note a margine

"I giornalisti informano i fatti. Disinformano. Diffamano. Calunniano. Il mondo frana sotto i loro piedi, si inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto è per loro intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera".
Carmelo Bene
giovedì, 27 novembre 2008

I TACCHINI PRONTI PER STASERA

Questa sera negli Stati Uniti festeggeranno il Giorno del Ringraziamento. In poche ore faranno fuori ben 90 milioni di tacchini. Oltre che un grande massacro di volatili, si tratta di una grande prova di organizzazione industriale: rendere disponibili ogni anno, per un solo giorno, 90 milioni di tacchini uccisi. Sulle tavole di tutti i paciosi americani.
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mercoledì, 26 novembre 2008

Bhp lascia l’assalto a Rio Tinto

Dopo mesi il gruppo anglo-australiano ritira ufficialmente l’offerta da 66 mld di $, causa la crisi delle materie prime. Londra approva

Il crollo del prezzo delle materie prime e l’aumento dei costi costringono Bhp Billiton a rinunciare all’assalto a Rio Tinto. Il gruppo minerario anglo-australiano ha annunciato ieri il ritiro della propria offerta di acquisto da 66 miliardi di dollari (pari a 50,8 miliardi) sulla concorrente. E le reazioni in Borsa a Londra non si sono fatte attendere: Bhp è cresciuta del 7,24% (a 1.051 pence), mentre Rio Tinto è sprofondata del 36,73% (a 1.550 pence), toccando anche il -43 per cento.
Un corteggiamento lungo e travagliato quello di Bhp: il valore è sceso infatti sensibilmente sulla scia del calo dei valori di Borsa; da un massimo di 194 miliardi di dollari offerti il 19 maggio scorso ai 66 miliardi (in base alla chiusura degli scambi a Londra di lunedì). Il gruppo anglo-australiano proponeva infatti 3,4 azioni per ogni azione di Rio Tinto. Il secondo produttore mondiale di minerale di ferro aveva invece più volte respinto l’offerta in carta, dicendo che sottovalutava l’azienda e le sue prospettive di crescita. Un braccio di ferro durato mesi. Ieri l’epilogo.
«L’acquisto di Rio avrebbe aumentato l’esposizione debitoria della società e sarebbe stato difficile vendere delle attività - ha spiegato ieri il ceo di Bhp, Marius Kloppers -. La crisi finanziaria globale, la peggiore dalla Grande Depressione, ha bloccato il mercato creditizio e tagliato la domanda di materie prime, facendo crollare i prezzi». La Commissione europea aveva espresso il timore che la fusione delle due società avrebbe potuto limitare la concorrenza nel settore del minerale di ferro. Mentre le autorità australiane e americane avevano già dato il loro assenso alla fusione.
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venerdì, 21 novembre 2008

Posata la prima pietra della «casa dei tifosi juventini»

Presentato il progetto del nuovo stadio del club bianconero. Costerà 100 mln di euro. Previsti 40.200 posti. La scelta del nome andrà a SportFive per 12 anni in cambio di 75 milioni di euro

