L’indiano innamorato dell’Italia
Luthra, di Systech (parte di Mahindra Group), non nasconde l’interesse per l’imprenditoria del nostro Paese: «Se si presentano occasioni, siamo pronti a coglierle». Grande attenzione su Pmi della meccanica e nel design
Da qualche tempo Cina e India guardano con interesse (e mettendoci un sacco di soldi) al Vecchio Continente. In Italia la conglomerata a conduzione familiare Mahindra Group, ha già investito da tempo. A non nascondere l’interesse per le aziende tricolore è Hemant Luthra, ospite dell’Osservatorio Asia, ieri a Milano. Il presidente della Systech, società parte del gruppo Mahindra, è soprannominato in patria «billion dollar manager» per le sue previsioni. Ha infatti promesso di portare il fatturato della divisione componentistica auto del gruppo da zero a un miliardo di dollari in sei anni. E ci sta riuscendo.
Mahindra Group ha un fatturato complessivo che sfiora gli otto miliardi di dollari e le attività spaziano in molti differenti settori. Ma il core business restano le automobili e la loro componentistica. Ci sono poi meccanica, trattori, logistica e l’Information Technology, in cui il gruppo è all’ottavo posto in India.
Fondata a fine Anni 40, dopo che i titolari J.C. e K.C erano tornato dagli States affascinati dalle Jeep, in tutto questo tempo non ha mai mutato la filosofia di fondo: il rapporto interpersonale è essenziale. «Noi indiani ragioniamo con il cuore - confida Luthra - per questo andiamo d’accordo con gli italiani». A guidare il gruppo, oggi, c’è la terza generazione dei Mahindra, che con molta probabilità sarà l’ultima. In futuro ci sarà spazio per gli investitori internazionali e Mahindra punta a diventare la prima azienda indiana davvero globalizzata del Pianeta.
L’amore per l’Italia c’è da tempo, il nostro Paese continua ad affascinare per la cultura, il know-how nell’industria e il design. Per lo sbarco in Europa, nel 2002, la società indiana ha scelto di aprire la sede ad Ariccia (in provincia Roma) per importare direttamente i propri autoveicoli, in particolare Suv. Nel 2008 sono arrivate tre importanti acquisizioni: un’azienda di design, la Gr di Torino, la Engine Engineering (motori) di Bologna e la Metalcastello (ingranaggi), sempre nel bolognese. Ma non si fermerà qui di certo e il gruppo è attivo nella ricerca di nuove occasioni: «Un distretto industriale di grande interesse è quello emiliano». Mahindra Group ora sta valutando la situazione in Italia. «Il target è quello delle piccole e medie imprese, ma con un alto contenuto tecnologico e di design - ha affermato ieri Hemant Luthra, a margine dell’incontro milanese - La crisi in Europa sta facendo scendere i prezzi delle aziende e se si presentano occasioni, noi le coglieremo». Tempo fa si era parlato di Mahindra anche come una delle pretendenti della Bertone.
A seguire la situazione italiana c’è Alberto Strazzari, presidente di Engines Engeneering, società entrata nell’orbita Mahindra, che ha sottolineato la facilità di dialogare con i top manager della società per discutere le mosse direttamente nel quartier generale alle Mahindra Towers di Worli (vicino a Mumbai).
Alla base di ogni acquisizione, in Germania e Italia, c’è sempre un lungo fidanzamento, «occorre portare a termine una lunga integrazione pre-merger ed entrare così nell’harem di Mahindra». Come è avvenuto per la società di Strazzari: «Il nostro rapporto è iniziato come clienti di Mahindra, poi siamo diventati partner e infine è arrivato l’acquisizione: ora sotto un grande ombrello ci si ripara meglio dalla pioggia». «Noi siamo un popolo umile e abbiamo voglia di imparare - ribatte il manager di Mahindra - con le acquisizioni non vogliamo insegnare nulla, ma apprenderne il know how».
Tra Italia e India si stanno intensificando sempre più gli scambi commerciali. Gli ultimi dati disponibili mostrano una crescita dell’interscambio del 43%, quasi il doppio rispetto a quello commerciale dell’India con il resto del mondo (che si attesta su un incremento del 24%). Le esportazioni indiane verso l’Italia, principalmente in prodotti dell’industria siderurgica, veicoli e prodotti dell’industria tessile, hanno raggiunto i 3,583 miliardi (con una crescita del 42,23%). Gli ultimi che hanno concluso contratti importanti in India sono stati Fiat, Magneti Marelli e Diesel. Fino a pochi anni fa l’India era favorevole per chi ricercava manodopera low-cost e un grande mercato. Ora, grazie anche alla nuova legislazione, le società del Subcontinente sono sbarcate in Europa e Usa. «L’India è un mercato estremamente interessante e complementare alla Cina, noi abbiamo i migliori ingegneri e una migliore tutela del diritto d’autore, gli investitori si fidano di noi», prosegue il manager indiano.
Figlio di emigranti dal Pakistan, Luthra ha studiato ingegneria in Germania, e lì si è innamorato della cultura industriale tedesca. L’amore per l’Italia è arrivato dopo, conquistato dai designer. Nei due Paesi europei crede molto. È entrato in società nel 2001 come vicepresidente e ha dato il via alla riorganizzazione: «Ho accorpato alcuni settore della conglomerata, che nemmeno si parlavano, al fine di risparmiare risorse e puntato sul marketing». L’obiettivo: creare l’azienda più innovativa del settore in India. «E che porti innovazione all’industria».
Il futuro dell’industria europea è difficile da decifrare, ma di sicuro il Vecchio Continente dovrà sempre più avere a che fare con manager e investitori provenienti dal Subcontinente. Ci si può contare.