note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
martedì, 30 settembre 2008

«Il nucleare tutela l’ambiente»

Chicco Testa, fondatore di Legambiente, spiega la sua «conversione» all’atomo: «Necessario un mix di fonti, con un quarto del fabbisogno nazionale prodotto da centrali a uranio». Il messaggio: «Pronto a dare una mano»

«Forse nel 1987 abbiamo un po’esagerato, andando oltre l’esito referendario». A seguito di quel voto, giunto a un anno dalla tragedia di Chernobyl, si chiuse l’esperienza nucleare nel nostro Paese. Si fermarono, infatti, anche le centrali esistenti, non incluse nel referendum. Allora Chicco Testa, fondatore di Legambiente e tra i promotori del quesito, votò a favore della chiusura. Sono passati 20 anni, in mezzo la presidenza di Enel e di Roma Metropolitane, e per Testa è giunta l’ora «di rivedere quella scelta per tutelare davvero l’ambiente».
Nel libro «Tornare al nucleare?» (Einaudi) ha spiegato la sua «conversione», cosa è cambiato?
Il mondo ha un enorme bisogno di energia, dal 1987 ci sono 3 miliardi di consumatori in più, che per ora usano solo un decimo di quello che consumiamo noi. Ma da qui al 2030 il mondo avrà bisogno del doppio di energia, meglio produrla senza Co2.
Qual è la soluzione?
Io propongo un mix di fonti, e il nucleare deve essere una di queste. Condivido il piano del Governo: 50% dell’energia prodotta con il gas, 25 da rinnovabili, 25 nucleare: 4 centrali atomiche dovrebbero bastare. E soprattutto serve maggiore risparmio energetico.
Quali sono i tempi e i passaggi necessari per la reintroduzione del nucleare in Italia?
I tempi previsti dal ministro Scajola sono un po’ troppo ottimistici: serviranno almeno 10-15 anni. Quattro le tappe: ricostituire l’Autorità di controllo, meglio se sotto la presidenza del consiglio; indicare i siti per lo stoccaggio definitivo; scegliere la tecnologia adatta. Ma soprattutto convincere l’opinione pubblica: gli italiani sono favorevoli, ma non vogliono nulla vicino casa.
Come fare allora per accelerare i tempi?
Per fare in fretta serve un accordo tecnologico con chi già produce centrali, per esempio, con la francese Edf, tra i primi costruttori al mondo.
Dove posizionare le nuove centrali?
Il lavoro è già stato fatto tutto negli anni sessanta. È sufficiente andare dove c’erano allora: sono siti qualificati, con posizione idonea e infrastrutture.
Come la mettiamo con lo stoccaggio delle scorie radioattive, in un Paese come il nostro che ha difficoltà a trovare posto ai rifiuti?
Una centrale nucleare produce nella sua vita scorie che stanno in una cucina di casa. Vanno collocati in depositi sotterranei e controllati, assicurando la massima sicurezza. In Francia i Comuni si contendono le centrali nel proprio territorio.
In Italia, dopo la chiusura delle centrali è andato perso il know how. Come fare?
Negli anni 60 eravamo il secondo Paese al mondo per numero di centrali, dietro gli Usa. Avevamo una grande scuola di fisica atomica, una delle migliori al mondo, erede di Fermi e via Panisperna. Per fortuna Enel si è assicurata proprietà nucleari in Europa e lì lavorano i nostri tecnici.
L’approvvigionamento dell’uranio è sicuro. Ma per quanto tempo ce ne sarà?
Le riserve sono localizzate per lo più in Paesi stabili politicamente e le scorte ci sono per almeno 200 anni. Occorre diversificare quanto prima le fonti di energia e non dipendere esclusivamente dal gas: non dimentichiamo che se si interrompe il collegamento con la Russia si blocca il Paese. Occorre fare qualche cosa, subito. Non possiamo decidere la politica energetica leggendo la mattina il costo del petrolio.
Oltre al nucleare, quali altre fonti?
Vedo un grande futuro per l’energia solare, ma siamo solo agli inizi della sua storia. Oggi i pannelli sono dei "giocattoli", con rendimenti del 10%, ma allo studio ci sono soluzioni per aumentarli di tre-quattro volte. Poi c’è il mondo delle biomasse, ma qui nascono i problemi con i produttori di mais. Nei Paesi poveri, si impennano i prezzi del mais, con conseguenza per le popolazioni povere. Servono dunque piante ad alto contenuto energetico, magari utilizzando anche ogm.
Ma il futuro parla ancora di carbone.
Le stime sono chiare: nel mondo fino alla metà del secolo l’energia si farà con il carbone, non c’è alternativa purtroppo.
Quanto punta sul ritorno del nucleare in Italia?
Non molto, ma per quanto sarà possibile darò una mano. Nel corso degli anni sono diventato molto pessimista sugli italiani: favorevoli a tutto, purché non nel proprio giardino.
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categoria: intervista, chicco testa


