Bhp lascia l’assalto a Rio Tinto
Dopo mesi il gruppo anglo-australiano ritira ufficialmente l’offerta da 66 mld di $, causa la crisi delle materie prime. Londra approva
Il crollo del prezzo delle materie prime e l’aumento dei costi costringono Bhp Billiton a rinunciare all’assalto a Rio Tinto. Il gruppo minerario anglo-australiano ha annunciato ieri il ritiro della propria offerta di acquisto da 66 miliardi di dollari (pari a 50,8 miliardi) sulla concorrente. E le reazioni in Borsa a Londra non si sono fatte attendere: Bhp è cresciuta del 7,24% (a 1.051 pence), mentre Rio Tinto è sprofondata del 36,73% (a 1.550 pence), toccando anche il -43 per cento.
Un corteggiamento lungo e travagliato quello di Bhp: il valore è sceso infatti sensibilmente sulla scia del calo dei valori di Borsa; da un massimo di 194 miliardi di dollari offerti il 19 maggio scorso ai 66 miliardi (in base alla chiusura degli scambi a Londra di lunedì). Il gruppo anglo-australiano proponeva infatti 3,4 azioni per ogni azione di Rio Tinto. Il secondo produttore mondiale di minerale di ferro aveva invece più volte respinto l’offerta in carta, dicendo che sottovalutava l’azienda e le sue prospettive di crescita. Un braccio di ferro durato mesi. Ieri l’epilogo.
«L’acquisto di Rio avrebbe aumentato l’esposizione debitoria della società e sarebbe stato difficile vendere delle attività - ha spiegato ieri il ceo di Bhp, Marius Kloppers -. La crisi finanziaria globale, la peggiore dalla Grande Depressione, ha bloccato il mercato creditizio e tagliato la domanda di materie prime, facendo crollare i prezzi». La Commissione europea aveva espresso il timore che la fusione delle due società avrebbe potuto limitare la concorrenza nel settore del minerale di ferro. Mentre le autorità australiane e americane avevano già dato il loro assenso alla fusione.