Su il sipario sul nuovo stadio della Juventus. Ieri, a l Lingotto di Torino, è stata posta idealmente la prima pietra della «casa dei tifosi juventini», che sarà pronta tra mille giorni, in tempo per la stagione calcistica 2011/2012.
Il nome della struttura si deve ancora trovare, fa parte infatti del contratto che la Vecchia Signora ha sottoscritto con il leader mondiale del marketing sportivo SportFive, società tedesca del gruppo Lagardere, che ha già mediato vari progetti di naming right soprattutto in Germania.
La Juventus è il primo grande club italiano a dar vita a questo innovativo programma di sponsorizzazione, che porta per la prima volta nel nostro Paese un modo nuovo di valorizzare il ruolo degli stadi. In virtù dell’accordo del valore di 75 milioni di euro SportFive gestirà in esclusiva, per 12 anni a partire dall’ultimazione dell’impianto, il nome del complesso sportivo. E inoltre collaborerà ad altri aspetti legati alla valorizzazione del marchio Juventus, come la gestione dell’ospitalità vip. «Questo stadio sarà un asset importante per la Juventus - ha spiegato l'ad della società di calcio quotata, Jean-Claude Blanc - Grazie all’accordo innovativo con SportFive, che ha creduto nel brand Juve a livello internazionale, faremo un’opera da 100 milioni di euro, senza toccare gli investimenti per rendere competitiva la squadra».
Lo stadio, che sorgerà sulle macerie del vecchio delle Alpi, potrà ospitare 40.200 spettatori ed è stato concepito con i massimi standard di sicurezza. L’accesso, privo di barriere architettoniche, avverrà da quattro ingressi posti sugli angoli, con ampie rampe. Al di fuori i posteggi auto saranno 4.000 e sarà collegato al centro della città con mezzi pubblici. All’interno spazio per 24 bar, 8 aree ristorazione, 64 sky box. Al termine degli eventi, in caso di emergenza, l’impianto si potrà svuotare in meno di 4 minuti. Ma il nuovo impianto avrà spazio anche per altro: 34.000 metri quadrati di aree commerciali e 30.000 di spazi verdi, da utilizzare 7 giorni su 7. Il progetto avrà un forte contenuto di design, grazie a due firme prestigiose dello stile italiano, Giugiaro Design e Pininfarina Extra. Gli architetti Hernando Suarez (Studio Shesa) e Gino Zavanella (Studio Gau) sono i progettisti. In platea anche il presidente della Lazio Lotito e l’ad del Milan Galliani, anch’essi interessati a uno stadio in proprio.
L’augurio del capitano della Juventus Alex Del Piero: «D’ora in avanti non invidieremo più gli stadi inglesi, anche questa volta la Juve si è dimostrata la migliore». E vorrebbe tanto esserci.
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martedì, 18 novembre 2008

Citi-shock: 53mila vanno a casa

Maxi taglio del personale per l’istituto guidato da Vikram Pandit, che assicura sulla solidità dell’azienda. Wall Street approva la cura dimagrante. Anche Jp Morgan pronta alle forbici

L’annuncio ufficiale, anticipato da qualche indiscrezioni, è arrivato ieri pomeriggio: Citi si appresta mandare a casa 53.000 dipendenti in tutto il mondo. Il ceo del gruppo bancario statunitense Vikram Pandit ha annunciato la pesante cura dimagrante «a breve termine», con la riduzione del 14% della sua forza lavoro. Il piano di Citigroup, che è la ex-numero uno negli Usa e mantiene la presenza più ampia all’estero, prevede così la riduzione del 20% dei costi a partire dal 2009 (a un totale di 50-52 miliardi di dollari all’anno). Mentre i costi negli ultimi quattro trimestri ammontavano a 62 miliardi. Nel quarto trimestre 2007, la banca contava 375.000 dipendenti, poi ridotti a 352.000 a fine settembre. Un precedente piano prevedeva già 23.000 tagli per quest’anno, di cui 13.000 già attuati. E Wall Street sembra non gradire: dopo un crollo in apertura (perdeva fino al 6%) il titolo è salito fino a sfiorare il guadagno dell’1%, per poi tornare in territorio negativo. Pandit ha inoltre fatto sapere che «è ottimista per il futuro», sottolineando che «il capitale è abbondante» e che la banca gode di un «solido livello di liquidità».
Fino a oggi la crisi è costata il posto di lavoro a quasi 160.000 lavoratori di banche e società di intermediazione. Citi non è infatti la sola. Dall’altra parte dell’Atlantico Jp Morgan, secondo indiscrezioni riportate del Sunday Telegraph, sarebbe intenzionata a tagliare migliaia di posti di lavoro nel mondo. E sarebbero già iniziate le consultazioni sul piano di riduzione del personale che, probabilmente, porterà all'eliminazione di 3.000 posizioni lavorative (10% del totale). La scorsa settimana fa un altro colosso come Morgan Stanley aveva annunciato un piano per la riduzione dei posti di lavoro in due delle sue principali divisioni, con taglio complessivo di circa il 10% del suo staff. Quest’operazione si somma ai 4.800 licenziamenti già effettuati.
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venerdì, 14 novembre 2008

