note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
giovedì, 30 ottobre 2008

Gazprom, rivoluzione d’ottobre

Il colosso energetico annuncia la vendita di Gazprombank e il taglio degli investimenti di lungo termine. In attesa della visita di Gheddafi

Gazprom è pronta a rivedere la sua strategia complessiva e prepara la dismissione della banca di casa, Gazprombank. In vista della prossima riunione del board, che si terrà a dicembre, escono i primi particolari della rivoluzione del colosso energetico. Che deve fare i conti con la crisi finanziaria che ha colpito i mercati internazionali. «Il board dovrà soprattutto prendere in esame il budget a tre anni alla luce delle nuove condizioni di mercato», ha detto Andrei Krouglov, vice amministratore delegato e direttore del dipartimento finanze di Gazprom, aggiungendo che il gruppo non ha intenzione di modificare la propria politica sui dividendi.
Il gigante russo del gas ha già preso la decisione di vendere Gazprombank. E ora attendendo la valutazione degli asset bancari e spera in un’offerta adeguata. Gazprombank è il terzo istituto di credito di Mosca, con oltre due milioni di risparmiatori e 43.000 aziende clienti. Gazprom non ha spiegato i motivi della vendita, ma non è escluso che la decisione sia collegata alla crisi finanziaria e al forte indebitamento estero della società, che oggi ha annunciato di voler ridurre del 25% entro fine anno.
Tra le novità che il board si appresta a discutere c’è il taglio degli investimenti finanziari di lungo termine. E per il 2009 Gazprom si attende un fatturato derivante dalla vendita di gas in Europa in calo, ma sarà compensato da un aumento dei prezzi sul mercato russo. Sul fronte South Stream si studia il passaggio del gasdotto in Romania. Intanto Gazprom si prepera alla visita di Stato di Muhammar Gheddafi a Mosca. Il presidente libico dopo 23 anni torna in Russia in cerca di accordi commerciali: gas e armi in cima alla lista.
postato da tipsy alle ore 13:45 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


martedì, 28 ottobre 2008

UN GRAZIE ALL'EURO

Che ne sarebbe dell'Italia, durante questa crisi, se avessimo ancora tra le mani la nostra lira? Risponde efficacemente Massimo Gaggi sul Corriere.

"Grazie all'ancoraggio alla valuta forte l'Italia non è stata spazzata via. Oggi, senza euro, l'Italia non solo sarebbe stata più povera (le svalutazioni distruggono valore patrimoniale), ma sarebbe stata addirittura spazzata via: avremmo avuto un'inflazione a due cifre e il nostro Stato superindebitato non sarebbe più riuscito a collocare in questi mercati spaventati, disorientati, che non credono più in (quasi) nessuno, i suoi titoli del debito pubblico denominati in lire. Nei periodi di crisi i mercati si rifugiano nelle valute-guida. Oggi soffrono perfino la sterlina inglese e il franco svizzero. Figuriamoci cosa sarebbe successo con la liretta.
Un assaggio di quello che sarebbe accaduto senza lo scudo dell'euro ce lo da l'attacco alle nostre banche: chi ha speculato contro gli istituti italiani non l'ha fatto perché li considera più deboli degli altri, ma perché pensa che, in caso di emergenza, lo Stato italiano avrebbe più difficoltà degli altri a sostenere il suo sistema bancario, proprio per l'alto livello del debito pubblico. E' un buon «post-it» per gli insofferenti del rigore".
postato da tipsy alle ore 19:43 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


martedì, 28 ottobre 2008

Porsche lancia Vw a Francoforte

Wolfsburg guadagna il 146% dopo che Stoccarda annuncia di voler salire al 75% del capitale. Sul rally (nella seduta il titolo va oltre il 200%) incidono anche le speculazioni allo scoperto

Nel mondo prosegue il tracollo dei listini, ma Volkswagen riprende a correre, recupera il terreno perduto e tocca nuovi record. Ieri, il titolo di Wolfsburg ha chiuso in progresso del 146,62% a 520 euro a Francoforte, dopo aver sfondato quota 200% in giornata. Ennesimo rally, per Volkswagen, che ancora una volta è stato scatenato da Porsche. Stoccarda, infatti, domenica annunciava di voler salire fino al 75% del capitale di Wolfsburg nel 2009.
Da inizio anno alla Börse, Volkswagen ha più che raddoppiato la capitalizzazione, raggiungendo quota 136 miliardi di euro. E ieri ha quindi riconquistato il primo posto tra i produttori di auto, ai danni di Toyota. La performance del titolo è comunque legata anche alla speculazione, che in questo caso aveva fatto male i suoi calcoli. I trader avevano venduto allo scoperto le azioni Vw, nella convinzione di poterle ricomprare in seguito a un prezzo più basso. È avvenuto, invece, l’esatto contrario, in quanto la mossa di Porsche ha fatto lievitare il titolo con la conseguenza che gli speculatori sono dovuti correre a ricoprirsi, a caro prezzo. Secondo Bloomberg News ben il 15% di azioni ordinarie Volkswagen il mese scorso era andato in prestito, appunto per operare allo scoperto.
In tutto questo, non va dimenticato che Vw ha registrato nel 2008 la miglior performance in Europa sul fronte dei conti e persino in settembre ha segnato una crescita dell’1,4% nelle vendite.
postato da tipsy alle ore 17:29 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


