La «dieta mediatica» dei ventenni di oggi
Saranno i digital native, giovani cresciuti in un mondo di bit, a dare vita all’Individual Tv. Senza prime time, grazie a palinsesti ad personam. «Il broadcasting - dice Severino di Ericsson Italia - non sarà più lo stesso»
«A letto dopo il Carosello», era l’ordine dei genitori, almeno fino al 1976. Ma a che ora andrà in onda il Carosello dei bambini nati qualche anno fa? Purtroppo, per i genitori (gli stessi che ricevevano l’ordine di cui sopra), saranno proprio i figli a deciderlo.
La televisione ha avuto un ruolo chiave nella modernizzazione del Paese, dagli esordi negli Anni Sessanta al boom della tv commerciale degli Ottanta. Con i programmi televisivi che scandivano i riti quotidiani. Un’epoca destinata però a tramontare molto presto, nel giro di qualche anno: i dati Auditel dimostrano infatti il calo della tv generalista a favore delle «altre». Oggi proliferano le offerte alternative: canali satellitari, video on demand, Iptv e web tv, time- shift tv e gaming interattivo. Dati di fonte Eurisko Gfk attestano che dal 2001 al 2006 in Italia si è ridotto del4%il consumo personale di televisione tradizionale e si è registrato un incremento forte (pari al 61%) relativo alla tv tematica.
Il mercato della tv digitale ha un valore mondiale di 100 miliardi di euro, ma destinato a moltiplicarsi per cinque nei prossimi otto anni. Ma se la tv cosiddetta individuale è ancora poca cosa, solo il 5% del valore del mercato mondiale della tv digitale, la percentuale salirà al 20% nel 2016. Con l’Italia protagonista di questa tendenza con percentuali ancora più alte, secondo le recenti stime di Strategy Analytics.
Ma se fino a poco tempo fa l’evoluzione della tv su diverse piattaforme e con variemodalità di visione si poteva solo ipotizzare, oggi la tecnologia può davvero permetterlo. La tv digitale interessa oggi in Italia sette milioni di persone, che nei prossimi quattro anni cresceranno del 70%. La tv su telefonia mobile viene vista con interesse, anche se fino a ora non ha dato i risultati sperati (il 60% delle persone è interessato a guardare la tv sul proprio cellulare, ma solo in occasione di grandi eventi). A livello globale però gli utenti di questo particolare comparto cresceranno fino a raggiungere 250 milioni nel 2010, mentre nello stesso anno si stima che gli utenti della Iptv saranno 50 milioni. «Entro il 2011 la tv che viaggia attraverso Internet crescerà a tre cifre e nei prossimi dieci anni assisteremo alla rivoluzione del mondo della tv, nella trasmissione, e successivamente nei contenuti », ha spiegato a F&M Aurelio Severino, director content and media Sud ed Est Europa di Ericsson. «E quando i ventenni di oggi entreranno nel mondo del lavoro e con possibilità di spesa, vorranno imporre la loro dieta mediatica: fatta di tv personale». Questa rivoluzione è stata battezzata dal colosso svedese dei network con il nome di Individual Tv.
Nel giro di pochi anni si passerà dunque dal prime time (la prima serata, come viene definita nel mondo anglofono) al my time e la tv si vedrà indifferentemente su diversi mezzi.Aguidare la transizione verso la multicanalità sono proprio i digital native, giovani che oggi hanno tra 16 e 21 anni. «Il nostro target sono proprio loro, la prima generazione di utenti che hanno internet, la tv e la mobilità nel loro Dna e semplicemente la pretendono», prosegue. I dati dimostrano la voglia di multimedialità e comunicazione: un giovane di 21 anni è connesso 24 ore al giorno, ha scambiato nella sua vita già 250.000 messaggi multimediali (e-mail, instant msg, sms) è stato 10.000 ore al cellulare e 5.000 ore davanti a una console di gioco e per 3.500 ore si è impegnato in attività di social networking.