lunedì, 29 settembre 2008

NOTWIST A TEMPO DI WII

Grandissimo concerto ieri sera al Bronson (in quel di Ravenna) dei tedeschi Notwist. Live tirato con pezzi dall'ultimo disco e del capolavoro Neon Golden, che dopo 7 anni suona ancora da dio. Sul palco una curiosità: il "rumorista" Martin Gretschmann suona due controller per Nintendo Wii, che comandano un multitouch control per live.
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venerdì, 26 settembre 2008

Passera brinda da «glocal»

L’ad (e advisor Cai) inaugura il modello Cassa di Risparmio del Veneto, dove confluiscono le filiali di Intesa Sanpaolo della regione

«È una buona notizia, un passo avanti importante». Arriva da Padova il primo commento dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e advisor di Cai, Corrado Passera, all’accordo informale della Cgil sul piano Alitalia. «Ora bisogna realizzare ciò che è stato elaborato e presentato - ha proseguito -. Si tratta di un piano di risanamento, ma soprattutto di rilancio di Alitalia».
Nel quartier generale di Sarmeola di Rubano (Padova), c’erano i vertici di Cà de Sass al completo, per presentare il cambio di pelle in Veneto, dove sparirà l’insegna Intesa Sanpaolo e nascerà la prima banca glocal della galassia guidata da Passera. Da lunedì prossimo, tutte le banche del gruppo, comprese le casse locali (con l’esclusione di Venezia), andranno sotto l’insegna Cassa di Risparmio del Veneto. E prima di nascere, l’istituto è già il primo operatore della Regione e la banca regionale più grande d’Italia: 548 sportelli, 19,2 miliardi di impieghi e 32,1 di attività finanziarie. Le quote di mercato nelle sei province su cui opera sono: 16,5% per gli sportelli, 16,9% per gli impieghi e 18,3% per i depositi, con roccaforte Padova e Rovigo. A guidare la nuova banca in Veneto con 4.600 dipendenti e 900.000 clienti e un fatturato di oltre 150 milioni sarà il presidente Orazio Rossi e il dg Rinaldo Panzarini.
E per Intesa Sanpaolo questo progetto è da esportare. «Servirà da modello per altre regioni - ha spiegato Passera -. C’è bisogno sempre più di banche del territorio, radicate, ma con un grande gruppo alle spalle». Per intercettare, per esempio, l’export delle imprese venete, dove solo un imprenditore su quattro all’estero si appoggia a una banca tricolore.
Il dg e responsabile della divisione Banca dei Territori Pietro Modiano ha rilevato che la nuova banca deve continuare a crescere, «approfondendo il nostro radicamento», nonostante le dimensioni attuali («È una banca regionale, ma più grande di una nazionale»). Il presidente del consiglio di gestione, Enrico Salza ha sottolineato la credibilità del gruppo: «Non abbiamo bisogno di ricorrere all’interbancario per avere liquidità».
La riorganizzazione di Intesa Sanpaolo in Veneto è anche finalizzata a fronteggiare al meglio i «nemici» di sempre: dalla Popolare di Vicenza a Veneto Banca, fino alle banche di credito cooperativo.
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giovedì, 18 settembre 2008

