Bpt, l’hi-tech nasce in Padania Valley
Dal mitico Lisio Polzner, inventore di Flint, l’accendigas presente in tutte le cucine, al nipote Sandro Marcorin, leader della domotica e della videosorveglianza. Presto gli uffici saranno aperti dalle 8 alle 23. E ciascuno sceglierà l’orario di lavoro preferito. In riva al Tagliamento si respira un po’ del clima di Google
Ha un’idea in mente, che presto farà diventare realtà: uffici aperti dalle 8 alle 23. E ognuno sarà libero di andare al lavoro quando preferisce. Il tutto in un contesto aziendale nuovo, con cucina, zone relax e palestra.
Mentre nella Silicon Valley questo tipo di organizzazione è ormai un «dovere», portarla sulle rive del Tagliamento, se non è una rivoluzione, poco ci manca. Qui, tra Veneto e Friuli, ha le radici la Bpt, acronimo di Brevetti Plozner Torino, società fondata nel 1953 da Lisio Plozner, che aveva deciso di emigrare in Piemonte portando con sé solo le proprie idee. Con un obiettivo: creare tecnologia innovativa nella città dell’auto.
Sotto la Mole le intuizioni del fondatore, apparentemente semplici a guardarle ora, si trasformarono però in un autentico successo economico: dal campanello retroilluminato, al mitico accendigas piezoelettrico Flint, tutt’ora in produzione, che ha acceso il fuoco in tutte le cucine degli italiani. E non solo. Nel 1961 Plozner decide il ritorno nel NordEst.
Il nipote Sandro Marcorin, 35 anni ad agosto prossimo, è amministratore delegato della Bpt, leader nella domotica, ovvero nella realizzazione di sistemi elettronici e di videosorveglianza per la casa. Con una forte propensione all’estero: il 46% del fatturato arriva infatti fuori dall’Italia, ed è pronto a salire oltre la metà nei prossimi anni.
Perito aeronautico, brevetto di pilota, Marcorin avrebbe voluto entrare in Accademia Aeronautica. Cresciuto a pochi passi dalla base delle Frecce Tricolori a Rivolto (Udine), il contagio è stato automatico. Ma nel 1996 è arrivata la «chiamata», da una persona a cui il giovane non poteva dire di no. Quella del nonno. Per lui era pronto un posto «sicuro», da operaio in officina. «Sono entrato dalla porta di servizio - spiega il giovane ad - Scelta migliore mio nonno non poteva fare». Poi ha fatto esperienza in tutti i rami dell’azienda, passando dall’ufficio tecnico a quello estero, fino alla poltrona più importante. Sempre sotto l’occhio vigile del braccio destro del nonno, Bruno Morandini, ora vicepresidente. Allo stretto collaboratore, Lisio Plozner aveva concesso un po’ di azioni e il compito di scegliere il suo successore nel momento in cui fosse venuto a mancare.
La singolare governance adottata tutt’ora in azienda è stata ideata proprio dal nonno. Mentre le società introducono nuove poltrone con il duale, alla Bpt c’è un’unica regola: una sola famiglia conduce la società, il ramo escluso viene liquidato. E all’interno dell’azienda lavora un solo componente per famiglia. Così ha deciso il nonno e così è stato. Sandro Marcorin, con il suo progetto industriale, ha convinto il board diventando nel 2002 il nuovo ad. «Fuori» dalla Bpt, prima la famiglia della zia e quindi la sorella Rebecca, psicologa, e la moglie Eliana. Sopra di lui c’è un presidente esigentissimo, la mamma Vanilla, una delle quattro figlie di Lisio Polzner.
E nella testa di Sandro Marcorin c’è sempre la quotazione. La scorsa estate, a poche settimane dal debutto in Borsa, è stata bloccata a causa delle turbolenze dei mercati. «Ma quando la situazione internazionale lo permetterà, saremo pronti». Anche grazie a due recenti acquisizioni, che hanno fatto evolvere il dna aziendale verso nuovi progetti industriali, quelli dell’illuminazione, complementari ai sistemi domotici. «Per cogliere il trend espansivo in atto, specie in Medio Oriente». Nel gruppo sono recentemente entrate Domino Sistemi (Massa) e LedGo (Pordenone). La prima è attiva nel lightning, con una forte presenza in Medio Oriente, dove ha realizzato l’impianto dell’isola artificiale La Palma a Dubai. LedGo è invece una società nata da uno spin off tecnologico, attiva nella produzione di led.
La Bpt ha sede a Cinto Caomaggiore (Venezia), 5.000 anime nel cuore del Nordest, uno dei cinque comuni del Veneto che hanno fatto infuriare il governatore Giancarlo Galan, votando l’annessione al Friuli-Venezia Giulia. Ma un piede oltre il confine l’azienda l’ha già messo, spostando lì il centro di ricerca e sviluppo, nel quale Marcorin ha investito fino a ora 15 milioni di euro. E la friulanità è anche nell’assetto societario: la finanziaria regionale Friulia ha il 10%, pronta a cedere la quota (e monetizzare l’investimento) in caso di quotazione.
I numeri del 2007 testimoniano la crescita di Bpt. Il fatturato è salito a 54,7 milioni di euro (+8,2% sul 2006), mostrando un incremento in tutti e tre i settori in cui è attiva: videocitofonia e domotica (+10,2%), termoregolazione (+1,1%), allarmi e videosorveglianza (+6,6%). E con il mercato dell’illuminazione conta di aumentare il fatturato di 12 milioni nel 2008. Ma il grande sogno di Marcorin è un altro: portare più persone possibili a vivere nel Villaggio digitale. «La domotica ci permette un’abitazione più confortevole e a misura d’uomo - spiega - Consentendoci la gestione degli impianti da remoto o da locale, monitorando videosorveglianza, antincendio, antintrusione e controllo accessi e di gestire telefonia e videocitofonia, tutto con un solo dispositivo». E, ovviamente, costruirci il nuovo business.