L’indiano innamorato dell’Italia

Luthra, di Systech (parte di Mahindra Group), non nasconde l’interesse per l’imprenditoria del nostro Paese: «Se si presentano occasioni, siamo pronti a coglierle». Grande attenzione su Pmi della meccanica e nel design

Da qualche tempo Cina e India guardano con interesse (e mettendoci un sacco di soldi) al Vecchio Continente. In Italia la conglomerata a conduzione familiare Mahindra Group, ha già investito da tempo. A non nascondere l’interesse per le aziende tricolore è Hemant Luthra, ospite dell’Osservatorio Asia, ieri a Milano. Il presidente della Systech, società parte del gruppo Mahindra, è soprannominato in patria «billion dollar manager» per le sue previsioni. Ha infatti promesso di portare il fatturato della divisione componentistica auto del gruppo da zero a un miliardo di dollari in sei anni. E ci sta riuscendo.
Mahindra Group ha un fatturato complessivo che sfiora gli otto miliardi di dollari e le attività spaziano in molti differenti settori. Ma il core business restano le automobili e la loro componentistica. Ci sono poi meccanica, trattori, logistica e l’Information Technology, in cui il gruppo è all’ottavo posto in India.
Fondata a fine Anni 40, dopo che i titolari J.C. e K.C erano tornato dagli States affascinati dalle Jeep, in tutto questo tempo non ha mai mutato la filosofia di fondo: il rapporto interpersonale è essenziale. «Noi indiani ragioniamo con il cuore - confida Luthra - per questo andiamo d’accordo con gli italiani». A guidare il gruppo, oggi, c’è la terza generazione dei Mahindra, che con molta probabilità sarà l’ultima. In futuro ci sarà spazio per gli investitori internazionali e Mahindra punta a diventare la prima azienda indiana davvero globalizzata del Pianeta.
L’amore per l’Italia c’è da tempo, il nostro Paese continua ad affascinare per la cultura, il know-how nell’industria e il design. Per lo sbarco in Europa, nel 2002, la società indiana ha scelto di aprire la sede ad Ariccia (in provincia Roma) per importare direttamente i propri autoveicoli, in particolare Suv. Nel 2008 sono arrivate tre importanti acquisizioni: un’azienda di design, la Gr di Torino, la Engine Engineering (motori) di Bologna e la Metalcastello (ingranaggi), sempre nel bolognese. Ma non si fermerà qui di certo e il gruppo è attivo nella ricerca di nuove occasioni: «Un distretto industriale di grande interesse è quello emiliano». Mahindra Group ora sta valutando la situazione in Italia. «Il target è quello delle piccole e medie imprese, ma con un alto contenuto tecnologico e di design - ha affermato ieri Hemant Luthra, a margine dell’incontro milanese - La crisi in Europa sta facendo scendere i prezzi delle aziende e se si presentano occasioni, noi le coglieremo». Tempo fa si era parlato di Mahindra anche come una delle pretendenti della Bertone.
A seguire la situazione italiana c’è Alberto Strazzari, presidente di Engines Engeneering, società entrata nell’orbita Mahindra, che ha sottolineato la facilità di dialogare con i top manager della società per discutere le mosse direttamente nel quartier generale alle Mahindra Towers di Worli (vicino a Mumbai).
Alla base di ogni acquisizione, in Germania e Italia, c’è sempre un lungo fidanzamento, «occorre portare a termine una lunga integrazione pre-merger ed entrare così nell’harem di Mahindra». Come è avvenuto per la società di Strazzari: «Il nostro rapporto è iniziato come clienti di Mahindra, poi siamo diventati partner e infine è arrivato l’acquisizione: ora sotto un grande ombrello ci si ripara meglio dalla pioggia». «Noi siamo un popolo umile e abbiamo voglia di imparare - ribatte il manager di Mahindra - con le acquisizioni non vogliamo insegnare nulla, ma apprenderne il know how».
Tra Italia e India si stanno intensificando sempre più gli scambi commerciali. Gli ultimi dati disponibili mostrano una crescita dell’interscambio del 43%, quasi il doppio rispetto a quello commerciale dell’India con il resto del mondo (che si attesta su un incremento del 24%). Le esportazioni indiane verso l’Italia, principalmente in prodotti dell’industria siderurgica, veicoli e prodotti dell’industria tessile, hanno raggiunto i 3,583 miliardi (con una crescita del 42,23%). Gli ultimi che hanno concluso contratti importanti in India sono stati Fiat, Magneti Marelli e Diesel. Fino a pochi anni fa l’India era favorevole per chi ricercava manodopera low-cost e un grande mercato. Ora, grazie anche alla nuova legislazione, le società del Subcontinente sono sbarcate in Europa e Usa. «L’India è un mercato estremamente interessante e complementare alla Cina, noi abbiamo i migliori ingegneri e una migliore tutela del diritto d’autore, gli investitori si fidano di noi», prosegue il manager indiano.
Figlio di emigranti dal Pakistan, Luthra ha studiato ingegneria in Germania, e lì si è innamorato della cultura industriale tedesca. L’amore per l’Italia è arrivato dopo, conquistato dai designer. Nei due Paesi europei crede molto. È entrato in società nel 2001 come vicepresidente e ha dato il via alla riorganizzazione: «Ho accorpato alcuni settore della conglomerata, che nemmeno si parlavano, al fine di risparmiare risorse e puntato sul marketing». L’obiettivo: creare l’azienda più innovativa del settore in India. «E che porti innovazione all’industria».
Il futuro dell’industria europea è difficile da decifrare, ma di sicuro il Vecchio Continente dovrà sempre più avere a che fare con manager e investitori provenienti dal Subcontinente. Ci si può contare.
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giovedì, 13 novembre 2008