Samsung, SanDisk respinge l’Opa

Il colosso coreano dell’elettronica ha messo sul piatto 5,8 miliardi di dollari per l’azienda Usa. La mossa punta ai brevetti dei semiconduttori. La preda sfiora una crescita del 50% al Nasdaq

Dalla Silicon Valley la risposta è arrivata chiara: 5,85 miliardi di dollari non sono sufficienti. SanDisk ha rispedito al mittente l’offerta ostile arrivata ieri da parte della coreana Samsung. La proposta era pari a 26 dollari per azione, con un premio del 73% rispetto alla chiusura di lunedì. La reazione di Wall Street, ieri, è stata immediata, e il titolo SanDisk sfiorava un progresso del 50% oltre quota 22 dollari.
Il board del produttore di memorie flash ha bocciato all’unanimità l’avance coreana con il più classico dei commenti: «L’offerta non esprime in modo adeguato il valore e crediamo che la nostra strategia garantisca il ritorno a una crescita profittevole». L’operazione permetterebbe a Samsung di mettere mano ai brevetti della società californiana per i semiconduttori, guadagnando così terreno rispetto a Toshiba nel mercato dell’elettronica di consumo, valutato in 15 miliardi. Con questa scelta aggressiva, Samsung abbandona l’atteggiamento tenuto nell’ultimo decennio, complice il recente cambio al vertice, grazie all’arrivo di Lee Yoon Woo al posto di Lee Kun-Hee.
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venerdì, 12 settembre 2008

Su Lehman ora spunta Bofa

L’ipotesi di trattative arriva in serata. In giornata, il piano di salvataggio aveva deluso Wall St. Il titolo in caduta libera fino al 46 per cento

In serata arriva l’ultimo colpo di scena: su Lehman ci sarebbe lo sguardo (e qualcosa di più) di Bank of America. Potrebbe essere questo il destino del gruppo bancario, soprattutto dopo che il piano d’emergenza varato dal numero uno di Lehman Brothers, Richard Fuld, non è piaciuto alla Borsa. E l’estrema ipotesi, quella di svendere l’intera società, sta diventando realtà. Secondo la rete televisiva Usa Cnbc il ceo sarebbe in stretto contatto con possibili acquirenti, già in possesso dei libri contabili per valutare l’acquisizione.
Dopo l’uscita di scena del consorzio sudcoreano guidato da Kdb, in queste ore, dal quartier generale newyorkese, a pochi passi da Times Square, si stanno valutando nuove soluzioni. E si prefigura una via d’uscita simile a quella imboccata da Bear Stearns, salvata da Jp Morgan. A sostenerlo è Charlie Gasparino, analista di Cnbc, sottolineando che «all’interno dell’azienda c’è davvero poca chiarezza, perché il mercato non ha ben accolto il piano presentato da Fuld, quindi ora tutte le opzioni sono sul tavolo».
Il risultato borsistico del day after la presentazione del piano di dismissioni è preoccupante, con il crollo del titolo del 46% a Wall Street, per leggermente ridimensionato (ma comunque -70% nelle ultime dieci sedute).
La situazione preoccupa anche Casa Bianca e Sec, anche se ufficialmente prese di posizione non ce ne sono. Secondo la Cnbc il Tesoro e l’autorità di vigilanza della Borsa Usa assicurano di «monitorare gli sviluppi del mercato» e auspicano una soluzione privata.
La più piccola della banche d’affari Usa è da giorni sotto pressione e l’annuncio in anticipo dei risultati del terzo trimestre (con perdite di 3,9 miliardi di dollari) e del piano di ristrutturazione (all’asta il 55% di Neuberger Berman e lo scorporo del real estate) non è bastato a diradare le nubi sul futuro. La crisi di Lehman finirà domani anche sul tavolo dei ministri europei delle Finanze, che si riuniranno a Nizza per la conferenza Eurofi. I default di Northern Rock o delle banche regionali tedesche dell’anno scorso potrebbero ritornare di drammatica attualità.
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venerdì, 12 settembre 2008