Delle possibilità offerte dalla tv mobile se ne stanno accorgendo anche le media company. Per Andrea Rangone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Mobile Content della School of Management, l’aspetto «più significativo di un anno giudicato di transizione come il 2007 è stato l’entrata delle grandi web company globali nel mercato del mobile content. In particolare questi player stanno introducendo rapidamente nel mobile le piattaforme tecnologiche del mondo pc-centrico e di Internet spingendo verso un modello di business advertising based. Laloro strategia è imperniata su una forte integrazione tra il mondo mobile e quello del Web».
L’Italia, rispetto agli altri Paesi europei, risente molto del ritardo nello sviluppo nelle infrastrutture tecnologiche. Ma per far correre la tv su internet servono pesanti investimenti sulla banda larga: «Per lo sviluppo della rete serve un impegno di dieci anni di investimenti importanti, servono i contributi di tutti con una attenta guida istituzionale, come è stato fatto in Giappone», sottolinea Severino. Ericsson è tra le società che crede maggiormente in questo settore, con lo slogan «la tv sempre, dovunque e su qualsiasi schermo ». A oggi il colosso svedese ha realizzato nel mondo più di 60 soluzioni di mobile tv e oltre 180 operatori utilizzano soluzioni e tecnologie Iptv del gruppo per i propri servizi commerciali. Un business strategico nel prossimo futuro, sul quale Stoccolma ha investito e si prepara a investire ancora parecchio. Recentemente Ericsson ha acquisito Tandberg Television (azienda specializzata in broadcasting digitale) per 1,38 miliardi di dollari e Redback Networks (che opera nell’Iptv) per 1,9miliardi. E trasformare in realtà la promessa di questa Individual Tv, privilegiando architetture aperte a conferma della precisa volontà di proporsi come driver di riferimento del settore. La continua evoluzione dell’elettronica di consumo, il nuovo rapporto tra consumatore e tv nel segno di un’esperienza multimediale, interattiva e personalizzata e ad alta definizione indicano la strada della nuova tv.
Un anno da record per Temasek
Esercizio 2007-2008 chiuso con profitti a 12,8 miliardi grazie a energia e dismissioni. Ma il fondo sovrano di Singapore prevede che la stretta del credito mondiale prosegua fino a tutto il 2010
Singapore non sbaglia investimenti e supera indenne la tempesta supbrime. Temasek Holdings, fondo sovrano della città-Stato malese con asset per circa 130 miliardi di dollari, ha annunciato di aver raddoppiato l’utile annuo, a quota 12,8 miliardi di dollari.
A spingere i profitti record dell’esercizio fiscale chiusosi lo scorso marzo sono stati soprattutto gli andamenti del comparto energetico e la cessione di attività bancarie in Cina. In questo modo Temasek ha compensato le delusioni venute dalla Borsa.
Il ministero delle Finanze di Singapore è l’unico proprietario di Temasek, che dopo aver investito da fine dicembre scorso circa 5,9 miliardi in Merrill Lynch, ne è diventato il maggior singolo azionista. Nel luglio dello scorso anno, il fondo asiatico con China Development Bank ha investito circa 5,4 miliardi in Barclays per poi aumentare la quota di ulteriori 8,4 miliardi, approfittando del forte calo del titolo a Londra. E tra le prossime mosse proprio l’aumento al 10% in Merrill.
Nonostante le ultime turbolenza, Temasek vede prospettive di valorizzazione nel settore bancario in Usa, così come in Gran Bretagna. A preoccupare è invece il quadro macroeconomico generale. «Stanno emergendo rischi di stagflazione - ha detto ieri Suppiah Dhanabalan, presidente di Temasek - Con pesanti rischi socio-politici. La stretta del credito non finirà prima dei prossimi due anni».