Ing all’esordio nel club del rosso

Nel terzo trimestre prima perdita nella storia, 478 milioni, per il gruppo olandese. Segno positivo in Italia: aumentano le attività a 19,9 miliardi

Dall’arancio al rosso: con i conti trimestrali la zucca più famosa della finanza cambia colore per la prima volta nella sua storia (dal 1991). Ing ha riportato infatti perdite per 478 milioni nel terzo trimestre, a fronte di utili per 2,3 miliardi nello stesso periodo del 2007 (risultato condizionato positivamente, allora, da plusvalenze per 444 milioni). Il risultato è comunque leggermente migliore delle stime dello scorso mese prossime a 500 milioni di euro. I numeri hanno comunque condannato il titolo sul listino. Ieri Ing ha perso il 3,90% a 7,76 euro (mentre Amsterdam chiudeva la seduta in flessione del 3%).
Le svalutazioni pretasse e le perdite sul portafoglio titoli ammontano a 1,5 miliardi. Sui risultati sono pesati i write down su titoli obbligazionari e azionari (in particolare Lehman Brothers), oltre alle problematiche legate ai mutui subprime Usa.
Entro il 12 novembre, comunque, sarà completata l’iniezione di capitale da dieci miliardi del governo olandese, misura che porterà, secondo la banca, all’8% il core Tier 1. «Il deterioramento delle condizioni economiche metterà pressione anche sui risultati nel 2009», ha ammesso l’amministratore delegato di Ing, Michel Tilmant. E ha aggiunto: «Le acquisizioni non sono una nostra priorità del futuro, meglio preservare il capitale». Si attendono nuove svalutazioni anche nel quarto trimestre fiscale. Sui nove mesi l’utile netto è crollato del 65% a 2,982 miliardi (dai 6,759 miliardi dello stesso periodo del 2007).
In Italia l’utile operativo del terzo trimestre è di dieci milioni, 27 milioni nei nove mesi. Al 30 settembre il totale volume di attività (raccolta conti deposito, erogato mutui, investimenti) ammonta a 19,9 miliardi (in crescita del 10% sul 2007).
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martedì, 04 novembre 2008