DA EST A OVEST
Notizie della finanza (e non solo) dal mondo


Microsoft
Un colpo al cerchio e uno alla botte. Che nel caso di Microsoft significano Blackberry e Nokia. Per non scontentare nessuno, mercoledì la casa di Redmond ha raggiunto l’accordo con il primo produttore al mondo di cellulari per realizzare un nuovo sistema di push mail. L’iniziativa è destinata al mondo corporate, con l’introduzione sui Nokia di Exchange ActiveSync, la piattaforma Microsoft per la posta elettronica aziendale. Mossa che potrebbe dare del filo da torcere alla Research in Motion produttrice dei Blackberry. Nokia abiliterà all’accesso al servizio di posta elettronica per dipendenti e manager tutti i cellulari dotati dell’ultima versione del software S60. Si tratta di 80 milioni di apparecchi. Ma ieri Microsoft ha sancito lo sbarco su dispositivi BlackBerry del motore di ricerca Live Search, disponibile già dalla fine dell’anno. L’accordo potrebbe aiutare Microsoft ad arginare la posizione dominante di Google e Yahoo! e il Nasdaq ha apprezzato.

Russia
La crisi finanziaria mondiale ha messo radici anche in Russia. Da maggio l’indice Rts di Mosca ha perso il 47% e ieri si è aggiunto un altro 2,7%, sulla notizia che nell’ultima settimana le riserve di valuta pregiata sono calate di nove miliardi di dollari. Il timore di un aggravarsi dell’esodo di capitali, già iniziato con la crisi georgiana, preoccupando molto il presidente Dmitri Medvedev. Che vuole trasformare Mosca in un grande centro finanziario e attrarre nuove risorse. Attraverso maggior trasparenza su regole e contrattazioni, più ampio accesso al mercato per gli straniere che vogliono quotarsi direttamente sull’Rts e un regime fiscale favorevole a chi investe in Russia. E dal carcere siberiano dove è rinchiuso arrivano i consigli dell’ex patron di Yukos, Mikhail Khodorkovsky, che invita Medvedev a rassicurare gli investitori, spaventati «soprattutto per il clima d’incertezza». E invita a puntare sulle energie alternative, che però «richiedono grossi investimenti, che devono essere fatti dal pubblico».
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giovedì, 11 settembre 2008

E NON DITE CHE SONO TORNATO DALL'INDIA SENZA NULLA

Qui potete trovare il nostro primo lavoro videofotografico sull'India. E' una selezione di facce incontrate durante il nostro viaggio. Le foto sono di Isa, mio l'editing. Buona visione (da guardare in alta qualità)!


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giovedì, 11 settembre 2008

DA EST A OVEST
Notizie della finanza (e non solo) dal mondo


Itv
Disney si prepara a una stagione di acquisti sulle rive del Tamigi. Nell’ambito del suo piano di espansione mondiale il numero due dei media negli Usa, proprietario di Abc ed Espn, punta a possibili acquisizioni, anche in Gran Bretagna. Ma senza specificare l’obiettivo. «Ad Itv non hanno dato un’occhiata tutti?», ha ammesso ieri il chief executive di Disney, Robert Iger. La mezza ammissione è bastata a far schizzare il titolo a Londra. Il principale network commerciale britannico è infatti al centro di voci che la vogliono target di un’acquisizione, alla luce del calo del 45% segnato dal titolo da inizio anno. A marzo, Itv ha respinto un’offerta da parte di un gruppo di aziende di buyout, interessate a una quota di controllo. Ad alimentare le voci ha contribuito anche la richiesta del governo britannico affinché BSkyB, numero uno nelle pay-Tv del paese, scenda sotto la soglia del 7,5% in Itv. E intanto la tv britannica si prepara a lasciare il Footsie dal prossimo 22 settembre, dopo che la Borsa ha votato i requisiti di capitalizzazione e prezzo delle azioni.
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venerdì, 05 settembre 2008