lunedì, 20 ottobre 2008

Alico, l’agente che non gioca con la finanza ma paga i conti di Aig

«Non abbiamo derivati, ma un indice di solvibilità del 140%», spiega Robert Gauci numero uno della controllata italiana di Aig, il colosso salvato in Usa con un maxiprestito.

«Aig è un brand complesso, fatto di tante società differenti, nel mondo sono circa 400». Trovare un colpevole unico per il buco miliardario non è per nulla semplice. «Credo che non esista una sola risposta, ma ritengo che la parte finanziaria del gruppo abbia commesso gli stessi errori di tanti altri operatori che oggi stanno soffrendo».
Ci tiene a segnare le differenze dalla parte finanziaria (quella dei mega risultati di bilancio) di Aig Inc., Robert Gauci, a capo di Aig Vita in Italia, nonostante in queste ore ci sia di fatto il cartello «vendesi» davanti ai suoi uffici di Roma e Milano. «Ma la nostra strategia espansiva in Italia non cambia di una virgola: proseguono infatti la ricerca di personale e le assunzioni». Il gruppo italiano, nato nel 1994 grazie a una joint venture con il sindacato Cisl, fa parte del gruppo Alico, «società diversa e separata strutturalmente e patrimonialmente da Aig Inc», ma da quest’ultima controllata. Il mega gruppo ha una raccolta premi di 38 miliardi di dollari nel 2007 (in progresso del 44% sul 2006) e utile di 737 milioni (aumentato del 27%). L’ex numero tre dell’assicurazione mondiale ha deciso di metterlo in vendita per restituire parte del mega prestito da 85 miliardi di dollari messo a disposizione dalla Federal Reserve. E concentrarsi così sul ramo danni.
Dopo 89 anni di storia dunque, il colosso assicurativo rischia di ritornare alle origini cinesi, dopo che alcuni fondi sovrani si sarebbero fatti avanti. L’American International Group è stato fondato, infatti, al porto di Shanghai nel 1919 da Cornelius Vander Starr, americano, che offriva assicurazioni marittime e contro incendi. Dal 1949 Aig ha il quartier generale a New York, anno in cui Starr lasciò la Cina per la rivoluzione, continuando a dirigere il gruppo fino alla morte avvenuta nel 1968. Poi ha preso il controllo Maurice «Hank» Greenberg, che in 35 anni l’ha fatto crescere a dismisura, divenendo un colosso da 116.000 dipendenti, in attività in 130 Paesi. Nel 2005 ha lasciato a sua volta a Martin Sullivan. Ma ora Greenberg vuole riprendersela e avrebbe pronto un piano di salvataggio, secondo quanto riportava ieri il Financial Times. Lo presenterà presto alle autorità Usa, al segretario al Tesoro Henry Paulson e ai membri chiave del congresso. Dalle prime indiscrezioni pare che Greenberg voglia rimettere in discussione l’accordo con la Fed, «la liquidazione forzata danneggia irrimediabilmente asset, fondi pensione e posti di lavoro». Meglio accedere al fondo per il salvataggio delle società finanziarie da 700 miliardi proposto da Paulson.
Però, intanto, occorre fare i conti con le cause del tracollo. «L’interpretazione comune, che condivido, è che si sono probabilmente distaccati troppo da quella che oggi tanti definiscono l’economia reale, e che era percepita spesso come polverosa e meno attraente, rispetto al mondo della finanza», assicura Gauci. «Le autorità si sono rese conto che un modello di business è morto e hanno fatto bene ad intervenire con aiuti di Stato - prosegue -. D’ora in poi la gente sarà più attenta e consapevole».
In Italia, il gruppo è attivo nel settore di prodotti protezione alla persona (creditor protection ed employee benefit), distribuiti da banche e broker, scegliendo prodotti altamente specializzati. Al 31 dicembre scorso il totale premi è stato di 269 milioni, attivi per 362 e patrimonio netto di 40 milioni. La società è di diritto italiano ed è vigilata quindi dall’Isvap. «La nostra società ha un ratio di solvibilità (140%) ben superiore ai requisiti di legge, e i nostri asset ci rendono pienamente in grado di far fronte agli impegni nei confronti dei nostri clienti».
«Il nostro capitale - continua Gauci - è per la maggioranza, anzi direi per la quasi totalità, investito in titoli di stato italiani (obbligazioni e buoni del tesoro per il 95% del portafoglio) con rating di affidabilità elevati (95% di Classe A+ e 4% di classe Aaa). Non abbiamo alcun investimento in derivati o prodotti strutturati, né in azioni delle società del gruppo Aig Inc.»
Per Alico, considerato il valore, difficile trovare un compratore. «Le ipotesi sono due, e sono piuttosto palesi: un fondo (in questo momento il criterio della liquidità favorisce quelli sovrani) oppure un gruppo assicurativo, grande o che vuole diventare più grande grazie a noi, estendendo il suo raggio di azione in termini geografici o in termini di attività, entrando in segmenti di mercato in cui non è presente». Difficile trovarlo in Italia.
L’identikit del compratore ideale? «Sicuramente "fortunato", perché questa crisi darà l’opportunità di acquisire una società che in altre circostanze, non sarebbe mai stata messa in vendita». E sarà soprattutto a prezzi contenuti.
postato da tipsy alle ore 11:34 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


