! possa esaminare l’offerta nel suo prossimo meeting.
Sempre secondo TechCrunch, Microsoft non resterà a guardare, a Redmond si sta già pensando a un rilancio dell’offerta (pari a 35 dollari per azione). Questo è quanto richiedono gli azionisti di Yahoo!. A partire da Bill Miller (alla guida del fondo Legg Mason Capital Management, che del motore di ricerca detiente il 6%), che ha invitato la stessa Microsoft a migliorare sensibilmente l’offerta, confermando la volontà di vendere.
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Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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