Tnk-Bp, pace fatta. Via Dudley

Con la firma del memorandum d’intesa, che segna di fatto la vittoria degli oligarchi russi, entro l’anno verrà nominato il nuovo ceo. E inoltre al via l’Ipo sul 20% di una controllata

Pace fatta tra gli oligarchi russi, raggruppati nel consorzio Aar, e British Petroleum: via il ceo Bob Dudley e Ipo sul 20% di una controllata. Da mesi la joint venture paritetica Tnk-Bp, terzo maggiore produttore petrolifero russo, è paralizzata da un braccio di ferro tra azionisti, che influenza anche i rapporti di Stato tra Mosca e Londra. Le parti hanno firmato ieri un memorandum di intesa che accoglie di fatto le richieste dei soci russi facendo balzare il titolo della società dell’8,13 per cento. L’accordo, che verrà perfezionato nei prossimi mesi, prevede le dimissioni entro fine anno dell’ad Dudley, l’ingresso di tre consiglieri indipendenti e un’opzione di vendita fino al 20% delle azioni di una controllata di Tnk-Bp attraverso un’Ipo sui mercati internazionali. Una mossa, quest’ultima, destinata a portare più liquidità alla compagnia rendendola più attraente per gli investimenti.
Viene dunque sacrificato Dudley, che aveva garantito oltre 20 miliardi di dollari in dividendi in cinque anni, ma accusato di favorire gli interessi britannici. Al suo posto verrà scelto un dirigente indipendente (nominato sempre da Bp), ma con larga esperienza nel business russo e in grado di parlare russo. Il nuovo board sarà composto da quattro rappresentanti per parte.
Il Cremliono «benedice» l’accordo: «Speriamo serva come segnale positivo per le compagnie straniere», ha detto Arkadi Dvorkovich, consigliere del presidente russo Dmitri Medvedev.
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giovedì, 04 settembre 2008

Microsoft nella guerra con Google
mette in campo l’italiano Thione

Il trentenne milanese ha fondato Powerset nel 2005, motore di ricerca semantica sul web. E conferma: «Possiamo aiutare Msft Live Search a sorpassare Mountain View»