Pechino vara un mini New Deal
Il comitato finanziario del Partito comunista valuta tagli e investimenti in infrastrutture per 37 miliardi di dollari. Per rimettere in moto l’economia del Drago, in aumento di «appena» il 10%
Soldi freschi per rilanciare l’economia cinese, che segna il passo nell’ultimo trimestre, dopo il termine delle Olimpiadi. Pechino starebbe pensando a un pacchetto da 370 miliardi di yuan (pari 36,7 miliardi di dollari), composto da tagli e investimenti nelle infrastrutture e servizi. Il piano è allo studio del comitato direttivo finanziario del Partito comunista, e poi dovrà essere sottoposto all’esame del Consiglio di Stato. L’ha scritto ieri il settimanale cinese Economic Observer, precisando che si tratterebbe di 220 miliardi di yuan di spesa pubblica e 150 miliardi in tagli delle tassazioni. Ma la notizia non fa bene allo yuan, che ieri, nei confronti del dollaro è arrivato ai minimi dell’ultimo mese.
La scorsa settimana Jp Morgan aveva anticipato la notizia, secondo cui la Cina starebbe pensando a un piano di rilancio da 200 a 400 miliardi di yuan, che include misure di sostegno ai mercati borsistico e immobiliare. E la notizia aveva fatto segnare un balzo alla Borsa di Shanghai.
Secondo uno studio pubblicato pubblicato da Medley Global queste misure, per un ammontare complessivo equivalente a circa l’1,4% del Pil, hanno l’obiettivo di mantenere la crescita intorno al 10% nel secondo trimestre. E, per la società di consulenza, i principali responsabili politici cinesi avrebbero già dato il placet all’iniziativa. Nel secondo trimestre la crescita economica cinese è scesa, su base annua, al 10,1% dall’11,9% dell’intero 2007.
POSSO SCARICARE?
Il primo maggio scorso ho acquistato un cd via internet direttamente dall'etichetta discografica. Il prezzo è stato accreditato sulla mia carta di credito dopo pochi giorni. E sto ancora aspettando il cd, dopo quattro mesi. Ho il diritto di scaricare il cd da emule?
PECHINO
Si sono concluse le Olimpiadi cinesi. Al primo posto l'Unione Europea con 87 ori. Poi l'Unione Sovietica, quindi Cina e Stati Uniti. Al 50esimo posto l'India: oltre un miliardo di persone, solo un oro e due bronzi (nessun argento). Personaggio italiano della rassegna: il maestro di boxe Francesco Damiani. Suo commento dopo la semifinale vittoriosa della futura medaglia d'oro Cammarelle: "Sì-sì saluta, saluta. Saluta cosa, testa di cazzo... hai fatto un match di cui ti devi vergognare!!!".
Icbc, medaglia d'oro della redditività
Il big cinese del credito con 6,3 miliardi di utili nel semestre (in aumento del 57%) batte la rivale Hsbc. Al riparo della crisi subprime (solo l’1% degli asset in Usa), cavalca il boom di Pechino
Industrial & Commercial Bank of China (Icbc) non sente la crisi subprime (con l’immobiliare Usa che rappresenta meno dell’1% del suo portafoglio) e chiude il primo semestre con utili record a 6,3 miliardi di euro. Diventando così il numero uno al mondo nel settore bancario per profitti.
Il colosso cinese del credito ha registrato infatti un aumento degli utili del 57% rispetto al pari periodo dell’anno precedente, molto al di sopra dei 5,2 miliardi conseguiti dalla rivale, la britannica Hsbc. Dal 2005, sotto la guida del presidente Jiang Jianqinq, Icbc ha più che raddoppiato i profitti, beneficiando della forte crescita, oltre il 10%, del prodotto nazionale lordo cinese.
Per capitalizzazione in Borsa Icbc è la sesta maggiore banca al mondo e controlla attività per un ammontare stimato di 9.400 miliardi di yuan, pari a 932 miliardi di euro. Nei primi sei mesi 2008 ha riportato forti crescite in tutti i suoi settori di attività, mentre la raccolta per interessi è aumentata del 29% a 13 miliardi di euro, quella al netto delle entrate per interessi è balzata del 51% a 2,3 miliardi. Il margine di redditività sull’erogazione di prestiti è aumentato al 3%, dal 2,65% di un anno prima. Ma il titolo non ha festeggiato in Borsa. A Hong Kong, Icbc ha perso ieri il 2,9%, poiché agli attuali livelli di prezzo la banca cinese scambia a valori superiori rispetto Citigroup e Hsbc, in rapporto ai rispettivi book value.