giovedì, 16 ottobre 2008

E GUARDA UN PO' A BALLARO'

Nell'ultima puntata di Ballarò uno dei servizi era dedicato alla crisi finanziaria in Italia ed è iniziato con una maxi schermata su Finanza&Mercati. E lo spunto era la fotonotizia del nostro quotidiano. Se scoprite chi è il validissimo giornalista che l'ha scritto, potete passate a ritirare un caffè alla macchinetta in redazione (via tristano calco, 2).
Qui il video.


postato da tipsy alle ore 15:01 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: ballarò, finanza e mercati


giovedì, 09 ottobre 2008

Gb, maxi piano da 500 mld di sterline

Operazione congiunta Governo e Boe per salvare 8 istituti, tramite l’apporto di equity, iniezioni di liquidità e linee di credito. Londra: «Un passo in avanti, ma non sarà il solo»

Londra vara un massiccio piano di salvataggio degli istituti di credito del Regno Unito. Nel complesso, metterà sul piatto 500 miliardi di sterline (pari a 640 miliardi di euro), con un piano di dimensioni relative superiori a quello messo in piedi da Washington. Di fatto, si tratta della nazionalizzazione del sistema bancario britannico in drammatica crisi di liquidità. L’operazione, studiata fino all’alba di ieri mattina tra Downing Street e la Boe, si compone di tre azioni concertate tra Governo e Bank of England. Gli obiettivi: fornire sufficiente liquidità nel breve termine; mettere a disposizione degli istituti di credito impegnati nel comparto immobiliare nuovi capitali per gli swap tra mutui e Treasury; assicurare al sistema i fondi per i prestiti a medio termine.
Nei particolari, il Tesoro britannico ha annunciato un piano da 50 miliardi per l’acquisto di azioni privilegiate o asset bancari. Non sono stati fatti nomi degli istituti da ricapitalizzare, ma i principali candidati sono Abbey, Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds Tsb, Rbs Standard Chartered e Nationwide Building Society. Per loro, il piano prevede, in prima battuta, l’acquisto di azioni da parte dello Stato per 25 miliardi di sterline subito e altri 25 in caso di ulteriore necessità. Per accedere al piano di salvataggio, tuttavia, le banche dovranno impegnarsi a concedere prestiti alle piccole imprese e ai proprietari di case. Al pacchetto equity si aggiunge un progetto di sostegno per le banche che punta a provvedere alle esigenze di liquidità a breve termine, mettendo a disposizione degli istituti di credito almeno 200 miliardi di sterline. E in aggiunta sono state aperte anche potenziali linee di credito fino a 250 miliardi di sterline da parte della Bank of England.
«Il sistema finanziario mondiale ha smesso di funzionare e l’Inghilterra non deve limitarsi a immettere liquidità e rilevare asset: serviva un grande piano che assicurerà la buona salute delle banche, nel lungo termine», ha assicurato il premier Gordon Brown. Mentre per il ministro delle Finanze Alistair Darling «è un importante passo in avanti, ma non è il solo». E ha aggiunto: «Non escludo niente, faremo tutto quello che serve». Il maxi piano piace anche alla Commissione europea. Josè Manuel Barroso ha accolto «favorevolmente» le iniziative inglesi, «in linea con i principi Ue». L’iniziativa britannica non è bastata però a riportare la fiducia alla City: l’indice Ftse-100 è crollato del 5,18% a 4.366 punti.
postato da tipsy alle ore 14:17 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