Per Microsoft la guerra dei motori di ricerca è tutt’altro che persa. Nemmeno di fronte allo strapotere di Google (scelto dal 67,25% delle ricerche sul web), il colosso di Redmond vuole abbassare la guardia. Per contrastare i numeri di Mountain View Bill Gates intende ora cambiare la propria direzione di sviluppo, superando la ricerca con parole chiave e puntando sul web semantico. Ovvero interrogare il computer con domande precise, simulando il linguaggio umano.
E per farlo si affida a un cervello italiano. Il milanese Gian Lorenzo Thione, 30 anni, assieme a due colleghi americani (Steve Newcomb e Barney Pell), ha infatti messo a punto il nuovo motore di ricerca Powerset, acquistato recentemente da Microsoft. I diretti interessati non commentano, ma i giornali Usa hanno parlato di 10 milioni di dollari per l’acquisizione e la promessa di investirne altri 100 nel progetto. Prima di Bill Gates alla start-up californiana avevano creduto diversi fondi di venture capital ed esperti del settore.
Thione, da otto anni negli Usa, ha iniziato gli studi al Politecnico di Milano per poi concluderli all’Università del Texas di Austin: «Qui sono venuto in contatto con professori esperti in analisi del linguaggio naturale, che mi hanno spinto a proseguire nelle mie ricerche», spiega a F&M dalla California. «L’applicazione dell’analisi semantica al problema della "ricerca internet" mi era sembrata uno sposalizio perfetto fra una tecnologia ancora imperfetta e un problema che permette di fare errori, ma dove l’utente è parte del processo ».
Non siamo negli anni 70, non ci sono più i garage dove Steve Jobs e Steve Wozniak hanno creato Apple o Bill Gates e Paul Alle Microsoft, ora le scoperte della Silicon Valley nascono attorno a una mega scrivania in uffici superaffolati: «Con i miei due cofondatori - continua Thione - abbiamo vissuto sei mesi in piccoli spazi, passando da 10 a 30 ricercatori in poco tempo, tutti intorno a un mega tavolone a confrontarsi, giorno dopo giorno». Oggi i dipendenti di Powerset, società nata nel 2005, sono un settantina.
Avevano deciso di partire lentamente, facendo crescere il loro motore di ricerca con finanziamenti ridotti, «fino a che fossimo pronti a fare un giro più sostanzioso degli investitori, così da preservare il capitale azionario ». Ma non è stato possibile, negli Usa gli investitori sono alla ricerca disperata di idee su cui puntare, meglio se intelligenti. «Uno di loro, in quei primi mesi, ci ha letteralmente inseguito - ricorda Thione -. Avendo riconosciuto uno dei miei soci mentre camminava a Palo Alto, ha fermato l’auto in mezzo alla strada e gli ha consegnato l’assegno in mano, senza voler sentire ma o se».
Per ora le ricerche semantiche di Powerset vengono svolte principalmente sull’enciclopedia più grande al mondo: «L’aver iniziato da Wikipedia è stata più per necessità che per altro: la collezione è abbastanza piccola, visto che non avevamo ancora i mezzi economici per dedicarci all’intero web. Inoltre all’interno si trovano documenti molto rilevanti per gli utenti: contengono linguaggio scritto e comprendono l’intero spettro della conoscenza umana, non concentrandosi solo su un determinato settore».
Una delle critiche che vengono rivolte alla tecnologia semantica è che funziona bene soltanto in ambiti molto specializzati, come ad esempio lamedicina o la giurisprudenza: «Noi vogliamo dimostrare che invece è una tecnologia di base, molto generale che può essere adattata all’intero web». Per ora le ricerche vengono svolte in inglese, ma in futuro non si escludono altre lingue. E non saranno solo ricerche su Wikipedia, si punterà anche sul lato business: «Non posso sbilanciarmi, ma possiamo dire che è certamente qualcosa che stiamo considerando, e ci saranno sviluppi in questo ambito nei prossimi mesi».
Sfidare la creatura di Brin & Page non li spaventa e Microsoft può dare i mezzi necessari per farlo: «L’acquisto di Powerset da parte di Microsoft può davvero aiutare Msft Live Search nell’obiettivo di sorpassare Google - prosegue il ricercatore italiano -. La nostra tecnologia, integrata efficacemente con quella esistente, può davvero portare innovazione, nuove funzionalità e miglioramenti in qualità che faranno muovere gli utenti da un motore all’altro.
Microsoft intende sferrare un attacco integrato con tecnologia semantica e miglioramenti sempre più grandi nell’ambito della ricerca per parole chiave, insieme a innovazioni nell’ambito della esperienza utente e del business model. Per Microsoft, Search è adesso la prima priorità ». Il futuro della ricerca su internet va in questa direzione: «Noi amiamo Google - commentano dalla California - Ma non è la fine della storia». Che sia Powerset o qualche altra società di ricerca semantica, la sfida è aperta.
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categoria: apple, microsoft, bill gates, steve jobs, powerset, thione


Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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