DA EST A OVEST
Notizie della finanza (e non solo) dal mondo
India a terra
In questi giorni il Subcontinente indiano è un’immensa no fly zone. E non per i vicini Giochi Olimpici pechinesi e le loro zone di sicurezza anti-terrorismo. Il personale di terra di 127 scali indiani, esclusi gli hub «privati» di New Delhi e Mumbai, hanno deciso di incrociare le braccia per protestare contro il governo (lasciando così a terra centinaia di voli). L’agitazione è stata convocata per protestare contro il piano di privatizzazione degli scali varato dal governo di New Delhi, che prevede migliaia di esuberi. Situazione che si somma alle milioni di persone che sono scese nelle strade, partecipando allo sciopero generale degli otto maggiori sindacati, contro la politica «antisociale» del governo, accusato di aver spinto l’inflazione ai massimi di 13 anni. Hanno incrociato le braccia dipendenti di aeroporti, ferrovie, banche e società di telecomunicazioni ed elettronica, settori industriali di punta in India.
StMicroelectronics-Ericsson
Matrimonio nel chip mobile
Nasce la joint venture per i semiconduttori e le piattaforme per le applicazioni wireless Ricavi pro-forma 2007 a 3,6 miliardi di dollari Il ceo Bozotti: «Faremo meglio del comparto»
StMicroelectronics ed Ericsson fondono le due controllate per dar vita a un big del settore dei semiconduttori e piattaforme per applicazioni wireless. La nuova joint venture ha infatti vendite pro-forma per il 2007 pari a 3,6 miliardi di dollari e 8.000 dipendenti. Se il futuro della comunicazione sarà mobile, le due società lanciano insieme la sfida. Pronte a duellare con i big d’Oltreoceano.
Il debutto è previsto nel primo trimestre del 2009, dopo che le autorità antitrust daranno il via libera. La scelta è giustificata da «importanti economie di scala e sinergie», che la complementarietà dei portafogli permette: Stm nel settore dei cellulari, Ericsson in quello delle infrastrutture. L’alleanza nasce nello specifico dalla fusione di Ericsson Mobile Platforms e di St-Nxp Wireless. Stm porta in dote alla joint venture le soluzioni per la multimedialità e la connettività su piattaforma 2G/Edge e 3G (e i clienti Nokia, Samsung e Sony Ericsson), mentre Ericsson apporta tecnologia 3G e Long Term Evolution (Lte), con Lg e Sharp.
«Mettendo insieme i punti di forza e l’offerta di prodotti la nuova società è ben posizionata per diventare leader mondiale», ha dichiarato Carl-Henric Svanberg, presidente e ceo di Ericsson. «Con l’unione di due attività industriali alla testa del settore - ha commentato Carlo Bozotti, presidente e ceo di Stm - creeremo un leader mondiale nelle piattaforme per applicazioni mobili e soluzioni su semiconduttore con capacità di creare valore e innovazione». E ha concluso: «È una grande operazione, non potevamo fare da soli, era necessario per noi allearci con un vero leader».
L’operazione prevede che Ericsson apporti 1,1 miliardi di dollari, 700 milioni dei quali saranno versati dalla joint venture a Stm, che dovrà preventivamente acquisire il rimanente 20% di St-Nxp Wireless dal partner Nxp. A Ginevra ci sarà il quartier generale con una società di sviluppo e marketing (consolidata da Stm) e una di progettazione di piattaforme, che impiegherà mille persone circa, consolidata da Ericsson. La nuova jv sarà senza impianti di lavorazione per le fette di silicio e utilizzerà le tecnologie del silicio e le capacità manifatturiere di Stm e di altri fornitori esterni. Ciascuna società madre nominerà quattro membri del cda, con Carl-Henric Svanberg presidente e Bozotti il vice. Alla società italo-francese la nomina del ceo, mentre la svedese il vice presidente esecutivo.