mercoledì, 08 ottobre 2008

ECONOMIA REALE vs ECONOMIA BOH

Non di sola economia reale vive l'uomo... ma anche di Finanza e un po' di Mercati, già che ci siamo.
postato da tipsy alle ore 15:51 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


mercoledì, 08 ottobre 2008

Fmi: «Un terremoto da 1.400 miliardi si è abbattuto sui mercati»

Per il Fondo al banking servono altri 675 mld «2009, Italia e Uk in recessione». Fair value Ok

Sui mercati mondiali si è abbattuto un «terremoto senza precedenti», che costerà 1.400 miliardi di dollari. Il Fondo Monetario Internazionale ha reso note le pesanti stime della crisi, sottolineando che a fine settembre le svalutazioni hanno raggiunto 760 miliardi, di cui 580 a carico di banche.
Secondo il Global Financial Stability Report, finora sarebbe emerso soltanto il 55% delle perdite potenziali conosciute. Se il terremoto dovesse peggiorare, le svalutazioni potrebbero aumentare di altri 80 miliardi. E così le grandi banche, nel complesso, dovranno trovare capitali aggiuntivi per 675 miliardi, contro i 430 raccolti tra la seconda metà del 2007 e settembre 2008. Comunque la capacità degli istituti di generare capitale interno «resterà bassa per tutto il 2009», ma dovrebbe riprendere slancio con la ripresa globale prevista a partire dalla fine del prossimo anno. La strategia degli interventi slegati operati nei giorni scorsi non ha alleviato le preoccupazioni del mercato e l’Fmi invita con forza ad «approcci più organici, ben coordinati fra i diversi Paesi, per essere sufficienti a restituire fiducia e il funzionamento del mercato». Anche attraverso l’ingresso di fondi sovrani. Gli analisti dell’Fmi hanno sottolineato l’importanza del fair value che, anche se può generare volatilità, «fornisce un’immagine il più fedele possibile della situazione finanziaria di una banca».
L’Fmi invita istituzioni finanziarie e poteri pubblici, a «costruire una riserva di capitale di circa il 30-40% superiore ai livelli normali per proteggersi dalla crisi». L’Fmi ha proposto una via d’uscita in cinque mosse: misure globali, tempestive e chiaramente comunicate; assicurare che gli interventi governativi siano temporanei e gli interessi dei consumatori protetti; puntare a politiche organiche fra i diversi Paesi; assicurare una rapida risposta; perseguire obiettivi di medio termine per un sistema finanziario più efficiente, solido e competitivo.
Secondo Bloomberg, infine, che cita una nota interna dell’Fmi preparata per il G7 di Washington del 10 ottobre, nel 2009 l’economia globale andrà verso «un notevole rallentamento». In particolare, l’Europa «si indebolirà in modo significativo, con Italia e Gran Bretagna che, secondo le stime, registreranno una contrazione della crescita dello 0,2 e dello 0,1%».
postato da tipsy alle ore 14:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


martedì, 07 ottobre 2008

Europa, aiuti di Stato in ordine sparso
Fed, 900 mld i crediti extra alle banche

Alla vigilia dell’Ecofin, ieri diversi Paesi hanno lanciato piani di garanzia «autonomi». Scelta che fa arrabbiare la Bce. E il Tesoro Usa annuncia nuovi titoli di debito per 100 mld di $

