Il Governo vara l’Ipo di Fincantieri
A Venezia il ministro Brunetta rivela: «Sul progetto, Esecutivo unito». L’ad Bono: «In autunno o entro prossima primavera»
Il Governo battezza la quotazione di Fincantieri. Ieri, il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, a margine del varo tecnico nello stabilimento di Marghera (Venezia) della nave Costa Luminosa, ha parlato chiaro: sul progetto c’è condivisione all’interno del Consiglio dei ministri. Anche se sui tempi di quotazione della società controllata dal Tesoro attraverso Fintecna, il ministro veneziano ha spiegato che non dipende da lui, «ma dall’andamento dei mercati». Anche la società si dice pronta: «L’autunno o la primavera prossima - ha indicato l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono - potrebbero essere date ipotetiche, noi siamo comunque pronti ad aprirci al mercato». «Ovviamente - ha aggiunto - spero di partire quanto prima. Augurandoci migliori condizioni di mercato». Il piano di Fincantieri prevede, insieme alla quotazione, un aumento di capitale di oltre 400 milioni «per sostenere investimenti per 800 milioni». «L’azienda deve avere una struttura finanziaria forte - spiega Bono - per le modalità in cui opera oggi la cantieristica: riceviamo il 15% del costo dell’ordine subito e l’85 alla consegna, finanziando di fatto il cliente. Va poi tenuto presente che lavoriamo con margini bassi, un problema che esiste in tutto il mondo». A fronte di tutto ciò, Bono ribadisce di non comprendere «la paura del sindacato per la quotazione: non ne vedo la ragione chiara, in Italia si quotano tutti, perché noi non dovremmo». I sindacati, molto forti all’interno dell’azienda, sono divisi: contraria all’accesso in Borsa è la Fiom, che rappresenta la metà dei lavoratori dei cantieri navali. «Basta con le parole - ha dichiarato a F&M il presidente Corrado Antonini - ora passiamo ai fatti e diamo avvivo alle procedure di quotazione: il mercato è solido e ci fa ben sperare». Mentre sul petrolio, nessuna preoccupazione: «Per ora - ha proseguito Antonini - non registriamo contraccolpi». È ancora prematuro parlare del valore della società in Borsa. Intanto, prosegue l’allargamento degli stabilimenti in Italia, «per venire incontro alle nuove richieste, specie nel settore dei maxi yacht dai 70 milioni in su», conclude Antonini.
HARD TIMES
Crisi esistenziale per il giornalismo americano: in California l'Orange County Register, antica testata vincitrice di premi Pulitzer, ha affidato parte del lavoro redazionale e dell'impaginazione a una società in India. È solo un esperimento di breve durata, ma potrebbe non passare molto tempo prima che Bangalore, Mumbai o Delhi rimpiazzino New York come capitale mondiale dei media. Ma non è un caso isolato. L'anno scorso nell'esempio più clamoroso di «glocalizzazione» il quotidiano Pasadena Now assoldò un paio di giornalisti indiani per seguire in teleconferenza dall'India, uno a Mumbai e l'altro a Bangalore, i lavori del consiglio comunale di Pasadena. I due cronisti erano ovviamente pagati una frazione dei loro colleghi americani a 15 mila chilometri di distanza.
Bisignani: «Alitalia a rischio
Arriva la tempesta perfetta»
Il ceo di Iata: «Che follia far saltare l’accordo con Air France: non resta che il commissario. Il caro oil pesa di più sulle flotte vecchie»
«Non aver sottoscritto l’accordo con Air France è stata una follia. E l’unica soluzione ora per Alitalia è l’amministrazione controllata». Da Bruxelles, il ceo e direttore generale della Iata, Giovanni Bisignani, non vede soluzioni alternative per la compagnia di bandiera. Una situazione finanziaria complicata quella di Alitalia, sulla quale si sta abbattendo una «tempesta perfetta», ovvero il continuo aumento del costo del greggio e la contrazione della domanda generale di voli.
Per cinque anni amministratore delegato di Alitalia, Bisignani è dal giugno 2002 a capo dell’associazione mondiale che raggruppa le 230 compagnie aeree. «La situazione della compagnia italiana è di emergenza, serve subito l’applicazione del chapter 11 con l’amministrazione controllata, la nomina di un commissario straordinario esperto del settore, che tagli il più possibile - propone Bisignani, commentando la situazione a margine della conferenza sul trasporto aereo organizzata da Sita - E tra un anno, sperando che il clima cambi, presentarsi a siglare un’alleanza con un player internazionale: per Alitalia lo stand alone è impraticabile. Attualmente, infatti, non vedo nessuna compagnia straniera di rilievo che potrebbe essere interessata a rilevare la società». E anche una cordata italiana, sembra essere solo una delle tante ipotesi.
Il numero uno di Iata aveva in passato lanciato l’allarme, con il rischio di Alitalia di «rimanere a terra», ora il prestito-ponte da 300 milioni deciso dal governo «ha certamente dato una boccata d'ossigeno», ma il panorama internazionale si è nel frattempo complicato. L’aumento del greggio si fa sentire sui costi, aumentando la voce di spesa: «Se in media nelle compagnie del sistema Iata l’oil pesa per il 35-40% sul fatturato, con una flotta vecchia si sale oltre il 50%». E quella di Alitalia non è proprio di ultima generazione.
La tempesta perfetta ha messo definitivamente a terra 26 compagnie aeree negli ultimi sei mesi «La crisi non ha risparmiato nessuno, in tutto il mondo» e ha fatto rinviare il 10% delle consegne di nuovi aeromobili, 1.200 in tutto, previste per il 2008. Le compagnie aeree, con il consorzio Sita che si occupa del settore It, si stanno attrezzando per affrontare la nuova crisi del settore: maggiori investimenti in ricerca e utilizzo di nuove tecnologie per ridurre l’impatto dell’oil sui bilanci e sull’ambiente: «Entro 10 anni il 10% del carburante sarà alternativo», ha concluso Bisignani.
DUE MINUTI E SONO DA VOI
Torno oggi in redazione dopo 20 giorni in India. Peso 4 chili in meno, ho 400 mail sulla mail del lavoro e 300 in quella personale. Datemi due minuti per leggerle tutte e sono da voi.....