DA EST A OVEST
Notizie della finanza (e non solo) dal mondo


Hbos-Lloyds
Va avanti, non senza problemi nonostante l’aiuto del governo, la fusione delle britanniche Lloyds Tsb e Hbos. I due gruppi hanno annunciato un’emissione di titoli per complessivi 17 miliardi di sterline (21,42 miliardi di euro), indispensabile dote per dichiararsi eterno amore. Ma le due banche hanno dato anche conto della loro situazione finanziaria rispetto allo scorso giugno: Lloyds, in conseguenza della crisi finanziaria, ha subito una svalutazione di 270 milioni di sterline (340 milioni di euro), mentre Hbos ha ammesso 2.700 milioni in più rispetto a quanto detto in giugno. Inquietanti, però, le parole del Cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling, che ieri ha detto: «Il governo è aperto a offerte rivali su Hbos. Non c’è alcun vincolo legale. Chi vuol parlare si faccia avanti, lo ascolteremo».

I soldi degli emiri
Fondi arabi in costante manovra in Occidente. Dal Qatar arrivano i soldi per salire, con il 2,98%, nel capitale di Suez Environnement, la controllata dell’energia rinnovabile della utility. A fare l’investimento sono i fondi Qatari Diar, Barwa e QInvest, che hanno sottolineato che si tratta di «un’operazione amichevole». Ma dopo i convenevoli hanno presentato il conto: «Intendiamo rafforzare la partecipazione». Il che equivale a prenotare una poltrona nel prossimo board di Rue d’Astorg a Parigi. E ieri Suez Environment guadagnava oltre il 6% in Borsa. Energia, certo. ma pure finanza per gli emiri: Zurich Financial Services ha concluso un accordo per una joint venture nell’assicurance islamica con Abu Dhabi National Takaful. Quale sarà il prossimo passo per i fondi mediorientali? Metter nel mirino l’industria di un Vecchio Continente sempre più ammaccato.
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martedì, 04 novembre 2008

Commerz, 8,2 miliardi di Stato

Il secondo istituto tedesco è il primo, privato, ad accedere al piano di aiuti di Berlino da 500 miliardi. E Francoforte premia il titolo, che ieri arrivava a guadagnare il 12%

Iniezione di liquidità «statale» per Commerzbank, la prima banca a fare il grande passo in Germania. Il secondo istituto di credito tedesco otterrà così dal governo 8,2 miliardi di euro, sotto forma di partecipazione passiva. Un annuncio che fa volare il titolo a Francoforte: ieri Commerzbank guadagnava fino al 12%, per poi chiudere in crescita del 4,98 a 8,85 euro sul listino tedesco.
Commerzbank aderisce al programma del governo federale di guidato da Angela Merkel per la stabilizzazione dei mercati finanziari usufruendo dei soldi provenienti dal fondo creato ad hoc per complessivi 500 miliardi. «Facciamo uso degli strumenti del pacchetto perché questo è positivo per la banca, per i suoi dipendenti e clienti», ha commentato il numero uno di Commerz Martin Blessing. Grazie al paracadute pubblico il core capital della banca (il Tier 1) sale dall’attuale 7,4% a un più rassicurante 11,2.
La banca, che ha chiuso il trimestre con una perdita netta di 285 milioni contro l’utile di 339 dello stesso periodo dello scorso anno, ha annunciato che non pagherà dividendi nel 2009 e nel 2010. E i dirigenti vedranno le loro retribuzioni bloccate e niente bonus per i prossimi due anni. La crisi finanziaria ha pesato sulle sue operazioni di mercato per circa 1,1 miliardi.
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Nicola Brillo

Utente: tipsy
Nato a Venezia nel 1976, mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna. Sposato, abito tra la Riviera del Brenta e Milano. Ho praticato alcuni sport, tutti con il medesimo insuccesso. Sono appassionato di cinema e musica, in particolare se hanno scarso successo di pubblico. Amo leggere e viaggiare, solo se in buona compagnia. Ho collaborato a Bologna con Il Resto del Carlino (cronaca, spettacoli), Il Gazzettino di Venezia (cronaca, sport, spettacoli), Il Giornale (redazione economia), con alcuni quotidiani on-line e Finanza&Mercati. Scrivo di It (ma con moderazione, ne ho rispetto). Parlo l'inglese, leggo il francese e ascolto lo spagnolo.


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