Berlino, Dublino, Copenhagen, Atene, Stoccolma e Reykjavik hanno annunciato misure miliardarie a difesa dei propri risparmiatori, mentre Washington ha rivisto (al rialzo) le stime degli aiuti pubblici. Da una parte all’altra dell’Atlantico, nuova pioggia di misure di Stato per arginare la crisi dei mutui. Ma in ordine sparso, senza una regia comune.
Nel week-end la Germania aveva promesso la garanzia sui depositi dei cittadini custoditi nelle banche nazionali, per un valore «ben oltre mille miliardi di euro». E nel caso le cose non si sistemino, il governo guidato da Angela Merkel ha un «piano B» per aiutare il settore bancario del Paese. «Siamo coscienti che non possiamo andare molto lontano con le soluzioni prese caso per caso», ha annunciato ieri il ministro delle Finanze Peer Steinbrueck (Spd). E ha promesso una soluzione alternativa «già pronta nel cassetto», ma senza fornire dettagli. Stessa scelta ieri per Danimarca, Svezia, Grecia, Islanda e Irlanda. Quest’ultima, a sorpresa, ha messo mano al portafoglio (tirando fuori 400 miliardi di euro), senza consultarsi prima con la Bce. «Il governo irlandese avrebbe dovuto informare l’Unione Europea prima di procedere con il piano di garanzia dei depositi bancari», ha fatto sapere la Bce, preoccupata che il piano si traduca in un «trattamento preferenziale» per le sei banche tutelate.
In vista del vertice Ecofin, che inizia oggi in Lussemburgo, ieri sera si è riunito l’Eurogroup. Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell’Ue, ha dichiarato che «i governi dei 27 Paesi» sono «uniti, solidali e determinati» di fronte alla crisi, e che «ciascuno di noi prenderà tutte le misure necessarie per assicurare la stabilità del sistema finanziario». Anche ammette la mancanza di «una politica comune». Mentre il ministro delle Finanze britannico, Alistair Darling, ha smentito il piano per la ricapitalizzazione generale delle banche e l’acquisto di quote di partecipazione, e ha criticato i colleghi europei che hanno preso «decisioni unilaterali». Prosegue, invece, sulla strada di un fondo comune per il salvataggio delle banche europee il ministro Giulio Tremonti, che riproporrà l’idea dopo la bocciatura dei giorni scorsi da parte del mini-vertice dei G4.
Anche la Fed rifà i conti degli aiuti, portando a 600 miliardi di dollari la propria linea di finanziamento al sistema bancario. La somma si intende ripartita in modo equo per i mesi di ottobre e di novembre. L’ammontare, dunque, dei crediti potenzialmente messi a disposizione tramite le Term auction facility (operazioni straordinarie di rifinanziamento) arriva a un totale di 900 miliardi, da qui alla fine dell’anno. Mentre il Tesoro americano ha annunciato ieri che emetterà 100 miliardi di nuovi titoli di debito nel quadro del programma di misure di sostegno all’economia realizzate dalla Fed.
postato da tipsy alle ore 11:41 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Categorie

aerei
affitti
afterhours
algeria
alitalia
allianz
amazon
ansa
antitrust
apple
arpe
aston martin
audi
ballarò
banche
bcc
benetton
beppe grillo
bill gates
bin laden
blog
bocconi
bono
bpi
bpvn
bukowski
burundi
cacciari
canapa
capitalia
cariparma
cdr
cecenia
cgil
chicco testa
cina
cinema
cisco
clessidra
coca cola
coppola
corsivo
credit agricole
cuba
cushman & wakefield
del ponte
digital news
diritti umani
dolce gabbana
ebay
einaudi
elezioni
eni
ennio doris
enzo biagini
eutanasia
ex jugoslavia
farmaci
fatto a mano
fecondazione assistita
feltrinelli
fiat
figurine panini
film
finanza e mercati
fisi
fon
fondi
free press
gas
gemina
gentiloni
geronzi
giornali
giornalista
giovanni lindo ferretti
giunti
gomorra
google
gramsci
hdtv
honda
hong kong
hotel per gatti
huai rou
ibm
ibs
india
indymedia
intel
internet
intervista
intesa
iphone
ipod
iptv
iran
italiait
itunes
jajah
joost
juve
karadzic
kudrin
la ghirada
la stampa
lars von trier
libri
linux
londra
low cost
lvmh
mandarin
mao
marghera
mediaset
mediolanum
microsoft
milan
milosevic
mittel
mladic
mobbing
moda
mondadori
montefibre
morzenti
mps
murdoch
musica
musicstation
myspace
natale
natalino balasso
nintendo wii
pc
pernod
popolare sondrio
porno
poste italiane
powerset
preso in prestito
press league
ps3
pubblicità
putin
rai
repubblica
resistenza
rfid
rifondazione comunista
roberto noseda
romi gay
russia
sanpaolo
save
sciopero
second diary
server
sgi
shanghai
silvio berlusconi
sindacato
sky
skype
sony
sponsor
srebrenica
stefano benni
steve jobs
stm
stoccolma
super bowl
thione
towers records
trasporti
treni
tube
turchia
ubi
ubik
unicredit
utility
valentino rossi
venezia
venezia calcio
vicenza
vista
vodafone
vodka
voip
warrant
xbox 360
youtube
zaleski

Partecipano (tutti)

Foto recenti (nessuna)

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Sono passate di qua

*loading* persone