«L’impatto finanziario dell’operazione, incluso l’acquisto del 20% di St-Nxp - ha spiegato Bozotti - per noi sarà positivo». A Bloomberg Television il ceo ha confermato la guidance di crescita nel terzo trimestre per Stm e con una crescita «certamente meglio della media del mercato dei semiconduttori». Con un occhio di riguardo alle svalutazioni del dollaro sull’euro. La Borsa approva la jv di Stm (+2,75% a 8,32 euro) e Ericsson (+0,46% a 65,8 corone).
Baa costretta a dismettere tre scali
L’Antitrust inglese considera la situazione lesiva della concorrenza sui cieli britannici. Si apre il toto acquirenti: l’australiana Macquarie fa cassa vendendo asset per 600 milioni di euro
L’Antitrust inglese vuole lo spezzatino di Baa, azienda che possiede e gestisce sette scali in Gran Bretagna. La Competition Commission ha chiesto alla società del gruppo spagnolo Ferrovial la vendita di tre aeroporti: due dei tre londinesi Londra (Heathrow, Gatwicke Stansted) e uno tra Edimburgo e Glasgow in Scozia, tutti attualmente operati dalla controllata del gruppo iberico. Al termine di una istruttoria, l’Autorità ha stabilito come «lesivo della concorrenza l’attuale assetto degli scali britannici, disponendo per Baa una scelta che comporterà la perdita della metà effettiva del portafoglio e di due dei suoi maggiori hub». Baa contesta ovviamente tale analisi, definendola «inesatta».
Plaude alla decisione invece la compagnia low cost irlandese Ryanair, secondo cui «il controllo monopolistico di Baa sugli aeroporti di Londra è stato altamente nocivo per la concorrenza e i consumatori», ma ha declinato ogni interesse per Stansted. Ora si apre lo scenario dei possibili acquirenti. Tra i nomi usciti recentemente ci sono: Fraport, il costruttore tedesco Hochtief e Manchester Airport. E in lizza ci sarebbe anche l’australiana Macquarie Airports, che ieri ha messo a segno un crescita record del 9,2% a Sydney. La Borsa ha apprezzato il piano di vendita di asset per un miliardo di dollari australiani (pari a circa 600 milioni di euro), il taglio del debito e le acquisizioni negli aeroporti messicani. Qualcuno ha intravisto in questa operazione la possibilità di raccogliere fondi da investire propio negli scali britannici.
Perù, mani cinesi su Petro-Tech
Costituita la joint venture da 2,5 miliardi di dollari tra Sinopec e Cnpc, che lancerà l’Opa sul big della trivellazione offshore andina. Nella partita c’è anche il colosso anglo-olandese Shell
Le compagnie petrolifere cinesi Cnpc e Sinopec mettono nel mirino la Petro-Tech Peruana. Le due big dell’oil hanno costituito una joint venture e messo in cassa fino a 2,5 miliardi di dollari per lanciare un’Opa sulla società sudamericana attiva nelle trivellazioni off-shore di gas e petrolio. A riferirlo è stata ieri una fonte vicina all’operazione, i diretti interessati non hanno commentato, mentre i risultati dell’offerta dovrebbero essere resi noti entro il prossimo settembre.
Sulla società peruviana, posseduta dall’Offshore International Group di Houston, si erano accese le luci nelle ultime settimane, con l’interesse di Royal Dutch Shell. E il colosso anglo-olandese è ben visto infatti dall’ente statale che si occupa degli investimenti esteri, la PeruPetro. Un ente spinto dal presidente peruviano, Alan Garcia, per favorire l’ingresso di capitali stranieri nel Paese. Una scelta controcorrente: Venezuela, Argentina, Bolivia ed Ecuador preferiscono infatti le nazionalizzazioni.
Petro-Tech ha otto licenze esplorative (per oltre cinque milioni di acri) e attualmente produce 22 milioni di barili di greggio al giorno. In giugno ha scoperto un giacimento di gas, davanti alle coste del Nord, che si stima produrrà 366 miliardi di metri cubici, ma con un prezzo di sviluppo di 120 milioni di dollari. Mentre ad aprile ha individuato giacimenti di petrolio per 1,13 miliardi di barili e l’inizio dell’estrazione è prevista nel 2010.